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Venerdì a Cavezzo si parla di zone franche urbane con on. Ghizzoni – comunicato stampa 10.12.15


“Zone franche urbane e riforme: il Pd per il territorio e alla prova del Governo”, questo il titolo dell’incontro organizzato dal circolo Pd di Cavezzo per venerdì 11 dicembre. Ospite la deputata modenese del Partito democratico Manuela Ghizzoni. L’appuntamento è fissato per le ore 20.45 presso Villa Giardino, in via Cavour 24 a Cavezzo.

Si aprirà il prossimo 21 dicembre la procedura per l’accesso alle agevolazioni fiscali connesse alla Zona franca dell’Emilia, istituita a seguito delle calamità naturali che hanno colpito il territorio della Bassa negli ultimi anni. Agevolazioni che mettono a disposizione per abbattere le tasse delle microimprese, localizzate nella zona del cratere e nelle aree alluvionate, 39,2 milioni di euro: 19,6 per l’esercizio 2015 e 19,6 per l’esercizio 2016. Per approfondire le possibilità connesse a questo provvedimento e in più in generale con l’istituzione della stessa zona franca, il Partito democratico di Cavezzo ha organizzato per la sera di venerdì prossimo, 11 dicembre, un incontro pubblico con la deputata modenese Manuela Ghizzoni, da tempo impegnata sui temi legati alla ricostruzione. “Quella di venerdì – sottolinea la parlamentare modenese – sarà anche l’occasione per fare il punto sul lavoro che, insieme al collega Davide Baruffi, stiamo portando avanti in questi giorni alla Camera, dove siamo in attesa di conoscere gli esiti dei diversi emendamenti alla Legge di Stabilità presentati per rinnovare e promuovere azioni a favore delle zone colpite dal sisma del 2012.”

L’appuntamento di sabato, dal titolo “Zone franche urbane e riforme: il Pd per il territorio e alla prova del Governo”, è fissato per le ore 20.45 presso Villa Giardino, in via Cavour 24, a Cavezzo.

