Tutti gli articoli relativi a: economia

"Ricette per crescere", di Paolo Guerrieri

L’emergenza lavoro è da tempo un dramma nazionale ed europeo. Una condizione che secondo le previsioni più recenti è destinata ad aggravarsi il prossimo anno, allorché l’area euro entrerà in una fase recessiva, a seguito soprattutto delle politiche di austerità che l’Europa ha imposto a tutti gli Stati membri. Risvolti particolarmente pesanti si avranno per il gruppo dei Paesi più indebitati, inclusa l’Italia. Un andamento dell’attività economicacaratterizzato da elementi di fragilità addizionali rischia di determinare nel nostro Paese – anche tenuto conto della manovra in corso di approvazione – una contrazione del Pil particolarmente severa (intorno al -2/2,5 per cento), destinata a protrarsi anche l’anno successivo secondo previsioni più recenti. In questo quadro di riferimento, è evidente che la necessità di contrastare tale diminuzione della produzione deve divenire una priorità assoluta della nostra politica economica, a meno di non rassegnarsi a veder vanificati gli sforzi fin qui fatti. In termini assai sintetici tutto ciò richiederà al governo Monti di eleggere il rilancio della crescita economica ad obiettivo chiave della sua azione finalizzando, a partire da …

"Tre donne per una riforma", di Chiara Saraceno

Tre donne hanno nelle proprie mani una delle questioni più calde della politica italiana, la riforma del mercato del lavoro e il futuro dell´articolo 18 dello statuto dei lavoratori: la ministra del welfare, la presidente di Confindustria, la segretaria generale del massimo sindacato italiano. Per la cultura e pratica politica italiana è certo una rottura radicale, innanzitutto sul piano simbolico. Non siamo abituati a vedere fisicamente donne monopolizzare lo spazio visivo e comunicativo di processi decisionali importanti giocando tutte le parti disponibili. Ciò è sicuramente un bene in sé, perché rompe il monopolio maschile sui ruoli decisionali che contano. Allo stesso tempo, la diversità non solo di ruoli, ma di interessi e di modi di interpretarli che ciascuna di queste tre donne porta al tavolo della negoziazione è l´esempio più chiaro che l´essere donne, così come l´essere uomini, non produce automaticamente una comunanza di posizioni e interessi. Salvo che per la pretesa di partecipare alla pari degli uomini alle decisioni importanti per la collettività, non vi sono automaticamente posizioni, definizioni di priorità, comuni. Pretenderlo, anche …

"La manovra necessaria all`Italia", di Stefano Fassina

I rischi per l`euro non derivano dagli squilibri di finanza pubblica dei Pigs. A parte la Grecia, caso eccezionale, le condizioni di fmanza pubblica erano solide nell`area euro fino alla “crisi”.I dati di Spagna ed Irlanda erano migliori di quelli della Germania. Anche il nostro avanzo primario nel 2007 superava quello della Germania. Per noi, pesava la zavorra del debito pubblico, ma era in alleggerimento, dopo il peso messo su nellalegislatura2o01-2006.Irischiper reuro derivano dai divergenti andamenti della produttività tra le aree della moneta unica. La variabile chiave da considerare è il deficit della bilancia commerciale, non il deficit dei conti pubblici. In tale quadro, il decreto “salva Italia” non è spiegato da ragioni economiche. L`Italia pre-decreto Monti, in condizioni di tenuta dell`economia, avrebbe di gran lunga la migliore performance dei conti pubblici nell`area euro nel prossimo biennio. Il recente Economie Outlook dell`Ocse indica per noi un deficit strutturale di -0,3% nel 2012 e un surplus dell`1,4% del Pil nel 2013; per l`area euro, i corrispondenti valori sarebbero -1,3% e -0,3%; per la Germania -0,8% e …

"Quei quattromila finti poveri che non pagano asili e atenei", di Fiorenza Sarzanini

