Tutti gli articoli relativi a: cultura

"L´ita(g)liano a scuola sempre più sconosciuto", di Marco Lodoli

I dati sono chiari, spietati nella loro oggettività, incontestabili, e ci rivelano una verità che purtroppo conoscevo già da tempo: gli studenti italiani non sanno più scrivere. In tanti anni di insegnamento, dopo aver letto e corretto migliaia di temi, posso affermare con triste sicurezza che sono pochissimi i ragazzi capaci di sviluppare un ragionamento scritto. Capaci di argomentare, esemplificare, cucire le parole e le frasi tra di loro secondo logica e fantasia. Gli errori sono tanti, le concatenazioni sono slabbrate, il periodare è sgretolato, il lessico poverissimo. Sembra quasi che traducano pensieri ed emozioni in una lingua straniera, come quando cerchiamo di farci capire in inglese o in francese, già contenti se qualcuno più o meno ha compreso di cosa stiamo parlando, cosa ci serve, dove siamo diretti. Resta da capire da dove nasce questo smarrimento linguistico, come mai un diciottenne italiano fatica tanto ad esprimersi nella sua lingua. Certo, si legge poco, i libri sono considerati una noia mortale e anche i giornali sono visti come forme di un´altra epoca, reperti storici che …

“Roma capitale. Una bomba a orologeria”, di Luca Del Fra

L’iter di conversione in legge del Decreto su Roma capitale –ufficialmente da scrivere con ‘c’ minuscola–, alla Commissione bicamerale ha aspetti singolari e sta producendo una bomba a orologeria pronta a esplodere sul patrimonio artistico, archeologico, architettonico capitolino. Tanto che l’onorevole La Loggia, presidente della stessa bicamerale, convoca per un’audizione Roberto Cecchi, sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali. Ambiguo in molte sue parti, il provvedimento presenta anche degli evidenti profili di incostituzionalità proprio riguardo ai beni culturali: il più eclatante è l’affidamento della loro tutela al Comune di Roma. Ma la Costituzione e la legge 42 del 2004 prevedono sia lo Stato a occuparsene. È un fatto assai grave, denunciato dai giornali a partire da l’Unità, ribadito in Commissione da Andrea Carandini, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, sottolineato perfino dalla Commissione affari costituzionali del Senato. Eppure, se si scorrono i verbali della Commissione Bicamerale, di fronte a tanta enormità si trova solo la riserva dell’onorevole Marco Causi (Pd), corelatore del disegno di legge, e un’alzata di sopracciglio della Lega. Così il decreto creerà …

“Roma capitale. Una bomba a orologeria”, di Luca Del Fra

L’iter di conversione in legge del Decreto su Roma capitale –ufficialmente da scrivere con ‘c’ minuscola–, alla Commissione bicamerale ha aspetti singolari e sta producendo una bomba a orologeria pronta a esplodere sul patrimonio artistico, archeologico, architettonico capitolino. Tanto che l’onorevole La Loggia, presidente della stessa bicamerale, convoca per un’audizione Roberto Cecchi, sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali. Ambiguo in molte sue parti, il provvedimento presenta anche degli evidenti profili di incostituzionalità proprio riguardo ai beni culturali: il più eclatante è l’affidamento della loro tutela al Comune di Roma. Ma la Costituzione e la legge 42 del 2004 prevedono sia lo Stato a occuparsene. È un fatto assai grave, denunciato dai giornali a partire da l’Unità, ribadito in Commissione da Andrea Carandini, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, sottolineato perfino dalla Commissione affari costituzionali del Senato. Eppure, se si scorrono i verbali della Commissione Bicamerale, di fronte a tanta enormità si trova solo la riserva dell’onorevole Marco Causi (Pd), corelatore del disegno di legge, e un’alzata di sopracciglio della Lega. Così il decreto creerà …