A colpi di zero virgola, di Guido Crainz – La Repubblica 05.12.15

UN Paese che ha ripreso a camminare, non certo a correre”: sintetizza cosi
il Censis il suo rapporto annuale, con un messaggio venato di chiaroscuri.
UN Paese in cui gli indicatori volgono al segno “più” ma con grande fatica
(una “Italia dello 0 virgola”): ancora portato a rinchiudersi in un
“recinto tranquillizzante ma inerte”; immerso “in un clima di mediatica
attesa e di annuncio della ripresa che però non si tramutano in un forte
investimento collettivo”. Un Paese che rimane esposto al rischio di un
“letargo esistenziale” ma che si è comunque rimesso in movimento, sia pur
in modo stentato e contradditorio: segnale non irrilevante se si pensa al
Paese sfiduciato e sfibrato disegnato ancora l’anno scorso dal Censis
(“dopo anni di trepida attesa la ripresa non è arrivata e non è data per
imminente”). È davvero lungo il tunnel che abbiamo percorso: già nel 2007
del resto, alla vigilia della grande bufera, il Censis aveva parlato di
“malattia dell’anima”, di una società ripiegata su se stessa e sempre più
attraversata da un’illegalità quotidiana e diffusa. Una società indebolita
e quasi incapace di reagire alla prolungata emergenza provocata poi dalla
crisi internazionale. Esposta da allora all’erosione continua di redditi,
consumi e — soprattutto — speranze: nel 2010 il rapporto delineava
un’Italia “senza più legge né desiderio” e “incapace di sognare”, e ne
diventavano simbolo i moltissimi giovani che non studiano, non hanno lavoro
e non lo cercano neppure (un macigno che tuttora permane, come il rapporto
di quest’anno ricorda).
Veniva così alla luce un “disastro antropologico” di più lunga durata,
annotava il Censis alla fine del 2011. L’anno in cui l’irresponsabilità
berlusconiana aveva fatto intravedere anche per l’Italia un “rischio
greco”: mesi difficilissimi, segnati anche da un deterioramento della
nostra immagine internazionale “vissuto un po’ con dolore e un po’ con
vergogna”. Il fondo più buio di una deriva che l’azione del governo Monti
arrestò quasi sull’orlo del baratro senza riuscire però a ridare slancio al
Paese (“non è scattata la magia dello sviluppo fatto da governo e popolo”
si annotava alla fine del 2012): di qui le difficoltà degli anni
successivi, segnati dal “problema della sopravvivenza” e dall’incapacità di
far interagire e rendere trainanti gli elementi di vitalità pur presenti in
settori dell’economia, della società, della cultura.
Di “sospensione delle aspettative” il Censis parlava ancora l’anno scorso,
e in questo quadro possono essere meglio apprezzati i primi segnali di
ritrovata fiducia di quest’anno, dalla crescita dell’acquisto di beni
durevoli al dinamismo del mercato immobiliare, in un panorama di più
generale ripresa dei consumi ma segnato al tempo stesso da nuovi squilibri
sociali (alimentati anche dal restringimento del welfare). Segnato da una
ripresa dell’occupazione che non coinvolge ancora i giovani, che pur
pensano al futuro con maggior ottimismo (un altro dato da capire meglio).
Rimane molto rilevante inoltre il denaro non investito ma immobilizzato in
un “risparmio cautelativo” volto a fronteggiare le emergenze (non senza
ragioni, dato che l’anno scorso vi hanno dovuto attingere più di tre
milioni di famiglie).
Permangono insomma i tratti di una “società a bassa consistenza e quindi
con scarsa autopropulsione”, poco dinamica. Vi è certo stato un
“volontarismo della politica”, si osserva — in positiva controtendenza
rispetto a rassegnazione e pessimismo — ma non è riuscito a ridare slancio
all’economia e alla società per l’assenza di un progetto generale, di
un’idea di futuro capace di radicarsi nel corpo vivo del Paese. Per una
enfatizzazione della decisione di vertice, a partire dall’azione di
governo, che non ha saputo costruire una vera “catena di comando”. Non ha
saputo penetrare nelle pieghe reali della società: non vi è stata dunque
quella “osmosi tra primato della politica e mondi vitali sociali” che ha
caratterizzato le fasi più espansive della nostra storia. E questa mancata
dialettica fra politica e società ha lasciato la cultura collettiva
“prigioniera della cronaca”, del giorno per giorno e dei messaggi più
negativi. Ha lasciato ancora isolati gli elementi e i fattori più dinamici,
troppo spesso lontani dalla luce dei riflettori. Troppo spesso
sottovalutati o considerati solo marginalmente: “il resto”, per dirla con
il Censis, rispetto agli ingannevoli pilastri delle narrazioni prevalenti.
Eppure è proprio a questo “resto” che occorre guardare, sottolinea il
rapporto: ai settori capaci di vincere le sfide internazionali, ai nostri
tradizionali punti di forza nella stessa manifattura e soprattutto alle
sinergie e alla “ibridazione” di differenti comparti e competenze, capaci
di dar vita ad un nuovo Italian style (dall’abbigliamento
all’agroalimentare e al turismo).
Si aggiungano altri elementi significativi, relativi ad esempio
all’immigrazione: su di essa ha certo agito il peso della crisi, si annota,
ma hanno operato anche significativi elementi di “integrazione molecolare”
capaci di evitare, forse, il “rischio banlieue”.
Non mancano altri segnali positivi, pur “minori”, connessi anche agli stili
di vita. Né mancano, sul versante opposto, le forti inquietudini connesse
alla crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche e
dell’Europa. Vi è in realtà una grande domanda sottesa all’intero rapporto:
qual è il Paese che esce dagli anni della crisi? Quali ne sono le
potenzialità e le modificazioni profonde, le propensioni generali e le
pulsioni particolaristiche? Non siamo rimasti uguali, il Censis ce lo
ricorda, e questa domanda non può essere elusa.

Unione europea, deputati Pd “Giù le mani dal lambrusco” – comunicato stampa – 03.12.15

“Una liberalizzazione sconsiderata”: un gruppo di deputati emiliani del Partito democratico – tra i quali i modenesi Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni, Edoardo Patriarca, Giuditta Pini e Matteo Richetti – dice no alla paventata intenzione della Ue di privare della tutela i vini identitari, cioè quelli che prendono nome dal vitigno e non da una zona o paese, fra cui il Lambrusco. Sulla questione è stata presentata mercoledì 2 dicembre una specifica risoluzione in Commissione Agricoltura, a prima firma Marco Carra, con l’obiettivo di impegnare direttamente ed esplicitamente il Governo nella difesa di quanto stabilito fino ad oggi dalle regole comunitarie.

