Tutti gli articoli relativi a: economia

"Le spese allargate del Ponte sullo Stretto", di Gian Antonio Stella

San Francesco da Paola, che passò lo Stretto camminando sul mantello steso sulle acque, resterà ancora per un pezzo l’unico ad aver fatto il miracolo. Dopo lustri di proclami, San Silvio Berlusconi ha ieri ordinato ai suoi fedeli alla Camera di votare (ahilui…) la rinuncia al ponte di Messina. «A me m’ha rovinato ‘a guera», diceva il mitico Gastone di Ettore Petrolini. «A me la crisi» dirà il Cavaliere, mortificato dall’abbandono del sogno di consegnare alla storia quella che doveva essere «l’ottava meraviglia del mondo». Solo una settimana fa il suo ministro Altero Matteoli (che ai primi di luglio si era lagnato in una lettera al Corriere dei «toni disfattistici» con cui Sergio Rizzo aveva smascherato lo stallo delle grandi opere) dichiarava all’Ansa che il ponte «per il governo italiano è una priorità». Di più: «Sono destituite di fondamento talune dichiarazioni strumentali su una “bocciatura” da parte dell’Ue dell’opera. Così non è, com’è di tutta evidenza. Disponiamo invece di un progetto definitivo il cui iter di approvazione è in corso mentre le fasi di realizzazione …

I sindacati uniti:«Pronti a scioperare. Sacconi si fermi», di Massimo Franchi

Il tentativo del governo, e del ministro Sacconi in particolare, era chiaro. Concedere alle imprese un grosso vantaggio, la sostanziale libertà di licenziare, per rompere il fronte con i sindacati. Il piano però non ha sortito l’effetto sperato. E per lui l’annunciata convocazione di «un tavolo di confronto con le parti sociali» per «approfondire il merito senza pregiudizi», rischia di essere una mission impossible. Sia con Confindustria che con Cisl e Uil. L’associazione degli industriali non vuol sentir parlare di «licenziamento facile». Da parte di Cisl e Uil invece è arrivata immediata un’alzata di scudi assolutamente non scontata. Sentire i loro segretari generali parlare all’unisono di «provocazione » edi ricorso «allo sciopero generale », di «colpiremo uniti» (Bonanni), «di nessun problema a scioperare con la Cgil» (Angeletti), fa un certo effetto. In queste ore Camusso, Bonanni e Angeletti sono stati in stretto contatto e hanno concordato una posizione comune. Bisogna però chiarire che la convocazione di uno sciopero generale unitario Cgil-Cisl-Uil non è all’ordine del giorno. Sebbene la Cgil spinga in questa direzione: «Accogliamo con …

"Licenziamenti possibili se l’azienda va in crisi", di Roberto Giovannini

In Italia sta per finire l’era dei licenziamenti difficili. Se quanto scritto nella lettera consegnata ieri da Berlusconi alla Ue diventerà legge si entrerà in un regime all’anglosassone, in cui si potrà allontanare un dipendente senza particolari complicazioni a fronte di situazioni di difficoltà economica dell’impresa per la quale si lavora. Probabilmente, così come avviene già oggi nelle piccole imprese, anche nelle aziende con più di 15 dipendenti sarà sufficiente versare un’indennità monetaria. Addio alle protezioni garantite dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, pure parzialmente – ma non abbastanza a quanto pare – indebolito dalla riforma varata nel decreto di Ferragosto. E via libera alla possibilità per le imprese di attuare «licenziamenti economici». Una riforma davvero drastica, quella indicata dal governo e promessa entro il maggio del 2012. Certamente perché divenga legge bisognerà fare i conti con la fragilità della maggioranza. I licenziamenti sono materia politicamente esplosiva, e certo non fatta su misura per conquistare consensi elettorali. Una riforma simile fu tentata già nel 2001-2002 dal secondo governo Berlusconi, e finì come sappiamo. Sicuramente l’operazione …

"Lettera all'Ue: licenziamenti più facili e uomini e donne in pensione a 67 anni", da unita.it

