Tutti gli articoli relativi a: cultura

"L'infelicità che acceca", di Mariapia Veladiano

Ero sola. Non potevano vivere in questa disperazione». Le parole per dirlo le ha trovate lei e forse raccontano tutta la verità possibile su questo dramma che non si può quasi pensare. Una mamma ha ucciso tre figlie, non ha ucciso un neonato che ha appena preso forma nella realtà esterna a sé e può ancora rappresentare l’informe delle paure di una mamma giovane, abbandonata o depressa. Questa volta si tratta di tre bambine, una è quasi una ragazza, tre persone, con un carattere ben preciso, piene di pensieri e progetti e anche capricci le due più piccole, ma ormai limpidamente persone. Amano la mamma, e anche lei le ama. Lo raccontano le sue cure, i vicini, addirittura i social network che continuano a riportare le sue belle parole di mamma innamorata delle figlie e le sagge mature parole della figlia più grande. Questo rimane, bisogna impedire che il male annienti il bene che c’è stato. Poi le ha uccise, una a una, e per farlo tre volte ci vuole un mare di quella disperazione …

"Donne e giovani al posto delle ideologie", di Mauro Magatti

Dopo la questione generazionale – simbolizzata dall’ascesa di Renzi che, cavalcando l’idea della rottamazione, ha rapidamente scalato la politica italiana – ecco emergere quella di genere. Con la battaglia sulle quote rosa nelle liste elettorali sono adesso le parlamentari a rendere manifesto ciò di cui sono convinte molte donne italiane: è venuto il momento di coalizzarsi per ottenere quello che l’immobilismo della società italiana impedisce di raggiungere. Non più operai e artigiani, garantiti e precari, ma giovani e donne: sono dunque demografiche le dimensioni attorno alle quali, nell’Italia contemporanea, si strutturano il discorso politico e la trasformazione sociale. Finite le ideologie, la frammentazione sociale rende difficile trovare punti di aggregazione: il genere, l’età – come altrove o in altri momenti sono stati o possono essere il territorio, la razza o la religione – diventano il coagulo del malcontento e la benzina del cambiamento. Che occorre saper interpretare.Da un lato ci sono i giovani, che stanno pagando in misura sproporzionata il costo del declino della società italiana. I tassi di disoccupazione che sfiorano il 40% , …

"Così sono sfumati 200 milioni per Pompei", di Mattia Feltri

Nel 2011 i francesi erano pronti a investirli per salvare il sito archeologico. Ma chiedevano controlli anti camorra sugli appalti. L’Italia non fornì garanzie. Ora si pensa a una fondazione internazionale «Pecunia non olet», disse l’imperatore Vespasiano al figlio Tito, che gli rimproverava l’intenzione di tassare l’urina raccolta dalle latrine. La pipì puzza, disse Tito. Il denaro no, fu la risposta, e ci sono voluti poco meno di duemila anni perché una massima tanto apprezzata trovasse disprezzo nella spiantata Italia della crisi. All’inizio del 2011 il più grande consorzio francese di multinazionali, Epadesa della Défense, offrì circa duecento milioni di euro al restauro di Pompei, e dopo un anno e mezzo di tribolazioni non se ne fece nulla. La storia si affacciò sui nostri quotidiani e come arrivò sparì, fra stupore e un po’ di indignazione. È una vicenda nota, nel mondo della cultura, e controversa tranne che nelle origini. Nel 2011, Patrizia Nitti, direttrice italo-francese del Musée Maillol a Parigi, Rue de Grenelle, specializzato in cultura italiana, sta allestendo una mostra su Pompei. È …

