Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Se il «marchio Italia» perde punti nell’anno magico del turismo globale", di Gian Antonio Stella

Maglia nera in Europa: pernottamenti scesi del 4,6 per cento. Vi pare possibile che «il Paese più bello del mondo» perda turisti nell’anno del boom mondiale del turismo? Che vada sotto del 4,6 per cento (maglia nera europea) mentre perfino la Grecia recupera ossigeno crescendo dell’11? Che ricavi dall’immenso tesoro d’arte e bellezza, unico a livello planetario, solo il 4,1 per cento del Pil? Non sono campanelli d’allarme: sono campane assordanti. Eppure troppi non le sentono. Come se si trattasse di un problema comunque minore… Stavolta no, nessuno può attribuire tutto alla crisi mondiale, al crollo dei mercati, allo spostamento degli assi di certe produzioni industriali, all’emergere prepotente della Cina o dell’India. Niente alibi. Perché mai si erano visti, nella storia, tanti benestanti in vacanza quanti nel 2013. Sono stati, spiegava nei giorni scorsi Unwto-World Tourism Barometer, 1.087 milioni. Cioè oltre 52 milioni in più rispetto al 2012 quando, per la prima volta, il loro numero aveva superato di slancio il miliardo. Nel non lontanissimo 1980 erano 280 milioni: siamo al quadruplo. È la prova …

"Buone notizie e cattive notizie", di Giovanni Valentini

LE NOTIZIE sono quella cosa che un tale che non si interessa granché di nulla vuole leggere. Ed è notizia fintanto che lui la legge. Poi è morta. (da “L’inviato speciale” di Evelyn Waugh — Rcs Libri, 2002 — pag. 69) Nel suo editoriale di domenica scorsa sul nostro giornale, Eugenio Scalfari ha scritto: “Il circuito mediatico ama le cattive notizie gonfiandole a dismisura e questo è un malanno grave”. Quello stesso giorno la Repubblica annunciava in un titolo di prima pagina: “Mai più abbandonati al pronto soccorso, arriva l’hostess per malati e familiari”. E contemporaneamente, il Corriere della Sera dedicava una pagina agli “Onesti d’Italia”: otto storie, in un mese, di “eroi quotidiani” che al tempo della crisi hanno restituito denaro smarrito, riprese poi ieri su Rai Uno nella puntata di “Storie vere” insieme al video di Repubblica.it sullo scippo sventato a Napoli da un mendicante nigeriano. Già: buone notizie e cattive notizie. Un tema sempre più cruciale nel rapporto di fiducia fra chi produce informazione e chi la riceve. Troppo spesso sentiamo lamentare, …

"Bollate, il bullismo, gli adolescenti così svanisce il senso della violenza", di Matteo Lancini

La diffusione degli strumenti di comunicazione tecnologica e di internet ha radicalmente modificato la nostra civiltà, il modo di vivere la gioia, il dolore, l’istante privato e quello pubblico. Il dramma personale diventa oggetto di spettacolarizzazione globale. La morte e la violenza ripresi in diretta sono tra i video più cliccati del web, registrano ascolti televisivi altissimi. A questo ormai siamo abituati, così come agli applausi che accompagnano i funerali. Nella società dell’immagine e della condivisione, tutto ciò che accade nella realtà può essere catturato, trasferito e diffuso in tempi rapidissimi. Sono soprattutto gli adolescenti, molto sensibili ai temi di visibilità e successo, bisognosi di sapere che esistono nella mente degli altri, a non occuparsi delle conseguenze che può avere la divulgazione di immagini e filmati attraverso la rete. Non solo. Il senso stesso della violenza sembra svanire, in nome della necessità di trasformare l’occasione drammatica in «spettacolo», da osservare, filmare, divulgare. Come nella mente degli adolescenti del «pestaggio» di Bollate: si è costruita una pericolosissima dinamica che ha portato quei terribili momenti a trasformarsi …

