Tutti gli articoli relativi a: economia

"Gli angeli del Parmigiano dalle Dolomiti alpini e vigili per salvare le forme cadute", di Jenner Meletti

Sono arrivati dalle Dolomiti per soccorrere il parmigiano. I vigili del fuoco volontari del Trentino, assieme agli alpini, aiutano le forme cadute nei magazzini come fossero dei feriti finiti in un canalone. «È come intervenire in una frana — racconta Niko Posenato, ispettore distrettuale dei vigili di Riva del Garda — solo che qui a creare pericolo non sono sassi e fango ma questi formaggi da 40 chilogrammi ». Poche parole, occhi sempre attenti: nessuno degli uomini deve farsi male. «La tecnica è quasi la stessa. Quando abbiamo iniziato il lavoro, ci siamo imbragati e ci siamo fatti alzare da un sollevatore telescopico. Così appesi potevamo liberare le scalere più alte, senza paura di finirci sotto, in caso di crollo per collasso delle scalere stesse o per una nuova scossa. La nostra filosofia, qui nel caseificio o sulle nostre montagne, è sempre la stessa: fare presto e bene, stando attenti alla vita di tutti, la nostra compresa». Cooperativa Le Tullie di Rolo, trentamila forme in due magazzini che il terremoto ha aperto come una scatola …

"Esodati, sono 390mila. Bufera su Fornero", di Massimo Franchi

Gli esodati sono 390mila. A certificarlo è una relazione che l’Inps ha mandato al ministero del governo nella quale sono definiti voce per voce i numeri dei “dannati” della riforma Fornero. comprende tutti coloro che hanno fatto un accordo per l’uscita dal lavoro e ora sono a rischio di restare senza occupazione e senza pensione per l’aumento dell’età pensionabile prevista dalla riformaFornero. Coloro che nei prossimi anni avrebbero raggiunto i vecchi requisiti per andare in pensione. Il documento è stato protocollato in uscita dall’Inps il 22 maggio. Ed era quindi a conoscenza di Elsa Fornero alla firma del decreto interministeriale sui 65mila che è stato firmato dalla ministra il 23 maggio e da più di una settimana quando arrivò la firma e il via libera definitivo di Mario Monti. La stessa Elsa Fornero per mesi ha negato che esistesse una stima precisa del numero degli esodati. La stessa Fornero ha “piegato” i paletti del suo decreto interministeriale per «salvaguardare » solo 65milia persone per i prossimi due anni, escludendo migliaia e migliaia di esodati. Ad …

"Chi corre più rischi tra Roma e Madrid", di Moises Naim

Chi sta peggio, Italia o Spagna? Dal punto di vista economico, la Spagna; politicamente, invece, l’Italia. Ma la risposta potrebbe anche essere rovesciata.Dal momento che le difficoltà politiche spesso danneggiano l’economia e quelle economiche avvelenano la politica. La situazione politica spagnola si può deteriorare e il vantaggio di cui gode in questo momento l’Italia rispetto alla Spagna può svanire in breve tempo. In ogni caso quello che importa è che sia Roma che Madrid se la passano male e che la situazione è molto instabile. In questi momenti l’emergenza è la necessità di salvare le banche spagnole, ma fino a pochi mesi fa c’era la possibilità concreta che l’Italia perdesse la possibilità di finanziarsi sui mercati internazionali, una minaccia che prima aveva allarmato la Spagna. E ancora prima c’era stata la crisi politica in Italia, che aveva paralizzato il Paese e portato alla sostituzione di Silvio Berlusconi con Mario Monti. Le emergenze rimbalzano da un Paese all’altro, provocando sussulti che trasformano stabilità e prevedibilità in un ricordo remoto. Possiamo presupporre che le emergenze e le …

"Ora Hollande ha le armi per trattare sugli eurobond e i “niet” della Merkel", di Bernardo Valli

A fianco dell’emergenza, che nelle ultime ore ha condotto all’eccezionale concessione di cento miliardi alle banche spagnole, la cancelliera ha suggerito, e non era la prima volta, di varare un cantiere di riforme istituzionali essenziali. Riforme destinate a centralizzare i meccanismi di armonizzazione, di controllo, di gestione e di valutazione delle politiche di bilancio. Le quali implicherebbero un sostanziale trasferimento di sovranità da parte degli Stati della zona euro. Angela Merkel non propone all’Europa una brusca svolta federalista, e ancor meno un super Stato federale, ma certo un passo avanti nell’integrazione. E questo, al di là della non esclusa intenzione di allungare i tempi per una vera politica di crescita, è un chiaro impegno europeista della cancelliera. Non si vuole rafforzare un’Unione essendo rassegnati a un suo naufragio provocato dal fallimento dell’euro. La proposta della Merkel ha sollevato tra gli economisti indipendenti qualche obiezione per l’implicita nascita di un’Europa a due velocità, ma ha suscitato un’ampia approvazione tra coloro che, come il governatore della Banca centrale europea, ritengono che la gestione della moneta unica suppone …

