Tutti gli articoli relativi a: cultura

Relazione sulla proposta di legge per il riconoscimento delle professioni dei beni culturali

Signor Presidente, colleghi, migliaia di professionisti dei beni culturali attendono questo momento da anni. Questi professionisti, che svolgono un lavoro di rilevante interesse pubblico poiché presidiano fattivamente l’articolo 9 della nostra Costituzione, attendono che sia riconosciuto il loro ruolo lavorativo, economico e culturale, attualmente mortificato tanto da condizioni lavorative inaccettabili, in un mercato sregolato e privo di ogni garanzia, quanto da un arretramento delle istituzioni pubbliche rispetto agli investimenti sui beni culturali. Professionisti, voglio sottolinearlo, ai quali il Paese affida di fatto ogni giorno la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale, che è testimonianza unica dell’identità e della bellezza, strumento per la formazione e trasmissione della conoscenza, non solo per il nostro Paese, ma per l’intera umanità. Sono i professionisti che sabato scorso si sono dati appuntamento in piazza del Pantheon per rivendicare dignità per il loro lavoro e buona occupazione, mettendo al primo punto della piattaforma il “Riconoscimento pubblico dei profili, delle competenze e della dignità dei professionisti dei beni culturali”. Chiedono cioè che nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio …

"Senza fiducia nel prossimo", di Carlo Buttaroni

In Italia non cala solo la fiducia nel futuro, va giù (pesantemente) anche quella nel prossimo. Il giudizio negativo, attraverso il test annuale sul «portafoglio smarrito», investe tutte le categorie: le forze dell’ordine, i vicini di casa, gli sconosciuti. È un altro segno della crisi. Non tutti sentiamo il prossimo allo stesso modo. Alcuni di noi sono più empatici, si lasciano coinvolgere e sono più propensi a fidarsi. Altri sono più distanti, meno sensibili ai sentimenti a altrui e diffidenti nei confronti del prossimo. La fiducia è un sentire che risponde agli stimoli ambientali, all’esperienza e all’educazione di ciascuno. Il «test del portafoglio perso» non è soltanto una sceneggiatura da «candid camera». È un indicatore che riflette atteggiamenti e riflessi sociali profondi. Il grado di fiducia che poniamo nel fatto che qualcuno ci restituisca un oggetto che abbiamo perso, misura il nostro grado di apertura verso il prossimo e la capacità di attendersi buone pratiche sociali. Nell’ultimo anno, il sentimento di fiducia verso gli altri è diminuito sensibilmente, in particolare quando il prossimo è uno …

"La vera crisi dell’Europa tradita dalle culle", di Federico Fubini

Era forse l’unica grande “riforma strutturale”, per usare un cliché della troika, riuscita all’Italia e all’Europa nell’ultimo decennio. Per lo più, in silenzio. I rapporti della Commissione di Bruxelles, della Banca centrale europea o del Fondo monetario in proposito tacciono. I politici non l’hanno neanche vista arrivare. Eppure era una svolta più importante per la prosperità del parametro deficit-Pil o dello stesso dato sulla crescita. Semplicemente, facevamo qualche bambino in più. Il tasso di fertilità, il numero di figli per donna, era cresciuto nell’ultimo decennio un po’ ovunque in Europa. In Italia era passato da 1,2 a 1,4. Ancora insufficiente, ma stavamo pian piano diventando una nazione e un continente meno vecchi di come rischiamo di essere. Ci provavamo, almeno. Il problema è che Lehman, la Grecia, lo spread e la recessione più profonda della storia dell’Italia unita in tempo di pace, hanno riportato indietro le pagine del calendario. Lo spread ora sarà sì tornato dov’era due anni e mezzo fa, ma la natalità nel frattempo è arretrata di decenni. I nuovi nati in Italia …

