Tutti gli articoli relativi a: cultura

“Ciao Carlo Lizzani cronista del 900”, di Alberto Crespi

In questo giorno così triste poca è la voglia di parlare di cinema. Carlo Lizzani, scomparso ieri all’età di 91 anni (era nato a Roma il 3 aprile 1922), era molto più di un semplice regista. Per noi dell’Unità era prima di tutto un amico e un compagno di strada, che tante volte ha scritto per il giornale (ad esempio in occasione del Nobel a Dario Fo, vecchio amico che diresse nel film Lo svitato, del 1956) e ci ha raccontato storie importanti a cavallo fra arte e politica. L’amico e compagno va salutato a testa alta, rispettando la sua scelta estrema che già ieri, nei resoconti dei siti web, veniva paragonata a quella di Mario Monicelli: altro amico, altro maestro. Massimo rispetto per chi decide come e quando andarsene, anche se per chi rimane il dolore è terribile e il rimorso incancellabile. Venendo all’opera di Lizzani, la parola «regista» continua a essere riduttiva. Carlo è stato uno storico, un intellettuale, un operatore culturale (memorabile la sua direzione di Venezia, che rilanciò la Mostra a …

“Risvegliare le coscienze”, di Don Luigi Ciotti

Oggi è il giorno della corresponsabilità. Una corresponsabilità che è innanzitutto serio ascolto delle coscienze, riconoscimento delle nostre omissioni e delle nostre stanche parole. Corresponsabilità che è impegno quotidiano, personale messa in gioco. Non indignazione saltuaria, non dolore a tragedia avvenuta. Le morti di Lampedusa non possono essere considerate una fatalità, come non possono essere quelle delle oltre 19.000 persone che, dal 1988 a oggi, dopo aver patito fame, guerre e violenze, hanno cercato di raggiungere un’Europa sognata come terra promessa e scoperta come fortezza, spazio chiuso e ostile. Cosa chiedevano in fondo quelle persone? Di essere viste. E di vedere nello sguardo dell’altro il riflesso della propria dignità. A ucciderle sono state allora leggi costruite per renderci ciechi e insensibili. Leggi che parlano di «flussi» invece che di persone, che alimentano paure invece di costruire speranze. Leggi che hanno favorito indirettamente i traffici, le forme di sfruttamento e di violenza. Leggi, infine, a cui non basta più rimediare con la solidarietà, col cuore generoso di chi accoglie nella quotidianetà o si prodiga nei soccorsi …

“Le nostre responsabilità”, di Roberto Toscano

Ieri è stata la giornata del dolore e della vergogna, e forse avrebbe dovuto essere anche quella del silenzio della umana pietas. Da oggi siamo chiamati, tutti, a trasformare la nostra attonita pietà in una presa di coscienza attiva delle nostre responsabilità. Il realismo che ci dice che l’ecatombe di Lampedusa è stata prodotta da un sistema non solo immorale, ma anche irrazionale e insostenibile. Come si fa infatti a pensare che il mondo possa procedere senza crescenti disastri, atrocità e violenze se non verranno corrette le contraddizioni e le disarmonie che sempre più lo caratterizzano? Vi è chi cerca di essere ottimista e sottolinea che, ad esempio, la povertà assoluta interessa oggi uno su cinque abitanti del mondo, mentre nel 1980 ne colpiva uno su due. Vero, ma le migrazioni dei disperati – se pensiamo al solo fattore economico – non sono direttamente proporzionali alla povertà assoluta, quanto piuttosto alla disuguaglianza. E la disuguaglianza, pure laddove si registra una crescita del Pil e un aumento delle aspettative di vita, non è in diminuzione, bensì …

“L’assalto alla Rai dalla fiction al reality”, di Giovanni Valentini

Il risparmio costa sudore e nessuno ti regala nulla: si deve cambiare il modello culturale propagandato anche dalla tv pubblica in trasmissioni come quella dei pacchi. (da “Cleptocrazia” di Elio Lannutti — Imprimatur editore, 2013 — pag. 140). Con l’irruzione di Beppe Grillo e di un gruppo dei suoi parlamentari nel quartier generale della Rai, in viale Mazzini a Roma, l’assalto della politica al servizio pubblico è passato dalla fiction al reality. L’occupazione dell’azienda radiotelevisiva di Stato, perpetrata finora dalla partitocrazia all’insegna della lottizzazione e poi completata “manu militari” sotto il berlusconismo, s’è materializzata per la prima volta nella minacciosa invasione dei Cinquestelle che sono saliti fino al settimo piano, quello della direzione generale, irrompendo nelle stanze dei funzionari, interrogando i dirigenti e rivendicando perfino un presunto “diritto di ispezione”. Fortunatamente, l’episodio s’è risolto senza conseguenze. Ma, stando alle testimonianze dei presenti, l’irruzione avrebbe potuto anche degenerare in un incidente. Il direttore generale, Luigi Gubitosi, insediato da appena un anno, ha ricevuto Grillo e il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, Roberto Fico, ascoltando le …