Licenziamenti più facili per chi ha un lavoro a tempo indeterminato, se servono il governo è pronto a fare nuove manovre correttive, più facili, uomini e donne tutti in pensione a 67 anni. L’inserimento entro la metà del 2012 nella Costituzione del pareggio in bilancio. Sono alcuni dei punti salienti della lettera del governo italiano all’Ue. LA LETTERA: UOMINI E DONNE IN PENSIONE A 67 ANNI Uomini e donne in pensione a 67 anni nel 2026. Lo si legge nella lettera presentata dall’Italia a Bruxelles. DISMISSIONI DA 5 MILIARDI IN 3 ANNI La lettera prevede entro il 30 novembre 2011 dismissioni per 5 miliardi in 3 anni previo un accordo della Conferenza Stato-Regioni. LA LETTERA PARLA DI LICENZIAMENTI E PENSIONI Le agenzie lanciano un’indiscrezione sulla lettera all’Ue: sarebbe previsto il licenziamento per ragioni economiche dei lavoratori a tempo indeterminato. Rilancia la notizia Rainews. Nella lettera italiana, ricevuta all’Ue, si parla anche delle pensioni, motivo di scontri nella maggioranza con la Lega. La lettera d’intenti era stata promessa domenica scorsa ai presidenti Barroso e Van Rompuy …

«Una scena impietosa Italia ridicolizzata per colpa del governo», di Andrea Carugati

L’europarlamentare Pd: «ll nostro Paese avrebble possibilità per farcela. Questo governo ci costringe a combattere con le mani legate, senza idee credibili». Quella di Merkel e Sarkozy è una risata molto amara per il nostro Paese. L’Italia viene messa alla berlina dall’Europa, ma non merita tutto questo. Nessuno può offendere l’Italia in questo modo», dice David Sassoli, capodelegazione Pd al parlamento europeo. I due leader hanno sorriso in risposta a una domanda sulle rassicurazioni offerte da Berlusconi sulla crisi… «Quella risata è una fotografia impietosa, e la cosa che fa più rabbia è che il nostro Paese avrebbe tutte le possibilità per farcela, mentre questo governo ci costringe a combattere con le mani legate, senza un’idea, una proposta. Spero che gli italiani esprimano la giusta dose di rabbia per tutto questo…». C’è un ultimatum all’Italia. «La situazione è drammatica e la riunione del Consiglio europeo lo ha consacrato. Siamo in una guerra, davanti ad un’Europa, quella di Merkel e Sarkozy, che presenta anche un volto egoista. L’Italia avrebbe tante buone ragioni da spendere, anche di …

"La scelta che il premier non può più rinviare", di Mario Calabresi

E’ odioso essere commissariati, essere cittadini di uno Stato a sovranità limitata, a cui premier stranieri dettano l’agenda delle riforme e impongono tre giorni di tempo per dare risposte. È irritante assistere ai risolini e agli ammiccamenti di Merkel e Sarkozy quando sentono parlare d’Italia e di Berlusconi: ciò non è accettabile ed è irrispettoso. È umiliante ascoltare che l’Europa ci considera alla stregua della Grecia, anzi – a quanto ci risulta – al vertice di ieri è stato detto che «in questo momento non solo l’Italia è in pericolo, ma è il pericolo». Il rispetto però ce lo si conquista con la credibilità e mantenendo gli impegni e tutto questo a noi manca da troppo tempo. Siamo il malato d’Europa perché il governo è paralizzato e non riesce a indicare una direzione di crescita e riforme. In tutto il Continente, pur tra mille divisioni, si concorda su una cosa: o il premier italiano cambia improvvisamente marcia o – per il bene di tutti – si fa da parte seguendo l’esempio spagnolo. La Stampa 24.10.11 …

"Commissariati da "Merkozy"", di Tito Boeri

Doveva essere il week-end del salvataggio dell´euro e dell´intera costruzione europea. Lo ricorderemo invece per i sorrisi sarcastici di Sarkozy alla conferenza stampa in chiusura del vertice europeo, quando gli è stato chiesto un giudizio sugli impegni presi dal nostro presidente del Consiglio. Lo ricorderemo per gli ammiccamenti fra il presidente francese e Angela Merkel. Lo ricorderemo per il lungo silenzio di quest´ultima di fronte ai dubbi espressi in modo così evidente sulla credibilità di chi rappresenta il nostro Paese. Questo teatrino non solo è umiliante, ma anche ha dei costi per tutti noi: è difficile per chi guarda all´Italia dall´estero scindere le opinioni sul nostro presidente del Consiglio da quelle sulle nostre istituzioni. Ieri il “duunvirato Merkozy” ha operato un netto distinguo tra, da una parte, Grecia e Italia e, dall´altra, gli altri paesi coinvolti nella crisi del debito. Si sono rivolti a Berlusconi e a Papandreou come se fossero loro il problema, come se avessero “la stessa faccia”, e le nostre istituzioni fossero della “stessa razza” di quelle che in Grecia hanno per …