“Condividiamo pienamente l’iniziativa dell’on. De Castro di sollevare pubblicamente il problema e apprezziamo il fatto che il nostro Ministero dell’Agricoltura si sia immediatamente opposto – dicono i deputati modenesi Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni, Edoardo Patriarca, Giuditta Pini e Matteo Richetti – Togliere il Lambrusco dalla lista dei vini protetti dalla Ue per il solo fatto che questo vino, così come altri, non possiede un riferimento geografico, è una assurdità che costerebbe molto cara alle terre di produzione a vocazione storica, fra cui anche la nostra. Ma sarebbe una scelta che danneggerebbe più in generale la bilancia commerciale dell’intero Paese, essendo il Lambrusco il vino più esportato in tutto il mondo”. In Emilia vengono prodotti più di un milione di ettolitri di Lambrusco; una produzione enologica a denominazione che vale oltre 500 milioni di euro. “Le proposte di revisione delle norme comunitarie che disciplinano l’etichettatura dei vini – si legge nella risoluzione firmata dai deputati modenesi del Pd – stanno causando grande preoccupazione nell’intero settore vitivinicolo nazionale. E’ stato infatti evidenziato come l’appiattimento di vitigni che rappresentano una autentica bandiera delle produzioni delle nostre zone a generici varietali che potranno un domani essere liberamente prodotti e commercializzati ovunque, significa distruggere l’immagine che le nostre realtà hanno costruito in secoli di duro lavoro e fatica; è stato poi rimarcato come ciò comporterebbe una banalizzazione di alcuni dei principi su cui si regge la forza del settore vitivinicolo nazionale, con possibili ripercussioni negative sulla redditività dell’attività agricola in ampie aree rurali del Paese e che riportare il corretto nome del vitigno nelle etichette legato effettivamente alla zona di produzione rappresenta una scelta irrinunciabile per la tutela del Made in Italy e un fattore qualificante per i consumatori di tutto il mondo”. Il testo presentato impegna il Governo “a mettere in campo ogni iniziativa necessaria in ambito comunitario affinché, nei processi in atto di revisione delle norme comunitarie che disciplinano l’etichettatura dei vini promossa dalla Comunità Europea, con particolare riferimento al Lambrusco, vengano confermati e rafforzati i principi sanciti dal paragrafo 4 dell’articolo 62 del Regolamento Ce numero 607/2009 e venga conseguentemente vietata ogni modifica della parte B dell’allegato XV, che possa consentire di inserire nell’etichettatura dei vini, compresi quelli senza indicazione geografica prodotti in uno qualsiasi degli Stati membri dell’Ue, quei nomi di varietà di vitigno che oggi sono riservati esclusivamente a specifiche denominazioni d’origine protette o indicazioni geografiche protette”.

Non abbiamo paura. Scegliamo di abbracciare il coraggio, scegliamo di abbracciare l’Italia – Matteo Renzi – lettera agli iscritti Pd

Care democratiche, cari democratici,
sono giorni intensi per l’Italia e per il mondo.

L’attacco dei terroristi al cuore di Parigi e dell’Europa ha provocato un clima di dolore e di paura. Si è trattato infatti di un attentato alla quotidianità, ai valori della nostra vita di tutti i giorni.

Dopo il cordoglio, adesso, è il momento di reagire.
L’Italia ha intensificato i propri sforzi diplomatici, specie in Libia; militari, a cominciare dall’Afghanistan; di sicurezza nelle città, dopo l’ottimo risultato dell’Expo.

Abbiamo anche introdotto un principio che spero sia seguito anche da altri Paesi: per ogni euro investito in sicurezza e polizia, dobbiamo investire un euro in educazione e cultura. Perché l’Europa può vincere questa battaglia solo e soltanto se vince anche la sfida dei valori e dell’identità. E se pensiamo che l’unica strategia sia quella di chiudersi blindati in casa, significa che i terroristi hanno vinto. Dunque investire sulla scuola, sul teatro, sulle periferie deve essere almeno un pezzo della nostra reazione.

Ma sono giorni intensi anche a livello nazionale.
L’economia finalmente si rimette in moto.

Giusto qualche dato ufficale: a ottobre del 2014 la disoccupazione era al 13%, oggi è scesa all’11,5%. Ci sono più di trecentomila italiani in più al lavoro da quando il Governo ha imboccato la strada del JobsAct. I mutui crescono (i contratti stabili, finalmente!), la fiducia di consumatori e investitori è ai massimi da vent’anni a questa parte, dopo tre anni finalmente il PIL quest’anno sarà positivo e meglio delle previsioni di inizio anno.

