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Diritto allo studio, Ghizzoni “Chiarire regole e aumentare fondo” – comunicato stampa 03.11.15

La deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura, ha presentato una risoluzione a sostegno del diritto allo studio. “Chiediamo al Governo – dice Manuela Ghizzoni – di aumentare in maniera stabile il fondo per le borse di studio per gli studenti universitari e di escludere le provvidenze del diritto allo studio universitario dal calcolo dell’ISEE del nucleo familiare dello studente”. Ecco la sua dichiarazione:

“Chiediamo al Governo di aumentare in maniera stabile e progressiva nel triennio 2016-2018 il fondo per le borse di studio per gli studenti universitari capaci, meritevoli e privi di mezzi, per una cifra a regime di 100 milioni di euro. Chiediamo anche di avviare la raccolta dei dati 2015/16 relativi al numero di domande e di beneficiari in modo da determinare rapidamente le eventuali conseguenze sul diritto allo studio universitario della nuova normativa per il calcolo dell’ISEE. È anche necessario chiarire in via definitiva l’esclusione delle provvidenze del diritto allo studio universitario dal calcolo dell’ISEE del nucleo familiare dello studente”. Lo ha detto Manuela Ghizzoni, deputata modenese del Pd, componente della Commissione Cultura, che, insieme alla collega Maria Coscia, capogruppo Pd nella medesima Commissione, ha presentato una risoluzione su questo tema che verrà discussa oggi. “L’aumento del fondo – prosegue Ghizzoni – è un modo per iniziare a recuperare il grave divario con gli altri Paesi europei. Nel caso in cui si accertasse che vi è stato effettivamente un calo dei beneficiari, in particolare per gli studenti già borsisti, chiediamo al Governo di attuare insieme con le Regioni interventi in grado almeno di mantenere stabile il numero di nuovi accessi al diritto allo studio e di garantire la continuità delle prestazioni per quegli studenti che hanno rispettato le condizioni di merito e non hanno visto modificata la situazione reddituale e patrimoniale della famiglia. Bisogna quindi mettere in campo una ‘norma ponte’: si recuperino nella Legge di stabilità le risorse necessarie per un intervento straordinario che valga ad assicurare tale continuità almeno per l’anno accademico 2015/16”.

Novi (MO), Scuola, insieme per la nuova riforma

A Novi il 23 novembre alle 20.45 nella sala CNA di via Matteotti 6 il circolo Pd locale promuove l’incontro che metterà in relazione le nuove disposizioni della legge 107 sulla riorganizzazione del sistema scolastico con l’opera di rifunzionalizzazione degli edifici scolastici su cui, grazie ai fondi regionali, è impegnata l’Amministrazione comunale di Novi nell’ambito
della ricostruzione post-sisma.
novi - La Buona scuola

L’Emilia mette al bando i gadget fascisti «Chi li vende commette un reato», Corriere della Sera ed. Bologna 29.10.15

Su questo tema i deputati Pd hanno avanzato due proposte di legge che anch’io ho sottoscritto. Una riguarda l’ estensione penale del reato di propaganda nazifascista a chi produce e vende immagini e oggetti, ma anche a chi assume condotte e gesti simboleggianti quella ideologia, infine a chi diffonde messaggi e simboli sul web. L’altra integra la legge n.20 (legge Scelba) introducendo le stesse attività nel reato di apologia del fascismo. Gadget di Mussolini, saluti romani allo stadio, svastiche sul web non possono passare come “folklore”, rischiando di far deviare il loro tremendo significato verso una una “normalità” preoccupante. Mi auguro che il percorso di questi provvedimenti sia rapido e condiviso: opposizioni e manipolazioni sarebbero altrettanto preoccupanti.

L’Emilia mette al bando i gadget fascisti
«Chi li vende commette un reato»

In Regione presentate una proposta di legge e una risoluzione per bloccare i prodotti che evocano il regime

BOLOGNA – Un’iniziativa «importante e rimarchevole, perché cerca di contrastare un fenomeno odioso che non va derubricato a fatto folkloristico». Così, in una nota, il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, interviene sulla proposta di legge del parlamentare riminese, Tiziano Arlotti che vuole bloccare la diffusione di oggetti, gadget e souvenir fascisti nel giorno in cui viene presentata in Regione Emilia-Romagna una risoluzione del Pd che chiede di estendere il reato di apologia del fascismo alla vendita di prodotti che evocano il regime.
A Predappio si commemora la morte di Mussolini

