Tutti gli articoli relativi a: economia

"Mezzo milione di famiglie non riesce a pagare l’affitto. I proprietari evadono il fisco", di Bianca Di Giovanni

La casa sfugge ancora al fisco e pesa sempre di più sulle tasche degli inquilini. Il doppio allarme arriva dalla Cgil, che ha sfornato gli ultimi dati sull’evasione e sull’emergenza abitativa per le fasce più deboli. Proprio nel giorno in cui scatta la possibilità per gli affittuari di denunciare i proprietari che non dichiarano l’importo delle locazioni, a cui saranno applicate supersanzioni, introdotte con l’avvio della cedolare secca (l’aliquota piatta al 21% o al 19% in caso di contratti concordati). DRAMMA ABITAZIONE «Il settore della casa vive una situazione drammatica, da un lato l’Istat ci dice che il15%delle famiglie italiane che vivono in affitto, circa 500 mila, non riescono più a pagarlo, da un altro lato l’83,7% dei redditi immobiliari evade il fisco. Serve una rivoluzione culturale per il settore abitativo che è un’infrastruttura fondamentale per far funzionare il Paese». Così il segretario nazionale del Sunia Daniele Barbieri, intervenendo a Firenze all’assemblea regionale del sindacato degli inquilini. A dare la cifra complessiva delle abitazioni con affitti in nero è Laura Mariani, responsabile delle politiche abitative …

"L'austerity deve colpire la politica", di Mario Deaglio

Senza riduzione del debito pubblico non c’è crescita. Senza crescita, però, la sola riduzione del debito pubblico spinge l’economia verso una nuova fermata. E’ in queste condizioni difficili che la Commissione dell’Unione Europea ha inviato ieri le sue «raccomandazioni» ai ventisette governi degli Stati membri, intenti a preparare le leggi finanziarie per il 2012: una novità del sistema europeo di governo dell’economia, introdotta per evitare ripetizioni della «tragedia greca» della finanza pubblica e impedire politiche troppo disinvolte a spese di tutti. Nelle «raccomandazioni» la Commissione schiaccia fino in fondo il freno del rigore: «Non abbiamo alcun desiderio di imporre l’austerità agli europei – hanno scritto i commissari – ma è un fatto che l’insostenibilità delle finanze pubbliche sta limitando il nostro potenziale di crescita». Giudica generalmente «troppo poco ambiziosi» e troppo vaghi i piani dei governi ai quali indica una serie di priorità: aumento dell’età pensionabile, riduzione dei pensionamenti anticipati, aggancio dei salari alla produttività, semplificazioni burocratiche per le imprese e incentivi per la ricerca e lo sviluppo. Non c’è male sul piano dei principi, …

"Il diritto di critica e le risposte mai date", di Luciano Gallino

Sergio Marchionne ha affermato che l´Italia deve cambiare atteggiamento nei confronti di Fiat Auto. L´Italia dovrebbe diventare più comprensiva nei confronti delle sue strategie. Più aperta al nuovo che esse rappresentano in tema di relazioni industriali e di piani produttivi. Da ciò si dovrebbe anzitutto dedurre che i suoi uffici gli passano da tempo una rassegna stampa largamente incompleta. Una pur rapida scorsa agli articoli pubblicati nell´ultimo anno o due, alle dichiarazioni dei politici, ai comportamenti di due dei maggiori sindacati su tre, porta a concludere che nove articoli su dieci dei maggiori quotidiani, quattro quinti degli accademici, l´intero governo, e perfino gran parte dei politici di opposizione si sono espressi con fervore dalla parte delle strategie di Fiat. Tutti d´accordo: chi critica Fiat si oppone al nuovo che avanza, ai dettami della globalizzazione, allo sviluppo industriale del paese. Quel che vuole l´ad più noto al mondo tra i costruttori d´auto (pochissimi tra il pubblico sanno chi sia l´ad di Volkswagen, del gruppo Peugeot-Citroen, di Ford, ma tutti sanno chi è il grande comunicatore a …