"Lo streaming al potere", di Filippo Ceccarelli

La politica cambiata dallo streaming sempre in bilico tra realtà e finzione. E il Pd si interroga se rimandare in diretta la direzione Interrogativo prima del tempo, ma a futura memoria: verrà trasmessa in streaming anche la prossima riunione della direzione del Pd? L’ex presidente del partito Cuperlo ha infatti posto la questione se il prossimo 20 febbraio, data fatidica per le sorti del governo Letta, sia opportuno discutere in diretta web. SECONDO lui no perché lo streaming «limita» il confronto. Renzi gli ha risposto in modo problematico: «Vediamo poi». Il segretario ha comunque offerto la sua disponibilità a discutere in una «logica di trasparenza. Io non ne ho mai lesinato ». Ed è vero. Ma è pure vero che lo stesso Renzi, sempre nella replica, è tornato sull’argomento, sia pure per attaccare in modo abbastanza colorito i parlamentari cinquestelle che «partiti dallo streaming anche al bagno, ora si nascondono, non danno indicazioni e sono arrivati al voto segreto». Pure in questa parabola c’è un fondo di vero. Li si è visti sdegnosamente in azione …

"Eterna", di Giovanni De Mauro

Tutte le sere per cinque anni, tra il 1989 e il 1994, Andrea Barbato, giornalista della tv e della carta stampata, ha indirizzato da Rai3 una cartolina a persone più o meno famose. Il 25 febbraio 1992 la cartolina fu per Beppe Grillo. “Caro Beppe Grillo, avevo pensato dapprima di formare il numero del suo telefonino e di collegarmi con lei, come lei stesso invita a fare, durante lo spettacolo. Poi ho preferito che ciascuno resti a casa propria, lei sul palcoscenico davanti a platee entusiaste, io nello studio tv. Lei è bravissimo, esilarante, inarrivabile. Devo spendere subito gli aggettivi più lusinghieri di cui dispongo per due motivi. Il primo è che lei li merita davvero, con una comicità mai inutile, sempre in sintonia con quello che accade. Il secondo motivo è difensivo: spero di evitare la telefonata corale, che lei dedica a qualche personaggio della tv o della cronaca, e durante la quale la platea in coro, magistralmente diretta dal suo gesto, rivolge all’ignaro che ha risposto un invito molto esplicito e brusco. Una …

"Quando il “plebeismo” entra in Parlamento. Le istituzioni contaminate", di Nadia Urbinati

Tutto si svolge come in un combattimento al Colosseo. Prevale il linguaggio volgare di chi “non fa prigionieri”. Le manifestazioni dei Forconi non sono troppo diverse da quanto avviene nell’emiciclo di Montecitorio Nella democrazia post-partitica il pubblico è una come un occhio senza corpo, informe e gestito da chi sa meglio attivare le emozioni, fare audience. L’arte del parlare in pubblico cambia di conseguenza, non solo nella sfera delle opinioni ma anche nelle istituzioni, intrappolandole nella logica teatrale. Lo stile che ha successo non è il dialogo tra cittadini sulle questioni di loro interesse, ma la dichiarazione ad effetto, l’espressione immediata e diretta del sentire soggettivo in reazione agli eventi esposti al pubblico occhio, non per informarlo ma per tenerlo dalla propria parte. Il pubblico come arte del nascondimento per mezzo delle immagini: un paradosso del nostro tempo di “democrazia in diretta”. È il giudizio estetico che governa la scena invece di quello politico: la centralità dei simboli sui programmi, della figura del leader sul collettivo del partito, delle qualità estetiche su quelle pratiche (la …

"Italia. Quanto vale la bellezza", di Francesco Erbani e Luisa Grion

La ricchezza prodotta dalla filiera culturale, con gli incassi di monumenti e musei e le entrate dell’indotto, supera i 214 miliardi. Più che una realtà, un potenziale perché manca una politica di sviluppo. Ma che sarebbe successo se Standard & Poor’s avesse tenuto conto del patrimonio materiale e non? Siamo poveri, ma “belli”. Talmente belli e ricchi di cultura che nel valutare la solidità finanziaria dell’Italia varrebbe la pena di tenerne conto: non di sola industria, infatti, vive un Paese, ma anche della ricchezza che può produrre la sua arte, la sua storia, il paesaggio. Fonti di reddito che le agenzie di rating si guardano bene dal considerare, e sulle quali invece la Corte dei conti non intende più tacere. Tanto che ha aperto un’istruttoria nei confronti di Standard & Poor’s e dell’«incauto» declassamento che l’agenzia ci ha propinato nel 2011. Un crollo che ci ha fatto versare lacrime e sangue in termini di spread, pressione fiscale, fiato sul collo da parte di mezza Europa. Cosa sarebbe successo invece se l’agenzia avesse tenuto conto del …