IL CASO – «La segnalazione dello scorso luglio da parte di due turisti di origine ebraica circa la presenza in esercizi riminesi di bottiglie con le immagini di Mussolini e Hitler – scrive Gnassi – è stata solo l’ultima di tante alle quali non si può più rispondere con un’ alzata di spalle. Allora avevamo sottoposto ai parlamentari la possibilità di intervenire modificando vecchie leggi riguardanti il reato di «apologia del fascismo», raccolta prima di tutto e di tutti dall’onorevole Arlotti». Ora, prosegue il sindaco della città romagnola, inizia «l’iter legislativo, sapendo bene che non sarà facile condurre in porto la navicella, visto che di manovre diversive, minimizzatrici e persino offensive ce ne saranno non poche. Importa fino a un certo punto: il segnale adesso è dato» e, sottolinea in un latro passaggio della nota, «mettere fine a questo scandalo quotidianoattraverso un adeguamento della legge renderebbe il compito molto più facile alle istituzioni, ai Comuni, per contrastare una vergognosa piega prima culturale che commerciale».

IN REGIONE – Sullo stesso tema è stata presentata in Regione una risoluzione del Pd, sottoscritta anche dai gruppi di Sel e de L’Altra Emilia-Romagna in cui si chiede di «agire in tutte le sedi più opportune perché il reato di apologia di fascismo, previsto all’articolo 4 della cosiddetta Legge Scelba sia integrato anche con riferimento alla vendita e diffusione di beni, gadget o oggetti vari con immagini del regime fascista e nazista, in tutte le differenti modalità in cui essa può avvenire». Nella risoluzione, che vede come prima firmataria la consigliera regionale riminese del Pd, Nadia Rossi, la Giunta viene invitata ad attivarsi perché il reato di apologia del fascismo venga integrato e inserito nel codice penale, prevedendo la repressione di reati specifici legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo. Secondo Rossi «la vendita di gadget, beni di consumo e altro ancora che ritraggono immagini e simbologia dei regimi fascisti e nazisti non può essere derubricato a mero fenomeno di costume. Peggio ancora sarebbe arrendersi all’abitudine e vedere certe immagini in vetrina o tra i banchi dei mercatini, senza provare fastidio se non indignazione».

Campo Fossoli, Ghizzoni “Il Governo ha stanziato 100mila euro” – comunicato stampa 28.10.15

Il Governo ha stanziato 100mila euro per il progetto di valorizzazione e fruizione dell’ex Campo di Fossoli: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, che in luglio aveva visitato il monumento, ha firmato oggi il relativo decreto. “E’ davvero una grande notizia – commenta con soddisfazione la deputata carpigiana del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura della Camera – E’ la prima vera assunzione di responsabilità nei confronti di un patrimonio storico e monumentale che appartiene a tutta la comunità, il riconoscimento dell’importanza simbolica del Campo di Fossoli nella storia nazionale ed europea”.

Dopo aver visitato personalmente il Campo, aveva assicurato il suo interessamento e oggi pomeriggio Luca Lotti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla promozione di iniziative a sostegno delle celebrazioni per il 70esimo anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione, ha firmato il relativo decreto: con questo provvedimento il Governo stanzia 100mila euro per il progetto di valorizzazione e di fruizione dell’ex Campo di Fossoli. “E’ davvero una grande notizia – commenta con soddisfazione la deputata carpigiana del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura della Camera, che segue da tempo i temi della salvaguardia dei luoghi della memoria – Nel luglio scorso, quando abbiamo accompagnato Lotti nella visita al Campo, abbiamo colto il suo reale interesse nel preservare un luogo della memoria così importante per la storia nazionale. Oggi quell’interesse si è concretizzato nello stanziamento di risorse importanti, ben 100mila euro. Desidero ringraziare personalmente, credo interpretando anche il sentimento della comunità carpigiana, il sottosegretario Lotti e il Governo. E’ la prima vera assunzione di responsabilità nei confronti di un patrimonio storico e monumentale che appartiene a tutta la comunità, il riconoscimento dell’importanza simbolica del Campo di Fossoli nella storia nazionale ed europea”. Le risorse andranno a finanziare un progetto teso a migliorare la fruizione del Campo anche da parte del visitatore non accompagnato, che attraverso una nuova cartellonistica e un percorso appositamente disegnato, potrà conoscere la stratificazione storica vissuta dalla struttura, la sua complessità e il suo ruolo nella salvaguardia della memoria della storia recente di questo Paese. “Solo pochi giorni fa – conclude Manuela Ghizzoni – il World Monuments Fund aveva inserito il Campo di Fossoli tra i cinquanta luoghi al mondo a rischio degrado e possibile chiusura. Con questo stanziamento, il Governo ha saputo dare una risposta urgente alle richieste avanzate da tempo dall’Amministrazione cittadina e dai vertici della Fondazione Fossoli. Un passo importante affinché all’onta degli orrori nazisti non si aggiunga quella di averne dimenticato la memoria”.

