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25 novembre, Ghizzoni “Educare al rispetto, contro i pregiudizi” – comunicato stampa 25.11.15

I risultati del recente Rapporto Rosa Shocking 2 confermano come in Italia sia ancora troppo diffusa, anche tra i giovani, la convinzione che quanto accade in una coppia non deve interessare gli altri. “Oggi, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – ribadisce la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni – anche alla luce di questi dati, pensiamo davvero che la scuola non sia il primo terreno su cui lavorare? Riteniamo davvero che la norma, introdotta con la legge 107, per educare al rispetto della differenza e combattere pregiudizi e stereotipi sia una bieca manovra “gender”?”. Ecco la dichiarazione di Manuela Ghizzoni:

“Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In tutto il mondo si parlerà di questa sciagura, ed è giusto farlo ad alta voce, perché il silenzio è, per le vittime, il primo nemico da combattere. E’ importante quindi testimoniare il nostro impegno per contrastare il fenomeno portando la propria voce alle tante e belle iniziative promosse ovunque. Il nostro Paese non è un’isola felice, il fenomeno della violenza alle donne in quanto tali (è una violenza di “genere”, con buon pace di chi non tollera questa parola…) è diffuso e radicato. Una prova la trovate nel rapporto Rosa Shocking 2, presentato da We World qualche giorno fa, che affronta un’analisi dei risultati del sondaggio d’opinione sulla percezione che gli italiani hanno del fenomeno della violenza contro le donne e degli stereotipi, in chiave generazionale. Dal sondaggio risulta che per un giovane su cinque quello che accade in una coppia non deve interessare agli altri. Per uno su quattro, la violenza sulle donne é dovuta a “raptus momentanei, giustificati dal troppo amore” o da atteggiamenti provocatori della donna. Per uno su tre, gli episodi di violenza domestica “vanno affrontati dentro le mura di casa”. Pensiamo, quindi, di essere a buon punto? Pensiamo davvero che la scuola non sia il primo terreno su cui lavorare? Riteniamo davvero che la norma, introdotta dalla legge 107 sulla Buona Scuola, per educare al rispetto della differenza e combattere i pregiudizi e stereotipi sia una bieca manovra “gender”? La mia voce oggi è piena di domande, le risposte ce le potranno dare le giovani donne e i giovani uomini, se saremo in grado di condurli ad un futuro di rispetto, di pari opportunità e di accettazione dell’altro. #stopviolenzadonne #nonsoloungiorno”.

Pd Novi, lunedì sera si parlerà di scuola con Manuela Ghizzoni – comunicato stampa 20.11.15

Si parlerà di scuola, la sera di lunedì 23 novembre, a Novi, nel corso di
un incontro organizzato dal locale Circolo Pd. Interviene la deputata
Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione della Camera.

“Scuola – insieme per la nuova riforma”: è questo il titolo dell’incontro
organizzato dal Circolo Pd di Novi per la sera di lunedì 23 novembre.
Ospite dell’iniziativa è la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni,
componente della Commissione Istruzione della Camera. L’incontro sarà
l’occasione per intrecciare quanto disposto dalla legge 107 sulla
riorganizzazione della vita scolastica con l’importante lavoro di
rifunzionalizzazione degli edifici scolastici su cui, grazie ai fondi
regionali, è impegnata l’Amministrazione comunale di Novi, nell’ambito
della ricostruzione post-sisma. Introduce i lavori della serata Marzia
Scaltriti, segretario del Circolo Pd di Novi. L’appuntamento è, quindi, per
lunedì prossimo, a Novi, presso la saletta Cna di via Matteotti 6, a
partire dalle ore 20.45. Sono invitati a partecipare il personale della
scuola, i genitori, gli studenti e tutti gli interessati.