"La coscienza di un maschio", di Paolo di Paolo

«Cari uomini, questo otto marzo parla a voi perché a voi, ora, tocca fare un passo. Per non lasciare indietro l’Italia» ha scritto ieri Sara Ventroni sull’Unità. Ha ragione. Come ha ragione il presidente della Camera Laura Boldrini quando ricorda semplicemente che le donne sono la metà del Paese. È anche solo questo dato che dovrebbe riflettersi nella rappresentanza politica. È bene che siano gli uomini – impegnati in politica e non – a porsi con serietà e concretezza il tema, perché non si riduca all’ennesima mostra di buone intenzioni o a uno sventolio perfino un po’ retorico di mimose. Sono a Catania, le strade del centro sono affollate di banchetti che vendono i fiori dell’Otto marzo. Capito, per caso, al Palazzo della Cultura alla presentazione di un libro. Si intitola «Quello che resta. Storia di Stefania Noce», l’ha scritto una giovane giornalista, Serena Maiorana ed è stato pubblicato da un editore piccolo e vivace, Villaggio Maori. C’è molta gente ad ascoltare, ma sono soprattutto donne: come sempre quando si parla di libri, come sempre …

"Ecco perché il futuro è donna", di Umberto Veronesi

Come medico delle donne e come sostenitore della scienza al femminile in Europa, credo sarebbe più corretto in futuro discutere di «quote azzurre». Per prendere posizione oggi nel dibattito sulla parità di genere nella legge elettorale, basterebbe infatti ispirarsi all’equilibrio biologico del Pianeta: l’umanità è composta per metà da donne e per metà da uomini, e dunque la «superiorità» del maschio è una costruzione squisitamente culturale, nata dalle condizioni di vita di secoli fa. O piuttosto una «distorsione», resa necessaria in società in cui la violenza e l’aggressività, tendenze legate al profilo ormonale maschile, avevano una funzione importante perché garantivano l’approvvigionamento del cibo – tramite la caccia e la conquista di territori – e la protezione della prole in comunità dedite principalmente alla guerra. Nelle società moderne tuttavia il quadro è capovolto: la violenza è un handicap, mentre valgono molto di più le capacità di ricomporre i conflitti tramite il dialogo, la comprensione e l’intuizione, che sono prerogative tipicamente femminili. Per questo penso che alle donne andrebbe riconosciuto un ruolo non solo paritario, ma addirittura …

“Non è una battaglia di parte ma una rivoluzione culturale”, di Giovanna Casadio

«Gli uomini di centrodestra hanno un riflesso corporativo… non si può rinunciare alla parità di genere, è il punto qualificante della legge elettorale». Roberta Agostini è la deputata della minoranza dem che ha presentato i tre emendamenti sulle quote rosa, sottoscritti poi da donne di tutti i partiti, da cui è partita la battaglia. E oggi dice di essere «fiduciosa ». Agostini, è davvero indispensabile introdurre subito la parità nella legge elettorale? «È un punto che qualifica la legge. In Parlamento nella scorsa legislatura e anche in questa abbiamo approvato una serie di norme per la parità negli enti locali, per le quote nei consigli di amministrazione. Sono gli articoli 3 e 51 della Costituzione a chiedere che la Repubblica promuova con appositi provvedimenti la presenza delle donne nelle istituzioni». Ma insistendo come voi deputate state facendo, non rischia di saltare la riforma elettorale? «Io non credo. Non è una richiesta di parte, è un sentimento diffuso, un’esigenza che parla a tutte le cittadine e i cittadini italiani. Un punto che qualifica. E a riprova …

"La rappresentanza come valore", di Nadia Urbinati

Abbiamo due articoli della Costituzione, il 3 (sull’uguaglianza) e il 51 (sulla promozione delle pari opportunità) e metà della nostra popolazione è costituita da donne, eppure vi è il fondato sospetto che la nuova legge elettorale voglia dare un’interpretazione riduttiva della parità di genere: questo è il senso delle dichiarazioni fatte dalla presidente della Camera Laura Boldrini e da numerose parlamentari di tutti gli schieramenti politici. La preoccupazione è legittima e pertiene al diritto di equa rappresentanza, un diritto che le liste bloccate senza norme che regolino il criterio di collocazione nella lista fatalmente violerebbero. Nel diritto di parità di genere si riflette il diritto di eguale partecipazione alla rappresentanza: non è un diritto “per” le donne e non è una concessione alle richieste delle donne. La rivendicazione della parità non è una rivendicazione di rappresentanza corporativa. È, al contrario, l’attuazione coerente di una visione della democrazia nella quale tutti i cittadini e tutte le cittadine debbano potere godere di uno stesso diritto di contare ed essere contati, di votare ed avere un’eguale opportunità di …