Università. Pd, a Udine c’è stato un confronto importante e molto partecipato – comunicato stampa 28.10.15


“La due giorni organizzata dal Pd sui temi dell’università della ricerca dal titolo ‘Più valore al capitale umano’ a Udine è oggetto di polemiche locali, sollevate dal centrodestra e dal M5S che si riverberano anche nelle aule parlamentari. Vogliamo sottolineare l’assoluta assenza di proposte su questo tema da parte delle forze politiche che ora si scandalizzano, probabilmente per coprire il fatto che loro nulla mai organizzano. Noi cambiamo l’Italia, loro non pervenuti”. Lo dicono i deputati del Pd Manuela Ghizzoni, Gianna Malisani, Paolo Coppola e Tamara Blazina.

“Noi che eravamo presenti – proseguono i deputati dem – possiamo testimoniare che si è trattato di un momento di confronto proficuo molto partecipato e di un approfondimento su temi fondamentali per il futuro del nostro Paese. A Udine c’era una numerosa, altamente qualificata e rappresentativa, presenza del vasto mondo della formazione superiore. Per una volta, proviamo a uscire dalla polemica partitica e guardiamo al merito dei problemi posti. Quell’incontro, aperto alla partecipazione di tutti gli interessati, si è chiuso proponendo l’adozione della Carta di Udine: non un documento del solo Pd, ma un testo aperto alla discussione e alla sottoscrizione di tutti coloro che vogliono impegnarsi per risolvere i problemi che gravano sulla università italiana e sulla ricerca A Udine si è aperta una opportunità di confronto. E non a caso è stata scelta una città decentrata rispetto a Roma, ma nel cuore dell’Europa: perché questo deve essere ora il nostro orizzonte. Non possiamo, quindi, che ringraziare coloro che, a vario titolo, ci hanno ospitati, garantendo questa opportunità: il presidente della Regione Serracchiani, il sindaco Honsell e il rettore dell’Università De Toni. L’università non è una torre d’avorio, ma un soggetto profondamente inserito nel tessuto sociale e territoriale che ha, tra gli altri compiti, anche quello di stimolare il dibattito sui temi che la riguardano. Ora spetta a noi essere conseguenti con l’impegno e il valore della discussione che si è svolta”.