Le cose finalmente iniziano a marciare.
Vogliamo fare di più. Ecco perché quest’anno in legge di stabilità ci sono molti provvedimenti interessanti: dall’abolizione delle tasse sulla prima casa fino alla prima misura organica di contrasto alla povertà. Dall’investimento sui ricercatori fino ai superammortamenti per le aziende. Dalle misure a sostegno dell’agricoltura fino agli interventi per Bagnoli, per Terra dei Fuochi, per l’Ilva, per le zone strategiche del Sud. Erano anni che non si vedeva una legge di stabilità così piena di buone notizie. E la notizia migliore di tutte secondo me è che il debito dal 2016 finalmente inizia a scendere: lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Il PD si è caricato di una responsabilità enorme, all’inizio della legislatura. Sembrava tutto finito, il Paese nel caos e l’instabilità politica veniva considerata una delle cause più pericolose della recessione. Adesso che la musica è cambiata e dalla stagione delle chiacchiere siamo passati alle riforme, credo sia il momento di dare con forza un messaggio di speranza agli italiani.

Ecco perché sabato e domenica prossimi il PD organizzerà più di mille banchetti sparsi per l’Italia, con il desiderio di uscire fuori, in piazza, senza paura. Presenteremo le nostre proposte, ascolteremo i commenti e le critiche di chi non la pensa come noi, condivideremo idee e speranze.

Vi chiedo di mettervi in gioco.
So che non è facile e che magari piove o fa freddo, c’è il weekend, siete stanchi. Tutte ottime ragioni per non uscire di casa. Ma è il momento di dire tutti insieme: Italia, coraggio!

Noi, democratici, non abbiamo paura. Scegliamo di abbracciare il coraggio, scegliamo di abbracciare l’Italia.

Sabato e domenica torneremo nelle piazze, con tutto il nostro entusiasmo.
Sul sito www.partitodemocratico.it tutte le informazioni con i banchetti (volendo potete organizzarne uno anche voi, con i vostri amici e compagni). Sul sito www.unita.tv ci saranno due mattinate di una diretta dalle piazze di tutta Italia.

Ciao,
Matteo

PS: Ci sono molte polemiche per il fatto che abbiamo deciso di coinvolgere i diciottenni in un progetto educativo e culturale. Come risposta alla crisi di valori abbiamo pensato di offrire a chi diventa maggiorenne la possibilità per un anno di andare a teatro, alle mostre, nei musei, al cinema, agli spettacoli dal vivo utilizzando un bonus di 500 euro, lo stesso che abbiamo predisposto anche per i professori. A me sembra bello che chi diventa maggiorenne acquisti dei diritti, ma anche dei doveri. E il primo dovere è sapere chi siamo. La cultura, il teatro, la musica, il cinema, l’educazione sono elementi costitutivi dell’essere cittadini italiani. Aiutare i diciottenni a ricordare chi siamo mi sembra un dovere per un Governo, altro che mancia elettorale. Che ne pensate? Leggo volentieri le vostre considerazioni (su questo e su altro) all’indirizzo: matteo@partitodemocratico.it

Diritto allo studio, Ghizzoni “Bene la Regione, strada giusta”- comunicato stampa 02.12.15


“Le politiche di sostegno al diritto allo studio sono fondamentali in un Paese, come il nostro, che purtroppo si conferma “fanalino di coda” quanto a numero di laureati”: la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera, apprezza le politiche in materia appena annunciate dalla Regione Emilia-Romagna, in linea con quanto si sta votando a livello nazionale. Ecco la sua dichiarazione:

“Bene ha fatto la Regione Emilia-Romagna a non arretrare sugli stanziamenti destinati al diritto allo studio universitario. Bene, in particolare, lo stanziamento straordinario che è stato predisposto in aiuto a quegli studenti universitari che, pur avendo mantenuto il livello di qualità di studio richiesto e a condizioni economiche invariate, quest’anno avrebbero perso la borsa di studio per i nuovi parametri di calcolo dell’Isee, in particolare per quanto riguarda la capacità patrimoniale che si determina utilizzando non il valore catastale, ma quello ai fini dell’Imu. Questa stessa strada la si sta percorrendo anche a livello nazionale. La Commissione Cultura e Istruzione della Camera ha approvato un mio emendamento alla Legge di stabilità per incrementare di 50 milioni il Fondo statale destinato al diritto allo studio e si finalizzano 5 milioni di incremento, già ottenuti al Senato, destinati a sostenere gli studenti esclusi quest’anno dalle provvidenze per l’introduzione delle nuove modalità di individuazione dei beneficiari. Tale emendamento passa ora all’esame della Commissione Bilancio, sostenuto anche dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla volontà di investire in cultura, e in particolare sul diritto allo studio, come misura di contrasto al radicalismo e al terrorismo. Le politiche di sostegno al diritto allo studio sono peraltro necessarie in un Paese come il nostro che, purtroppo, si conferma “fanalino di coda” quanto a numero di laureati. I dati appena diffusi dall’Ocse ci piazzano dopo il Lussemburgo e il Messico, con il 34% di laureati contro una media del 50%, il che rappresenta un impoverimento culturale e professionale per l’intero Paese, non solo dei singoli ragazzi. Ma la questione più urgente – certificata dall’Ocse e al netto delle misure previste dalla Legge di stabilità ora in discussione – è il basso livello di spesa per l’istruzione universitaria, simile a quello del Brasile e dell’Indonesia, ben lontano da quanto fanno Stati Uniti, Corea, Canada e Finlandia. E’ per questo insieme di ragioni che il nostro Paese deve sostenere con maggiore forza il diritto allo studio, a partire dai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”: ne va del nostro stesso futuro”.

Zfu, Baruffi, Ghizzoni e Vaccari “Un altro risultato importante” – comunicato stampa 26.11.15

“Ancora una volta, come sempre successo in questi tre anni, l’impegno del Pd, che ha visto insieme Enti locali, Regione e Parlamento, è riuscito a conseguire risultati concreti e operativi per le comunità colpite dalle calamità naturali”: i parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari commentano con soddisfazione la pubblicazione della circolare che detta le indicazioni operative affinché le microimprese che ne hanno i requisiti possano accedere alle agevolazioni previste con l’istituzione delle zone franche urbane nell’area del cratere sismico e dell’alluvione.

Mentre i parlamentari modenesi sono impegnati con la Legge di stabilità 2016 per conquistare ulteriori risorse e margini di flessibilità per la ricostruzione, è arrivato il risultato operativo del lavoro fatto sulle zone franche urbane. Sul sito del Ministero dello Sviluppo economico è stata pubblicata la circolare 24 novembre 2015, n. 90178, che avvia l’attuazione dell’intervento per la concessione di agevolazioni fiscali a favore delle microimprese localizzate nella zona franca dell’Emilia. “Nonostante i soliti scettici, grazie al lavoro concertato con gli Enti locali e al sostegno delle associazioni di categoria – spiegano i parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari – anche la questione zone franche urbane è stata portata a compimento. Come confermato dal Mise, sono ora a disposizione per abbattere le tasse delle microimprese del cratere sismico e delle zone alluvionate 39,2 milioni di euro: 19,6 per l’esercizio 2015 e 19,6 per l’esercizio 2016”. Le domande di accesso alle agevolazioni potranno essere presentate, tramite la procedura telematica accessibile nella sezione “Zfu Emilia” nel sito web del Ministero, dalle 12 del 21 dicembre 2015 fino alle 12 del 31 marzo 2016. “La Lega e il M5stelle hanno, a più riprese, denigrato il lavoro del Pd definendolo inconcludente – ribadiscono i parlamentari modenesi del Pd – Ancora una volta, invece, come sempre successo in questi tre anni, l’impegno del Pd, che ha visto insieme Enti locali, Regione e Parlamento, è riuscito a conseguire risultati concreti e operativi per le comunità colpite dalle calamità naturali. Si continua, comunque, a lavorare. L’impegno è ora concentrato sulle novità che, grazie agli emendamenti Pd, sono state inserite nella prossima Legge di stabilità. Anche in questo caso portiamo a Roma le istanze espresse dai territori e lavoriamo per ottenere risposte concrete. Alcune, molto importanti, sono già venute nel primo passaggio al Senato. Altre, siamo fiduciosi, arriveranno a breve dalla Camera. Alla fine, dopo mille parole (di altri), come sempre, conteranno i fatti (prodotti da noi)”.