"Il piacere dal barbiere", di Francesco Guccini

Erano aperti anche la domenica mattina, i barbieri, per quelli che si azzimavano in vista delle imprese pomeridiane, andare a ballare, portare la morosa al cine, fare bella figura al bar con gli amici aspettando l’ora delle partite. Stavano poi chiusi il lunedì, come oggi, ma non aprono più la domenica mattina. Non ci sono più clienti domenicali? Oggi molti barbieri si sono trasformati in parrucchieri, per uomo e per donna; il salone è unisex, si dice. Tu entri e, se non sei cliente abituale, uno di casa, ti muovi imbarazzato fra signore che, mentre rifanno la tintura (accompagnate dalle frasi da piccolo chimico delle inservienti), si fanno acconciare, applicare le “extension” o altre diavolerie, ti guardano con sospetto come se tu fossi capitato, volgare intruso, in un proibito gineceo. Tu stesso, una volta preso posto, devi stare molto attento, perché in quei locali il parrucchiere non si accontenterà di un normale shampoo o di un banale taglio («Mi raccomando, solo una spuntatina!»), ma vorrà farti provare il “peeling” col nuovo magico prodotto («Rivitalizza il …

"Bobbio, non c'è politica senza cultura", di Mario Ricciardi

Norberto Bobbio se ne è andato in silenzio, con discrezione, come era nel suo stile, il 9 gennaio del 2004. Che fosse anziano e di salute cagionevole era noto. Forse meno conosciuta, se non alle persone intime, era la stanchezza che da alcuni anni lo aveva assalito, evoluzione di un’indole incline alla malinconia. Lo stesso Bobbio ne aveva parlato con la consueta lucidità a un corrispondente alcuni anni prima: «la mia vita ormai è vissuta al rallentatore. Lente nei movimenti le gambe e le mani. Lenti tutti i movimenti del corpo. Deboli gli occhi e quindi lenta la lettura. Faticoso anche il solo alzarmi per prendere un libro. Sempre più rapido invece questo processo di indebolimento. Da qualche tempo provo in maniera sempre più penosa la fatica di vivere, che, del resto, conosco, in forma leggera, naturalmente, sin dall’infanzia. Non viaggio più». Non che viaggiare fosse una passione per Bobbio. Scherzando, si descriveva come un provinciale. Bogianen, come si dice nella sua Torino. Uno che sta nel suo buco, che non si muove. Certo un …

"Gli xenofobi del Palazzo", di Michele Serra

Perchè l’assessore per l’immigrazione della Lombardia non vuole partecipare a un incontro sull’immigrazione con il ministro per l’immigrazione? La risposta è dello stesso assessore, la leghista Simona Bordonali: “Ritengo le tematiche non prioritarie”. Può essere anche divertente domandarsi quali tematiche, se non l’immigrazione, siano “prioritarie” per un assessore all’immigrazione. Ma è più interessante notare come la poco partecipata ma molto dura contestazione di ieri, a Brescia, contro il ministro Kyenge, forse per la prima volta abbia compattato i rappresentanti politici e in qualche caso istituzionali di tutta la destra nazionale, da Forza Nuova alle camicie verdi ai neomissini di Fratelli d’Italia a militanti della rinata Forza Italia (che, a prenderli in parola, sarebbero i veri eredi dei “moderati”). La ministra “congolese”, si sa, è il bersaglio prediletto, oltre che il più ovvio, degli umori xenofobi del nostro Paese. In quanto italiana figlia dell’immigrazione e in quanto nera è ritenuta, piuttosto che una persona a conoscenza dei fatti, una provocazione vivente, un insulto a un’idea di “italianità” puramente virtuale, al pari di ogni astrazione razzista, ma …

"In gioco la credibilità dello Stato", di Vladimiro Zagrebelsky

Le «cure compassionevoli» sono quelle che possono intervenire quando ci ò che è normalmente autorizzato e praticato, è ormai inutile. Si chiamano cure compassionevoli. Compassionevoli, ma pur sempre cure. E cure, che si vogliono somministrate in strutture del Servizio sanitario nazionale. Il caso Stamina ha aspetti che giustificano gravi sospetti. Esistono però problemi che sono presenti nell’attività ordinaria di medici e di strutture ospedaliere, che non emergono nei media e che tuttavia mettono a dura prova le regole routinarie, il senso di responsabilità dei medici, il dolore dei malati e di chi sta loro vicino. La patologia di una vicenda, intendo dire, non deve mettere in ombra l’esistenza di una normalità di casi difficili. Una normalità in cui l’integrità dei protagonisti è fuori discussione e le decisioni da prendere sono ardue e rischiose. Le deviazioni deontologiche, ipotizzabili in questa o quella vicenda particolare, consentono analisi semplici e chiedono rimedi noti. Sono più difficili i problemi di cui non ci si può liberare identificando colpevoli. La domanda di «cure compassionevoli» è uno di questi. Le regole …