"Si chiama libertà ma è capitalismo", di Lelio Demichelis

«I confini della libertà economica»: è questo il tema intrigante e ambivalente del Festival dell’Economia di Trento che si chiude domani. Dove la parola-chiave sembra appunto «confini» (fisici, etici, culturali): importante ieri ma ancor più oggi, dopo quest’ultima crisi (ancora in corso) provocata da una corrotta idea di libertà economica che ha aperto le porte alla speculazione e ai disastri attuali. Portando allo stesso tempo il capitalismo a conquistare un’egemonia (in senso gramsciano) ormai globale. E apparentemente inattaccabile. Ma cos’è questo neoliberismo imperante da trent’anni? Il termine e seguiamo l’analisi critica dell’inglese David Harvey in L’enigma del capitale si riferisce «ad un progetto di classe mascherato da una buona dose di retorica sulle libertà individuali, responsabilità personale e virtù della privatizzazione, del libero mercato e del libero scambio», progetto che ha legittimato politiche «mirate a ristabilire e a consolidare il potere della classe capitalista». Delocalizzazioni, deregolamentazione, privatizzazioni, indebolimento e divisione del sindacato, ma anche rete e (aggiungiamo) società del divertimento: il «partito di Wall Street» ha conquistato il potere. Producendo quello che Harvey chiama il …

«Donne al vertice? Più crescita e meno crisi», di Francesca Basso

Un palco di prestigio ma tutto al maschile per la conferenza inaugurale del Festival dell’economia di Trento: in questa edizione, però, fanno sapere che la presenza femminile è aumentata. E a difendere la necessità delle quote rosa in prima persona si è prestato Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che ne ha discusso con il vicedirettore della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola. I «confini della libertà economica» -tema centrale di quest’anno -passano anche dalla diversità di genere, sottile linea rossa che esclude le signore dal fare carriera e dall’entrare nella stanza dei bottoni. Lo spunto era il libro «Fatti più in là» di Monica D’Ascenzo. Tarantola affronta il tema, «strategico per il nostro Paese» , citando alcuni dati che dipingono «una situazione estremamente sconfortante» : «L’occupazione femminile è al 46%, venti punti in meno di quella maschile. Se il divario raggiungesse lo zero -calcola -il Pil crescerebbe di 12 punti» . E a livello di vertici le proporzioni fra i generi non migliorano: «Nei consigli di amministrazione delle società non quotate le donne raggiungono …

"L’eredità di Draghi", di Franco Mosconi

La più europea delle istituzioni italiane, la Banca d’Italia, ha l’altro ieri idealmente salutato chi ne è alla guida da cinque anni e mezzo, Mario Draghi. Egli ha voluto esprimere il commosso tributo della Banca tutta a Carlo Azeglio Ciampi, autentico maestro per tanti funzionari che a palazzo Koch lavorano. E maestro per molti di loro è stato il compianto Tommaso Padoa-Schioppa, ricordato dal Governatore con parole molto significative. Che Banca d’Italia sarà senza Mario Draghi? Possiamo scorgere due eredità: la prima riguardante le persone, la seconda le idee e le politiche pubbliche. Le grandi istituzioni si contraddistinguono per la continuità che sanno imprimere alla loro azione, pur nel naturale succedersi delle leadership. Va proprio a merito di Draghi l’aver rinnovato profondamente in questi anni il Direttorio, ove sono entrate personalità di grande esperienza – maturata sia in Banca sia a livello internazionale – come il direttore generale Fabrizio Saccomanni e i vice direttori Anna Maria Tarantola (la prima donna a rivestire questo ruolo), Ignazio Visco e Giovanni Carosio. L’alta dirigenza della Banca d’Italia è …

Draghi , sì alla manovra a giugno «Declino non è ineluttabile», di Paola Pica

Il governatore cita Einaudi: risorgimento politico insieme a risorgimento economico. Basta intrecci corporativi. L’Italia è un Paese con un’economia «insabbiata» ma non è sulla via di un «declino ineluttabile» e per questo deve concentrare gli sforzi per «tornare alla crescita». Nella ripresa bisogna crederci, poiché essa è legata solo in parte a fattori economici e anzi «dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e speranze». È questo il messaggio di Mario Draghi, presidente designato della Bce, alla sua ultima relazione da governatore della Banca d’Italia. L’ESORTAZIONE – «Ciò che può unire è più forte di ciò che divide» è l’esortazione del banchiere centrale che in chiusura delle Considerazioni finali lamenta di sentirsi un po’ come il suo «ben più illustre predecessore» Luigi Einaudi. «A distanza di 5 anni, quando si guarda a quanto poco di tutto ciò si sia tradotto in realtà – dice riferendosi alle riforme – viene in mente l’inutilità delle prediche». «Quale Paese lasceremo ai nostri figli?» si chiede Draghi. «E perché la politica non …