Il coraggio di dire la verità ai ragazzi, di Paolo Conti – Corriere della Sera 16.11.15

Nell’intervista del Corriere a Liliana Segre, testimone e narratrice dell’ orrore dei lager, un invito alla importanza del racconto contro l’indifferenza e per la formazione di individui responsabili

«Bisogna avere il coraggio di spiegare ai nostri ragazzi cosa è accaduto a Parigi. Dicendo la verità e senza ripararli dal dolore e dal pericolo. Perché le nuove generazioni qui in Italia sono state troppo protette e isolate dal concetto di sofferenza, che invece fa parte reale, concreta della vita di tutti noi… Una responsabilità che hanno sia i genitori che i professori».
Liliana Segre ha un raro dono: quello di affrontare il racconto di quel «dolore indicibile» che fu la Shoah, con la semplice pacatezza che le riconoscono i tanti ragazzi delle scuole in cui lei ha narrato la sua tragedia di internata quattordicenne nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau con la matricola 75190 stampata sull’avambraccio, dopo essere partita il 30 gennaio 1944 dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Liliana Segre è tra i 25 sopravvissuti dei 776 bambini di età inferiore ai 14 anni deportati ad Auschwitz. Dagli anni Novanta, dopo un lungo tempo di silenzio e solo dopo essere diventata nonna, ha proposto la sua testimonianza in centinaia di scuole, e continua a farlo. E oggi riflette su quale sia il modo più adatto per raccontare ai ragazzi un lutto collettivo contemporaneo, quello di Parigi.
Liliana Segre, lei da anni accetta inviti nelle scuole e quindi conosce bene la mentalità dei ragazzi, le loro domande, i loro dubbi. Oggi riaprono le scuole. Come raccontare il massacro di Parigi?
«Io non mi sono mai trovata ad affrontare questioni contemporanee. Ho sempre raccontato la mia storia, riscontrando spesso quanto i ragazzi siano disabituati a comprendere cosa sia accaduto con la Shoah nel Novecento, e che oggi si ripropone sotto altre forme».
Quale messaggio tenta di comunicare agli studenti?
«Che di fronte a simili tragedie occorre trovare la forza di andare avanti partendo prima di tutto da se stessi. E che non bisogna mai girare la faccia dall’altra parte, come capitò a noi ebrei mentre venivamo deportati. Subito dopo raccomando di non odiare mai. Perché l’odio genera altro odio. Ultima cosa. Mai generalizzare».
Quindi, in queste ore….
«Mai generalizzare sull’Islam. Assurdo pensare che chi è fedele di quella religione è automaticamente un terrorista. Noi ebrei abbiamo vissuto sulla nostra pelle quali possano essere gli effetti di una generalizzazione. È stata la chiave dell’antisemitismo. Perciò oggi bisogna trovare le parole giuste per spiegare, per distinguere».
I professori si trovano oggi di fronte a un dilemma: come “insegnare” ai ragazzi i fatti di Parigi?
«Dire la verità. Spiegare i fatti. Raccontarli senza troppe edulcorazioni. Le nuove generazioni sono completamente disabituate al dolore, al concetto stesso di tragedia. Sono tenute troppo al riparo, dai professori e dai genitori».
Forse come reazione dei padri e dei nonni a ciò che è accaduto nel Novecento in Europa.
«È probabile che sia così. Ma c’è un eccesso di protezione che non aiuta i giovani a capire la realtà, quindi ad affrontarla un domani. Molte scuole organizzano viaggi a Dachau per spiegare cosa sia stato un campo di concentramento. La mattina le scolaresche vanno lì, ascoltano le guide, magari stanno attenti. E poi la sera… tutti in birreria».
Come in una qualsiasi gita scolastica…
«Ecco, quando io sento dire che si organizza una “gita scolastica” a Dachau mi indigno. Ma quale gita? Semmai è una lezione di Storia. O un pellegrinaggio. E poi, trovo insopportabile questa abitudine di “consolare” i giovani la sera dopo aver toccato con mano la follia dello sterminio nazista. Molto meglio non partire, non andare. La vita non funziona così. Dopo i dolori non arrivano le caramelle di consolazione, come si fa con i ragazzi di oggi».
Lei ha fiducia nella capacità dei professori italiani di spiegare cosa sia accaduto a Parigi venerdì notte?
«Esistono due categorie di professori. Quelli che avvertono una autentica missione per un lavoro importante. E gli altri, impiegati statali che più banalmente insegnano. Ai primi tocca il compito di riflettere e di aiutare i ragazzi a farlo. Ricorrendo alla verità, senza spaventarli inutilmente e spingendoli ad andare avanti, a riprendersi in mano la vita. Partendo, come ho già detto prima, da se stessi. Perché è lì il motore essenziale: la forza va trovata dentro di noi, sempre e comunque. E nelle scuole si dovrà dire che la strada non è certo chiudersi in casa e lasciare fuori il mondo».
Compito difficile, bisogna ammetterlo.
«Certamente. Basta leggere proprio sul Corriere tante illustri opinioni per scoprire che non è necessario essere giovani per non sapere cosa fare di fronte al mistero di tutto questo odio».
Perché tutto questo odio, dice lei, in fondo è un mistero
«Sì, in fondo è un mistero. Che spero abbia alla fine una soluzione» .

