Tutti gli articoli relativi a: cultura

"L'Unità: c'era una volta il giornale del partito", di Filippo Ceccarelli

Il 12 febbraio del 1924 Gramsci fondava il quotidiano. Dalla guerra alla caduta del Muro alla crisi, il mondo raccontato da sinistra VISTA, rivista, ricordata e analizzata dalle prime pagine di un quotidiano la storia procede necessariamente a sbalzi sacrificando l’umile quotidianità che pure anticipa e rincorre i grandi eventi illustrati con magnifiche foto e altissimi titoli. L’Unità compie dunque novant’anni. “Puro e semplice” impose il titolo della testata Antonio Gramsci. Tale è rimasto, con più di 30mila numeri alle spalle, una piccola grande vicenda, la necessità, la cospirazione, la persecuzione, il tempo del ciclostile, la rinascita, il distinto perfezionismo di Togliatti che voleva il giornale “degli operai e dei contadini” ispirato nelle sue forme ai grandi giornali borghesi, la stagione di massa delle feste e della diffusione domenicale, il gran vivaio dei giornalisti che si consideravano “la Marina del Pci”, l’arma più elegante, quasi snob; poi la crisi del partito, la strenua resistenza e il patatrac del suo “organo”, come pure a lungo si diceva senza ridere, quindi le traversie, le peripezie e la …

"Lo strampalato complotto di Belpietro & Travaglio", di Claudio Sardo

È stato un giorno di eccitazione ieri per i professionisti del complotto, per coloro che prosperano spacciando come trame occulte ciò che qualunque cittadino può vedere ad occhio nudo. Leggere le invettive congiunte di Maurizio Belpietro e di Marco Travaglio contro Giorgio Napolitano, nel loro mix di tragicità e di comicità involontaria, è istruttivo per comprendere il degrado del nostro dibattito pubblico. Che si è infiammato dopo la «rivelazione» di Alan Friedman sul colloquio riservato del Capo dello Stato con Mario Monti nel giugno del 2011, nonostante questa fosse la non-notizia più clamorosa dell’anno: ogni giornale allora scriveva del professor Monti come del candidato più accreditato alla successione di Berlusconi, nel caso, assai probabile, di un collasso del governo di centrodestra. E la consultazione di Napolitano era banalmente un dovere: sarebbe stato criticabile se non l’avesse fatta. Anzi, diamo un consiglio ai complottisti all’amatriciana: è probabile che Napolitano abbia avuto contatti con Monti anche nell’autunno del 2010, quando si consumò la rottura tra Berlusconi e Fini, e il governo del Cavaliere fu sul punto di …

"Serve tempo per imparare", di Luca Canali

L’invito del latinista a non trascurare l’approfondimento. La nuova cultura tecnologica ed elettronica ha meriti di concretezza e velocità ma anche pericoli di una eccessiva superficialità Quando si è molto vecchi, come io sono, e si sono attraversati quasi tutti i possibili ambienti, e io li ho atttraversati,dalle università alle carceri politiche, al Pci – che già di per sé li conteneva quasi tutti -, dalle cellule operaie ai ceti medi, dai bancari agli assicuratori, alle redazioni dei giornali, ma anche a quelli frivoli della dolce vita (ciao Fellini, scomparso troppo presto!), e si è tipi che si affezionano e hanno molti amici, anche se poi molti e molti se ne sono andati, e altri tradiscono e te ne restano sì e no due o tre che poi hanno altro da fare, mentre tu, con le cataratte agli occhi devi cessare di leggere (maledetta grafia minuscola!) e per scrivere devi lasciare le predilette biro e sostituirle con i pennarelli a grafia «neretta» per me di più facile lettura, allora ti immergi nel passato con nostalgia …