"Reddito, scende quello degli operai. Bene gli autonomi", di Marco Ventimiglia

Il fine settimana è ormai divenuto la sgradita occasione per fare il punto su quegli aspetti della crisi per i quali manca il tempo di soffermarsi nei giorni lavorativi, “schiacciati” da un’attualità economica sempre più drammatica. E così l’ultima domenica è coincisa con la diffusione di un poco incoraggiante studio di Bankitalia sul reddito reale delle famiglie e di un’altrettanto pesante indagine dell’Istat sulla disoccupazione giovanile, entrambe tratte dalle rispettive Relazioni annuali. Cominciamo da Via Nazionale e dalle sue rilevazioni sul reddito relative al periodo 2000/2010, uno studio dal quale emerge una crescita media di appena del 6,2% (da 18.358 a 19.495 euro), però con differenze rilevanti a seconda delle categorie prese in considerazione. Infatti, se nei nuclei con capofamiglia lavoratore autonomo il reddito è cresciuto del 15,7%, nelle famiglie di operai, apprendisti e commessi il reddito è diminuito nel decennio del 3,2%. Ed ancora, Bankitalia mette in evidenza che il reddito reale equivalente disponibile nelle famiglie di dirigenti è cresciuto dell’8% mentre in quelle di pensionati del 9,8%. Dati che cambiano faccia se si …

"Il lavoro: giovani per la pensione, vecchi per un posto a 40 anni con l’incubo della disoccupazione", di Roberto Mania

Scarti a 40 anni. Scarti dopo aver perso un lavoro e non riuscirne a trovare un altro. Scarti. Quella degli over 40 espulsi dal mercato del lavoro rischia di diventare presto una nuova emergenza sociale. Perché non ci sono solo i giovani precari del lavoro. Secondo alcune stime sarebbero quasi un milione e mezzo i disoccupati e gli scoraggiati cosiddetti “maturi” (età media 45 anni), troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per una nuova occupazione stabile. Con una differenza: i giovani possono tornare (e in molti casi lo fanno) alla famiglia d’origine, i “vecchi” hanno moglie e figli da mantenere e un mutuo da pagare. Il 65% dei disoccupati over 40 è capofamiglia, l’80% è uomo. È una vita che finisce quando si viene licenziati a 40 anni e passa. Ne comincia un’altra dominata dall’incertezza. Meno del 5% ritrova un lavoro solido. Non si torna più indietro. È uno sconquasso, anche emotivo. Gli esodati, nuova categoria sociale prodotta dall’ultima durissima riforma delle pensioni, ci hanno mostrato un pezzo del fenomeno in carne ed ossa …

"Politica industriale, un dossier chiuso da oltre dieci anni", di Paolo Bonaretti

Siamo all’allarme rosso. La crisi che la manifattura sta attraversando rischia di mettere in discussione l’identità e il ruolo che il nostro Paese ha nell’economia mondiale, lasciando di fronte a noi una prospettiva di vuoto. La crisi dell’industria sta compromettendo gravemente la competitività del lavoro e delle imprese italiane, dell’insieme della nostra economia, i livelli occupazionali, di consumo e di reddito delle famiglie, del sistema di welfare ed in generale della coesione sociale del Paese. L’indice della produzione industriale scende di quasi 2 punti in un mese e del 9,2% su base annua, il peggior risultato degli ultimi anni. Ma il dato più preoccupante, ormai drammatico è che l’indice, sta scendendo ormai ininterrottamente da 12 mesi senza alcun segno di rallentamento, anzi. Insomma, ci siamo ormai dimenticati della timida ripresa della produzione del secondo semestre del 2011 e ci ritroviamo ancora sotto di 16 punti (!) percentuali rispetto al livello del 2005: un disastro. Un ruolo esiziale lo ha giocato e lo gioca la colpevole assenza di un quadro di riferimento per le politiche industriali. …