Carpi, Insieme oltre la violenza sulle donne

A Carpi, Palazzo Foresti via San Francesco 20, sabato 28 novembre dalle 9.00. L’iniziativa è promossa da “Profilo Donna” con il patrocinio del Comune di Carpi

Ecco il programma e i relatori:

ore 9.00 – Accreditamento

ore 9.30 – Saluti Autorità
On. Edo Patriarca – Vice Presidente della Commissione di Inchiesta sul sistema di immigrazione e identificazione
On. Manuela Ghizzoni – Commissione Scienza, Cultura e Istruzione
Stefania Gasparini – Assessore Pari Opportunità del Comune di Carpi
Paola Guerzoni – Assessore Pari Opportunità Unione Terre d’ Argine
Daniela De Pietri – Assessore ai Servizi Sociali

Relatori:
On. Vanna Iori – Commissione Giustizia
Roberta Mori – Presidente della Commissione Parità e Diritti delle Persone
Paola Losavio – Magistrato
Emanuela Ori – Vice Questore aggiunto di Carpi
Cosimo Zaccaria – Avvocato penalista
Giovanna Zanolini – Presidente Associazione Donne e Giustizia
Vanna Borsari – Presidente Associazione Vivere Donna Onlus (Carpi)
Monica Dotti – Sociologa Responsabile Centro Uomini Maltrattanti

Interventi del pubblico

Modera Cristina Bicciocchi – Direttore Responsabile di Profilo Donna Magazine

Al termine buffet

S. Agostino, Ghizzoni “Da ‘crisi’ nuova opportunità per la città”


“Trasformiamo questa “crisi modenese” in una opportunità per la città”: la parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura della Camera, esorta a trasformare la sentenza del Tar in una nuova opportunità per la città e a proseguire sulla strada della realizzazione del progetto del Sant’Agostino, tenendo conto anche della novità, annunciata dal ministro Franceschini proprio a Modena, del costituendo Polo culturale estense con Ferrara. Ecco la sua dichiarazione:

“C’è una sentenza del Tar che non si discute e ci sono dei provvedimenti da prendere. Bene ha fatto, quindi, il Comune di Modena che, insieme ai nuovi vertici della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, ha deciso di andare avanti, portando gli atti in Consiglio comunale per la realizzazione del progetto del Sant’Agostino. Per una volta, a Modena, proviamo a uscire dal consueto manicheismo “conservatori” e “innovatori”: trasformiamo questa “crisi modenese” in una opportunità per la città. Non andiamo fuori tempo e fuori rotta, rimettendo in discussione tutto affinché nulla si faccia. A Modena abbiamo già assistito troppe volte a esiti di questo tipo. Gli ostacoli che portano all’immobilismo si possono rimuovere: questo deve essere il nostro obiettivo. In questo quadro, positiva è anche l’apertura, annunciata dal sindaco, sulle funzioni da collocare nel nuovo polo culturale cittadino. Un elemento nuovo, infatti, ha preso corpo nel frattempo. Il ministro Franceschini annunciò proprio a Modena, il giorno dell’inaugurazione della ristrutturata Galleria Estense, il disegno di un Polo culturale estense con Ferrara. La Galleria era già stata inserita tra i musei di interesse nazionale dotati di autonomia. In quest’ottica, io penso, si imponga una riflessione. Non stiamo parlando solo di rilancio turistico, ma di valorizzazione di un territorio e di un patrimonio e della sua futura fruizione. Queste “dorsali culturali” rappresentano una innovazione. Tutti questi elementi devono ora entrare a far parte del progetto per il Sant’Agostino per renderlo più strategico, più coordinato e, quindi, più efficace. Quello che non ci possiamo permettere, invece, è continuare a collezionare altri “eterni incompiuti” della cultura modenese”.