Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Il Padrino proibizionista", di Roberto Saviano

Ho sempre detestato droghe leggere e pesanti. Sono quasi astemio, un occasionale bevitore di alcolici. Ma sono, invece, profondamente antiproibizionista. Indipendentemente dal mio rapporto con qualunque tipo di sostanza, dal mio stile di vita, dalle mie passioni e dalle mie repulsioni. Si ritiene, sbagliando, che essere antiproibizionisti significhi tifare per le droghe. Sottovalutarne gli effetti, incentivarne il consumo. Niente di più falso. Spesso, in Italia, le discussioni sui temi più delicati sono travolte da un furore ideologico che oscura i fatti e impedisce un dibattito sereno. È successo con l’aborto, con l’eutanasia, succede con le droghe. E non è possibile che una parte dei cittadini, che la parte maggiore delle istituzioni religiose — con il peso che la Chiesa Cattolica ha in Italia — e che la politica tutta, tranne pochissime eccezioni, si rifiutino di affrontare seriamente e con responsabilità questo tema. Non è possibile che la risposta alla tossicodipendenza sia nella maggior parte dei casi il carcere, che tracima di spacciatori e consumatori, ultimi ingranaggi di un meccanismo che irrora di danaro l’intero nostro …

"Quel che resta della politica se dalle piazze si passa al web", di Riccardo Luna

Una consultazione online fa molto chic e ancora non impegna (purtroppo). Come certi bracciali di bigiotteria che servono a fare scena per una sera e basta. Con lo stesso meccanismo, quando non si sa bene cosa fare, con la e-democracy non si sbaglia. E così accade che la democrazia elettronica, che pure sarebbe un obiettivo teoricamente meraviglioso, è diventata l’ultima moda della politica in crisi di autorevolezza e a corto di idee, non solo in Italia; e come tutte le mode rischia di sparire al prossimo cambio di stagione. Non funziona!, diranno per sbarazzarsene. Quando in realtà stanno facendo di tutto per non farla funzionare. E se davvero dovesse andare così sarebbe un peccato perché in tanto confuso attivismo c’ è del buono. C’è la promessa di una trasparenza dei dati pubblici utile e non legata al mito grillino degli scontrini del bar. C’è la speranza di una partecipazione dei cittadini alla vita pubblica non rissosa o biliosa, ma competente e collaborativa (possibile con l’aria fetida che si respira a volte sul web? Pare di …

Famiglia, fine del patriarcato “Ai figli si potrà dare il solo nome della madre”, di Caterina Pasolini

Italia condannata, in nome della madre. Messa all’indice perché nega ai genitori la libertà di scelta, il diritto, riconosciuto in mezza Europa, di chiamare i propri figli anche solo con il cognome materno. Ancora una volta il nostro paese è accusato di non rispettare i diritti civili, di restare indietro rispetto alla storia e alle evoluzioni della società. È stato infatti giudicato colpevole dalla Corte di Strasburgo di discriminazione nei confronti «della vita privata e delle donne» avendo negato a una coppia di coniugi di Milano la possibilità di dare alla figlia il solo cognome materno e non quello del padre. Una possibilità comunque prevista in varie forme e gradi dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Spagna. «È una sentenza importante, soprattutto dal punto di vista culturale, è il riconoscimento di un diritto e di una pari opportunità. Ora mi darò da fare perché, come chiede l’Europa, si faccia la legge» dice Maria Cecilia Guerra, responsabile delle Pari opportunità, mentre il premier Enrico Letta twitta: «La Corte di Strasburgo ha ragione. Adeguare in …

"La censura che aiuta i seminatori di odio", di Pierluigi Battista

Dieudonné M’Bala M’Bala è un famoso comico francese, ma soprattutto è un orribile antisemita che sparge scientemente odio contro gli ebrei. Ora le autorità francesi vogliono chiudere i suoi spettacoli. Ma la discussione non verte su quanto sia spregevole uno che si vanta di «aver strappato dal libro di storia di mia figlia le pagine sull’Olocausto». Le domande sono altre: è giusto invocare la mannaia della censura sugli spettacoli di un odiatore degli ebrei? Ed è utile, oppure è addirittura dannoso e controproducente? Purtroppo la risposta è no: non è giusto, ed è forse disastrosamente inutile. Dieudonné non è semplicemente un neonazista vecchio stampo, idolo di poche bande di teste rasate e vuote che si rifanno esplicitamente alle forsennatezze antiebraiche del regime hitleriano. No, il suo islamo-nazismo fa breccia nelle periferie metropolitane di una Francia rancorosa e sull’orlo di una rivolta permanente contro «l’ordine costituito» e che viene solleticata nel suo odio verso gli ebrei «ricchi» e «succhiasangue». Dieudonné è alla moda. E la cosa triste è che sia «di moda», vezzeggiato, considerato un bravo …