Cultura, si torna a investire, di Pier Luigi Sacco – Il Sole 24 Ore 25.10.15

Nel nostro Paese c’è chi attribuisce alla cultura una funzione quasi miracolistica, in genere abbinata ad una visione “petrolifera” secondo la quale il patrimonio culturale, un po’ come i combustibili fossili, genererebbe ricchezza per il semplice fatto di esistere, a patto che si individui la “formula magica” che renda ciò possibile (leggi: un modello di valorizzazione capace di generare ingenti profitti dallo sfruttamento turistico-commerciale del patrimonio). C’è chi al contrario nega alla cultura qualunque reale potenziale di sviluppo, considerandola un puro centro di costo per la finanza pubblica e incapace di generare autonomamente valore economico. In realtà tutte e due le visioni sono palesemente infondate. La cultura produce sviluppo, ma attraverso modalità e canali in gran parte diversi da quelli suggeriti dalla visione ”petrolifera”. Alcuni settori della produzione culturale non hanno un modello di produzione e organizzazione di tipo industriale, ma non per limiti di capacità di chi vi opera bensì per la loro intrinseca natura (il patrimonio culturale ed i musei appunto, assieme a gran parte delle arti visive e dello spettacolo dal vivo), hanno effettivamente bisogno di un sostegno esterno, pubblico o privato che sia, e possono di fatto essere paragonati alla ricerca di base in ambito scientifico in quanto sono i settori che, per le loro caratteristiche, sono tra i principali generatori di innovazione culturale in termini di linguaggi, estetiche, dispositivi di senso, e così via.
Vi sono poi le industrie culturali (in primo luogo cinema, musica, radio-televisione, editoria e videogiochi) e quelle creative (design e moda, progettazione architettonica, comunicazione e pubblicità) che sono invece non soltanto organizzate industrialmente, ma capaci di produrre ingenti economie. Vi sono poi le nuove piattaforme digitali di produzione e distribuzione di contenuti, che sfuggono anche ai modelli tradizionali di industria culturale e che non soltanto possono produrre un notevolissimo valore aggiunto, ma sono anche parte integrante del core business di tutti i principali giganti del nuovo ecosistema digitale, e in particolare di tutte e quattro le Big Four: Google, Amazon, Facebook, Apple. Il più grande errore che si possa fare è considerare questa complessa rete di settori, che presenta fortissime interdipendenze, come una serie di realtà separate invece che come parte, appunto, di un grande e complesso ecosistema, nel quale può accadere ad esempio che un gigante industriale fortemente orientato al profitto come Google lanci un Art Project che si rivolge a settori non industriali come appunto quello dei musei e degli archivi come iniziativa di valore strategico non tanto in quanto profittevole in sé, ma in quanto capace di generare economie attraverso la complementarità con altre aree dal grande potenziale di mercato.
Quando nel 2012 la Domenica del Sole 24 Ore lanciò il suo Manifesto per uno sviluppo a base culturale, i suoi cinque punti proponevano un modo concreto di pensare la cultura come un sistema, guardando al quadro complessivo più che ai singoli dettagli. A partire dalla risposta entusiastica di attenzione e partecipazione ricevuta dal Manifesto, si è avviato un percorso di dialogo che, non senza tortuosità, inizia tuttavia a generare frutti concreti, che trovano una sintesi significativa nel quadro delle misure previste nella nuova Legge di Stabilità, e che dirigono le risorse verso obiettivi coerenti e significativi. Il punto cinque del Manifesto sottolineava la necessità di un maggiore incoraggiamento all’investimento privato sulla base di sgravi fiscali, e nella Legge di Stabilità troviamo la stabilizzazione dell’Art Bonus al 65% per le erogazioni liberali a favore della cultura e il potenziamento del tax credit per la produzione cinematografica ed audiovisiva, che passa dai 115 milioni del 2015 ai 140 del 2016, e che si sta rivelando una misura efficace per attrarre più produzioni cinematografiche internazionali nel nostro Paese. Il punto tre del Manifesto auspicava un maggiore coordinamento tra le politiche culturali e quelle turistiche, oggi riunite in uno stesso Ministero, e che vedono un incremento, ancora piccolo ma comunque significativo, di 10 milioni di euro annui per la promozione turistica italiana da parte del nuovo Enit. Il punto due del Manifesto invitava e ragionare in termini di strategie di lungo termine, e anche qui si ha un segnale positivo, con il concorso per 500 nuovi funzionari scelti nell’intero ventaglio delle discipline dei beni culturali, dalla storia dell’arte all’archivistica, dal restauro alla promozione; e con l’incremento di 30 milioni di euro annui a favore di archivi, biblioteche e istituti culturali del Mibact; di 15 milioni annui per istituti, associazioni e fondazioni culturali; 20 milioni annui per i musei; 100 milioni annui per la tutela del patrimonio storico-artistico; e 135 milioni complessivi per il Fondo Grandi Progetti Culturali tra il 2017 e il 2018, per interventi strategici sul patrimonio quali quelli per il Colosseo e per l’ampliamento degli Uffizi. Ci sono anche 28 milioni in quattro anni per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 (un contributo statale importante se confrontato con gli standard delle Capitali di altri paesi europei) e la razionalizzazione delle società in house del Mibact con la nuova Ales che incorpora tra l’altro Arcus.
A questo quadro si accompagna l’investimento di oltre un miliardo di euro del piano per l’edilizia scolastica del Miur, che tocca un altro punto chiave per lo sviluppo di lungo termine del nostro Paese quale l’ammodernamento infrastrutturale del sistema educativo; assieme ai 100 milioni annui per l’alternanza scuola-lavoro; ai 45 milioni dei laboratori territoriali per l’occupabilità co-progettati con il sistema economico, della formazione e della ricerca locale; ai 340 milioni annui per la formazione e l’aggiornamento dei docenti; ai 93 milioni annui per l’arricchimento dell’offerta formativa, tra cui 5,5 milioni per la scuola inclusiva (in particolare due milioni per alunni con disabilità e 2,5 per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare). Sono misure importanti, che vanno però considerate come un primo segnale a cui dovranno seguire politiche più articolate, soprattutto per quanto riguarda il sostegno alla produzione culturale e creativa: l’Italia non è oggi tra i primi 10 paesi al mondo per la produzione di contenuti culturali, e come mostra la Tabella il peso economico delle industrie creative nel nostro Paese è inferiore a quello dei due Paesi leader in Europa, il Regno Unito e la Francia, e pari a quello della Germania che però soltanto da poco sta sviluppando una politica focalizzata di sostegno a questi settori. Nel caso italiano ciò che manca è appunto una strategia di sistema, e in particolare un’agenzia nazionale capace di elaborare e promuovere una strategia di lungo termine e di coordinare e razionalizzare gli interventi, soprattutto per quel che riguarda la complementarità tra i settori culturali tradizionali e quelli industriali e creativi, da cui potrebbero derivare risorse importanti per la sostenibilità dei primi. Ma la direzione è quella giusta, e c’è da sperare che nei prossimi anni la cultura possa finalmente diventare una delle leve di vantaggio competitivo per lo sviluppo italiano.