"Roma capitale. Una bomba a orologeria", di Luca Del Fra

L’iter di conversione in legge del Decreto su Roma capitale –ufficialmente da scrivere con ‘c’ minuscola–, alla Commissione bicamerale ha aspetti singolari e sta producendo una bomba a orologeria pronta a esplodere sul patrimonio artistico, archeologico, architettonico capitolino. Tanto che l’onorevole La Loggia, presidente della stessa bicamerale, convoca per un’audizione Roberto Cecchi, sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali. Ambiguo in molte sue parti, il provvedimento presenta anche degli evidenti profili di incostituzionalità proprio riguardo ai beni culturali: il più eclatante è l’affidamento della loro tutela al Comune di Roma. Ma la Costituzione e la legge 42 del 2004 prevedono sia lo Stato a occuparsene. È un fatto assai grave, denunciato dai giornali a partire da l’Unità, ribadito in Commissione da Andrea Carandini, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, sottolineato perfino dalla Commissione affari costituzionali del Senato. Eppure, se si scorrono i verbali della Commissione Bicamerale, di fronte a tanta enormità si trova solo la riserva dell’onorevole Marco Causi (Pd), corelatore del disegno di legge, e un’alzata di sopracciglio della Lega. Così il decreto creerà …

“Soldi agli amici e spese eccessive addio alla Beni culturali spa”, di Corrado Zunino

Il governo ha deciso: Arcus deve chiudere. Dai fondi per la sorella di Ghedini allo scambio di favori tra Lunardi e Propaganda fide. Secondo Passera la società ha perso credibilità con una serie di operazioni poco chiare. Il governo ha deciso: Arcus spa va chiuso. Il ministro Corrado Passera è pronto a portare la questione al prossimo Consiglio dei ministri. L´esperienza di una società per azioni in seno ai Beni culturali finanziata dal ministero delle Infrastrutture è da considerare conclusa. I motivi sono tre. Per ragioni di risparmio e razionalizzazione, gli uffici di Passera hanno stilato un elenco di società pubbliche o a controllo pubblico da cancellare: hanno mostrato problemi strutturali di bilancio oppure hanno esaurito la loro missione. Arcus rientra in questa seconda casella. Il problema è che la società per lo sviluppo dell´arte, la cultura e lo spettacolo, che pure ha recentemente sostenuto campagne culturali altrimenti dimenticate (il restauro della Galleria sabauda di Torino, per esempio, la riapertura al pubblico della Galleria nazionale di arte moderna di Roma e il completamento del museo …

"Soldi agli amici e spese eccessive addio alla Beni culturali spa", di Corrado Zunino

Il governo ha deciso: Arcus deve chiudere. Dai fondi per la sorella di Ghedini allo scambio di favori tra Lunardi e Propaganda fide. Secondo Passera la società ha perso credibilità con una serie di operazioni poco chiare. Il governo ha deciso: Arcus spa va chiuso. Il ministro Corrado Passera è pronto a portare la questione al prossimo Consiglio dei ministri. L´esperienza di una società per azioni in seno ai Beni culturali finanziata dal ministero delle Infrastrutture è da considerare conclusa. I motivi sono tre. Per ragioni di risparmio e razionalizzazione, gli uffici di Passera hanno stilato un elenco di società pubbliche o a controllo pubblico da cancellare: hanno mostrato problemi strutturali di bilancio oppure hanno esaurito la loro missione. Arcus rientra in questa seconda casella. Il problema è che la società per lo sviluppo dell´arte, la cultura e lo spettacolo, che pure ha recentemente sostenuto campagne culturali altrimenti dimenticate (il restauro della Galleria sabauda di Torino, per esempio, la riapertura al pubblico della Galleria nazionale di arte moderna di Roma e il completamento del museo …

“E sulle frequenze spunta l’ipotesi dell’asta low-cost”, di Luca Landò

Dai regali ai saldi. È questa l`ipotesi che circola da qualche giorno a proposito del rebus frequenze e che potrebbe finire con la più celebre delle arti politiche: il compromesso. La soluzione, stando a voci sempre più insistenti, sarebbe sì la vendita di quel bene pubblico chiamato etere, ma una vendita a prezzi scontati. E, tanto per non sbagliare, una vendita a tutto vantaggio di Mediaset, Rai e probabilmente Ti Media, cioé La7. La svendita, perché di questo si tratta, sarebbe un passo avanti dal punto di vista dei principi, ma un passo indietro per le casse dello Stato. Secondo una nota di Mediobanca, infatti, la messa all`asta di quelle autostrade digitali potrebbe portare 1-1,5 miliardi di euro: quanto porterà la vendita scontata? E soprattutto, perché rinunciare a un`asta pubblica condotta a prezzi di mercato? Il sospetto, per non dire la certezza, sono le forti pressioni esercitate da Mediaset dopo la decisione di sospendere l`assegnazione gratuita delle frequenze. Come è noto, lo scorso 20 gennaio il governo congelò per tre mesi un decreto dell`ex ministro …