"In Spagna lo scudo anti femminicidio", di Gian Antonio Orighi

Uno scudo fatto di tecnologia, coraggio legislativo e un senso di «solidarietà collettivo» di fronte all’emergenza. È quello che ha costruito la Spagna negli ultimi dieci anni attorno alle donne vittime di violenza, con i governi di destra e di sinistra. Uno scudo che ha quasi fermato i femminicidi. La tecnologia è, per esempio, quella degli smartphone di ultima generazione messi a disposizione delle vittime a più alto rischio. Basta schiacciarlo e la più vicina centrale di polizia viene avvertita, rintraccia con il Gps l’esatta posizione della donna e può inviare una volante in pochi minuti. È «l’arma segreta», per esempio, di Marta. Una mamma di 45 anni che le ha provate tutte per sfuggire al marito, appena uscito dal carcere dopo una condanna a sette anni per violenza di genere che in Spagna chiamano anche violenza machista o terrorismo domestico che ora ha giurato di farla fuori. Ma il suo «tasto de panico» (così viene chiamato» la fa sentire finalmente sicura. La storia di Marta, classificata, insieme ad altre 5 donne, «a rischio estremo», …

"Quell’onda di odio che viaggia sul web", di Stefano Bartezzaghi

“Finalmente una bella notizia”. La notizia è l’ictus che ha colpito Pierluigi Bersani e questo è il più soave e frequente fra i commenti malevoli che la notizia stessa ha ricevuto in rete ancora prima che l’ex segretario Pd fosse sotto i ferri, per un intervento chirurgico dagli esiti oltremodo incerti. Ad Angela Merkel, vittima di un incidente sciistico non gravissimo, è ancora andata bene: ma qualcuno ha rimpianto che non le sia toccata la sorte di Michael Schumacher. Per l’ischemia di Bersani si sono invece registrati messaggi di esultanza, insulti, auguri di morte lenta, incitamenti al male pari a quelli al Vesuvio e all’Etna quando minacciano eruzioni. Commenti apparsi dappertutto, sul blog di Beppe Grillo, sulla pagina Facebook del Fatto quotidiano, ma anche su quelle di altri giornali, fra cui Repubblica: atrocità. Dopo l’esperimento che fece Radio Radicale mandando in onda i messaggi ricevuti nella sua segreteria telefonica (nel 1986 e poi nel 1993) ogni sgomento su quanto un cittadino possa dire, quando sente di poter parlare liberamente e avere ascolto, risulterebbe se non …

"Tunisi, uomo e donna pari per legge" di Virginia Lori

Sarà parità tra uomini e donne davanti alla legge e «senza discriminazioni». Lo prevede l’articolo 20 della bozza del- la nuova Carta costituzionale approvato ieri dall’Assemblea nazionale del Paese con 159 voti a favore su 169. «Tutti i cittadini maschi e femmine hanno gli stessi diritti e doveri. Essi sono uguali davanti alla legge senza discriminazioni» recita l’articolo a suo modo rivoluzionario per un Paese nord africano, anche se è fin dagli anni cinquanta, quando conquistò l’indipendenza dalla Francia, che la Tunisia si è contraddistinta per essere stata il Paese arabo più progressista sulle questioni dei diritti delle donne. Si temeva che il governo guidato dagli islamisti potesse mettere in discussione questo primato. Ma malgrado tensioni e un confronto molto duro tra le formazioni politiche di centrosinistra e quelle islamiche, così non è stato. Il partito che guida il governo, l’islamista Ennahda, – che ha promesso di farsi da parte non appena la Costituzione sarà approvata – aveva, infatti, tentato di far passare l’idea di «complementarietà» di genere, piuttosto che «uguaglianza», ma ha dovuto fare …