“Morire con un numero al posto del nome”, di Attilio Bolzoni

Un morto, un numero, un «presumibilmente» che racconta tutta una vita. Morto numero 31, maschio, nero, presumibilmente trent’anni. Morto numero 54, femmina, nera, presumibilmente vent’anni. Morto numero 11, maschio, nero, presumibilmente tre anni. Presumibilmente: è tutto quello che sappiamo di loro camminando fra i cadaveri di Lampedusa dopo che il mare ce li ha portati. Sembrano manichini quelli che vedo allineati e nascosti in sacchi neri e azzurri, bianchi, grigi, verdi. Da un telo viene fuori un gomito, da un altro esce un piede, c’è una mano, un naso, un seno, c’è una scarpa, una sciarpa, un orecchio. Carcasse, centoundici carcasse che adesso sono lì immobili e nella loro immobilità sembrano disperarsi, implorare, maledire. Presumibilmente, questa parola l’abbiamo sentita ripetere centoundici volte oggi. L’inferno di Lampedusa ci ha spalancato le sue porte quando quattro carri funebri sono scivolati nella grande morgue che è quell’hangar dell’aeroporto, seguiti da due camion carichi di bare. Centoquaratanta. Di abete, di faggio, noce, di mogano. Chiare, più scure, alcune con lo stampo metallico di un fiore sulla parte superiore, altre …

“Decreto cultura leva per la crescita”, di Antonello Cherchi

Il pacchetto cultura ha trovato la via d’uscita dal Parlamento. Ieri, infatti, la Camera ha approvato definitivamente il decreto legge 91/2013 (il cosiddetto «Valore cultura»), che rischiava – dati i tempi ravvicinati di decadenza, previsti per martedì prossimo – di rimanere invischiato nella crisi di Governo. Il collasso governativo, invece, non c’è stato e Montecitorio ieri ha potuto riprendere le fila del provvedimento e licenziarlo a tempi di record, il giorno dopo che la commissione Istruzione l’aveva inviato in aula. Giungono così al traguardo le misure per rilanciare Pompei, quelle per reclutare 500 giovani da destinare alla digitalizzazione del patrimonio, per distribuire nuove risorse per interventi di tutela e valorizzazione, per dare ossigeno al cinema e alla musica, per invertire la rotta dei bilanci in rosso delle fondazioni liriche, per agevolare gli aiuti privati in favore del “bello”. Insomma, una legge di ampio spettro che ha fatto dire al ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, che in questo modo «la cultura torna a essere davvero al centro delle politiche di sviluppo», anche se la strada …

«Dobbiamo rivedere le leggi, sia in Italia che in Europa», di Rachele Gonnelli

Cecile Kyenge convoca i giornalisti nella sala monumentale di largo Chigi in tarda mattinata. Lo sguardo è serio come sempre solo gli occhi sono un po’ più grandi, lo sguardo fisso come schiacciato dal peso degli eventi mentre confessa di provare «un dolore molto forte per questi morti», «una tragedia immane che ci impone la necessità di affrontare in maniera radicale il tema dei migranti in fuga da situazioni di conflitto». Si associa alle parole del Capo dello Stato nel chiedere «maggiore intensità per dare impulso a nuove politiche che interrompano questa serie di tragedie». La sua richiesta appare però un po’ debole rispetto agli enunciati di partenza: chiede «fin da subito» un coordinamento interministeriale sotto l’egida della Presidenza del Consiglio per mettere in essere un piano comune di aiuto ai profughi e di sostegno alle comunità locali su cui al momento pesa l’onere più grosso dell’accoglienza e della solidarietà. Tutti intorno allo stesso tavolo, lei con i colleghi Alfano agli Interni, Mauro alla Difesa, Cancellieri alla Giustizia, Bonino agli Esteri. È cosciente di una …