"Non lasciamo a Grillo i sogni dei giovani", di Amalia Signorelli

In Italia non scarseggiano gli idioti che esorcizzano le proprie frustrazioni ricorrendo alla violenza verbale – e spesso anche a quella fisica – contro le donne. A nostre spese, noi donne lo sappiamo bene. Ma che un leader politico non solo si comporti così, ma incentivi pubblicamente gli uomini a comportarsi così, questo è una novità. La domanda che la scorsa settimana Grillo dal suo blog ha rivolto ai suoi follower a proposito di Laura Boldrini, offrendo loro per giunta la possibilità dell’anonimato di rete, è ributtante: ripropone l’immagine della donna-preda, della donna-cosa, ma contemporaneamente ha fatto riemergere il tipo dell’uomo viscerale perverso (non voglio definirlo né bestiale, né primordiale, né selvaggio per il sommo rispetto che bestie, esseri umani preistorici e i cosiddetti selvaggi meritano) per il quale il sesso si identifica con il possesso violento. Dopo lo sdoganamento della prostituzione, abbiamo dovuto assistere anche allo sdoganamento dello stupro. Perché su questo punto Laura Boldrini ha ragione: di incitamento allo stupro si tratta. Per quel che riguarda noi donne, è l’ennesima delusione, ma non …

"Le paure che muovono l’Europa", di Giovanna Zincone

Il referendum di revisione costituzionale che ha vinto ieri in Svizzera mira a limitare l’immigrazione in generale, ma impatterà in specie su quella dei cittadini dell’Ue. Infatti, non si limita a introdurre la possibilità di programmare i flussi migratori imponendo tetti massimi, ma prevede pure la revisione degli accordi internazionali in contrasto con questa politica: di fatto, quelli con l’Unione Europa, rispetto ai quali vigeva una politica di libera circolazione. Il referendum promosso dal partito di destra Udc ha visto avversi il governo federale e il mondo imprenditoriale. Il copione classico si ripete: le imprese sono favorevoli all’immigrazione, così come lo sono i governi più ragionevoli, ma una ampia parte della popolazione, non solo in Svizzera, vede l’immigrazione come una minaccia e una somma di problemi. La vittoria non è quindi, nonostante i sondaggi che l’hanno preceduta, una grande sorpresa. Semmai dovrebbe positivamente sorprendere il fatto che si tratta di una vittoria di stretta misura (50,3%). Anche in Paesi membri dell’Unione, in tempi recenti, non sono mancate minacce di restrizione alla libera circolazione: Cameron in …

"Effetto Volterra. Nella città che resiste all’Italia che frana", di Adriano Sofri

Volterra, il gioiello dalle mura fragili “Così resistiamo nell’Italia delle frane” La voragine dei giorni scorsi ha svelato un mondo di artisti e artigiani di talento, un fervore di festival e teatri Palcoscenici negli ex manicomi e nelle carceri, laboratori di restauro, caffè culturali. Un argine a crolli e degrado. Viene giù una strada e si scopre un mondo. I vigili del fuoco fanno entrare brevemente Carlo Bigazzi nel palazzo evacuato sulla frana a prendere qualche indumento, e mi lasciano affacciare alla finestra, che ora dà sullo strapiombo. «Quelli sono i soffioni di Larderello, vedi come li piega il libeccio, domani piove; e oltre c’è l’Elba del monte Capanne, e la Capraia e in fondo il dito della Corsica». Il pavimento è ondulato e ha delle crepe: qualcuna vecchia, qualcuna no. Anni fa gli abitanti raccolsero firme chiedendo di chiudere il traffico nel vicolo interno, intitolato a Persio Flacco: per proteggere anziani e botteghe, e c’erano crepe, se ne discusse in comune, non se ne fece niente. Un pompiere guarda giù e borbotta: «Qui rifrana». …

"Ma le frasi vivono di quei due segni", di Stefano Bartezzaghi

PAREVA oltretutto di aver letto recenti allarmi in senso contrario, secondo i quali la virgola avrebbe sostituito tutti gli altri segni di interpunzione. Si è già mangiata il punto e virgola e i due punti, i nuovi formati di scrittura sembrano imporla come unica pausa multiuso. È invece vero il contrario per John McWhorter, un anglista della Columbia University di New York, che verso le virgole mostra di avere le stesse certezze che il compianto Pier Paolo Pasolini appunto nutriva riguardo alle lucciole. McWhorter ha osservato una certa, negligente trascuratezza nella distribuzione delle virgole da parte degli utenti di Internet e social network e non si sente di disapprovare la tendenza: «Potete toglierle da parecchi testi americani moderni e in chiarezza perderete tanto poco da pensare che sia il caso di omettere le virgole del tutto». La conclusione è che la virgola è convenzione, è moda, qualcosa di rinunciabile. Si può contestare. Ma quello che contestare invece si deve non è la conclusione bensì il presupposto: che il linguaggio sia funzionale alla «chiarezza » — …