Ricchi nella realtà, poveri per lo Stato. E proprio grazie a questa finta indigenza migliaia di italiani sono riusciti a ottenere benefici per i figli — dagli asili nido gratuiti alle agevolazioni sulle tasse universitarie — per i parenti anziani con i servizi sanitari a domicilio. Ma anche riduzioni sulle bollette di luce e gas. Su circa 14.000 famiglie controllate nei primi 10 mesi di quest’anno, quasi 4.000 avevano illecitamente dichiarato di essere sotto la soglia minima fissata dalla legge. Vuol dire, una su tre. È uno dei dati più eclatanti che emerge dal rapporto annuale della Guardia di Finanza sugli sprechi della spesa pubblica. Si tratta del bilancio di un’attività diventata strategica nel momento in cui si cerca di risanare i conti dello Stato. A leggere i resoconti appare evidente come tra i settori in sofferenza nei quali si deve intervenire con urgenza effettuando un monitoraggio costante anche da parte delle stesse autorità di controllo, c’è quello della Sanità. Ma la cifra più eclatante continua a rimanere quella legata al danno erariale provocato dai …

"Debito e sviluppo le nuove tappe", di Alessandro Barbera

In cima alla lista ci sono il taglio del debito pubblico, la riforma del mercato del lavoro e il rilancio della crescita, azzoppata dall’ennesima (ma inevitabile) manovra finanziaria. Il governo è solo all’inizio del suo lavoro: come dimostrano le pressioni di partiti e lobby contro le liberalizzazioni, l’agenda Monti è lunga e piena di incognite. Il primo scoglio sarà la prossima settimana, quando il decreto salva-Italia sarà in Senato per la sua approvazione definitiva. Il governo ha detto sì a diversi ordini del giorno, dunque si è impegnato a farli propri nella manovra. Lo farà? Alcuni di questi riguardano materie delicatissime, come la gara per l’assegnazione delle frequenze del digitale terrestre o la modifica della norma che esclude gli immobili della Chiesa dal pagamento dell’Imu. «Io disperato? Sono pieno di speranza», diceva ieri il premier rispondendo a Berlusconi. Per fare il lavoro che lo attende, ce ne vogliono dosi massicce. Pensioni & famiglie Lavoratori precoci e penalizzazioni i ritocchi possibili Ritocchi al pacchetto pensioni ce ne sono già stati: dalla norma che salva l’indicizzazione degli …

"La democrazia economica", di Massimo Giannini

Non è un paese da economia liberale. L´Italia non lo è mai stata, e oggi lo è meno che mai. La furiosa vandea delle macro e micro-corporazioni, che si ribellano alle pur timide liberalizzazioni del governo Monti, è la prova di un drammatico limite culturale: la difesa di una rendita frutta molto di più dell´apertura di un mercato. L´operosa copertura delle categorie “in lotta”, assicurata in Parlamento da una destra provinciale e illiberale, è la confema di un tragico limite politico: garantire una lobby rende molto di più che scardinare un monopolio. Ma questo, oggi, è lo spettacolo desolante al quale stiamo assistendo, i danni del cittadino-consumatore già tartassato dalla crisi e dalla manovra. Il Paese è ufficialmente in recessione: di qui alla prossima primavera il Pil crollerà di altri due punti percentuali, nel 2013 avremo bruciato oltre 800 mila posti di lavoro. Ovunque, nelle democrazie occidentali, le liberalizzazioni sono state e sono uno dei principali fattori di sblocco dell´economia e di rilancio della crescita. Offrono un duplice vantaggio: aumentano la concorrenza (e dunque riducono …

"Liberalizzazioni, carniere (quasi) vuoto", di Dario Di Vico

È difficile dar torto ai delusi delle liberalizzazioni. Questo governo ha in squadra Mario Monti e Antonio Catricalà, il commissario europeo antitrust per antonomasia e l’ex presidente dell’autorità per la concorrenza, eppure si presenta con il carniere quasi vuoto. Le liberalizzazioni, dicono i sacri testi, sono importanti per un doppio ordine di motivi, creano un ambiente imprenditoriale propedeutico alla crescita e Dio sa quanto in questa congiuntura ne abbiamo bisogno. In qualche caso poi l’apertura dei mercati produce in tempi brevi nuovi posti di lavoro. Non è automatico ma è sicuramente una condizione necessaria. In Italia il campo delle deregolazioni da attuare è vasto, proviamo a vedere come si è mosso il governo, dove ha trovato resistenza e dove forse non ha affondato il colpo per oggettiva debolezza. Se prendiamo in esame gli interessi dei grandi monopoli è facile individuare almeno tre dossier di grande interesse: il gas, le concentrazioni televisive e le autostrade. Nei primi due casi un difensore d’ufficio della coppia Monti-Catricalà sosterrebbe che sono mancati i tempi tecnici. Una scelta di liberalizzazione …