Diritto allo studio, Ghizzoni “L’Italia recuperi gap con altri Paesi” – comunicato stampa 24.10.15

Il diritto allo studio e i diritti degli studenti sono stati al centro del dibattito di uno dei tavoli organizzati nell’ambito della due giorni su Università e Ricerca voluta dal Pd nazionale, a Udine. A coordinare questo tavolo è stata chiamata la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, promotrice di proposte di legge, risoluzioni e interrogazioni su queste tematiche. “L’Italia – ha detto l’on. Ghizzoni – deve recuperare questo gap che la pone fanalino di coda, in Europa e tra i Paesi Ocse, per numero di studenti universitari e laureati e per investimenti nei diritto allo studio”.

Come raddoppiare il numero dei laureati e come garantire diritti sociali eguali su tutto il territorio nazionale per la popolazione studentesca universitaria: nel corso della due giorni che il Pd nazionale ha organizzato, a Udine, sui temi dell’Università e della Ricerca, si è parlato anche di diritto allo studio e diritti degli studenti. A coordinare il tavolo sul diritto allo studio è stata la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera, autrice di proposte di legge, risoluzioni e interrogazioni su questi temi. “La discussione è partita dal fatto che i dati relativi a questo ambito sono sconfortanti – conferma Manuela Ghizzoni – Negli ultimi cinque anni le immatricolazioni in Italia sono calate del 14%. Siamo fanalini di coda, in Europa e in ambito Ocse, sia per numero di studenti che per numero di laureati. Inoltre ad un livello alto di tasse universitarie corrisponde una bassa erogazione di borse di studio”. L’obiettivo, quindi, deve essere innanzitutto quello di raddoppiare il numero dei laureati: “Per recuperare il gap con l’Europa – spiega l’on. Ghizzoni – occorre aumentare in tempi rapidi il numero dei laureati, in modo da innalzare il livello medio di competenze e formazione della popolazione, per rafforzare i diritti di cittadinanza e stimolare l’innovazione del sistema produttivo e delle professioni. Occorre lavorare affinché l’accesso alla formazione terziaria sia consapevole, accompagnato e privo di ostacoli accademici e sociali”. Tra le azioni proposte: rafforzare i programmi di orientamento alle scelte che gli studenti medi devono affrontare dopo il conseguimento del diploma; valorizzare i tirocini e la formazione professionalizzante universitaria e post-universitaria; rafforzare ed estendere gli interventi di diritto allo studio; garantire maggiore equità nella contribuzione studentesca; individuare modalità per contemperare il numero programmato ai corsi di studio con la necessità di aumentare il numero di studenti e laureati; introdurre incentivi per la buona didattica e una quota di finanziamento premiale agli atenei che investono in servizi per contrastare la dispersione e l’abbandono universitario. “Accanto a queste azioni, che se messe in pratica potrebbero contribuire fattivamente ad aumentare la popolazione studentesca, – conclude Manuela Ghizzoni – occorre garantire diritti sociali eguali per tutti gli studenti sul territorio nazionale e definire norme, incentivi e sanzioni per un vero e proprio welfare degli studenti universitari. Solo così gli studenti potranno smettere di percepire il mondo universitario come privo regole certe e diritti di cittadinanza”.