Tutti gli articoli relativi a: economia

"Marchionne brucia i tempi, Torino si avvicina a Detroit", di Gianni Del Vecchio

Il Lingotto sale al 46 per cento di Chrysler. Così controlla il gruppo Usa. Che la Fiat sarebbe diventata americana, lo si sapeva ormai da un bel pezzo, almeno dall’audizione parlamentare di Sergio Marchionne a metà febbraio. Che «la tappa storica», come l’ha definita John Elkann, potesse essere conquistata prima di Pasqua, invece nessuno poteva neanche immaginarlo. Così, fra lo stupore generale, da ieri mattina il gruppo automobilistico torinese controlla di fatto la Chrysler. Il tutto grazie a un accordo secondo il quale la Fiat eserciterà un’opzione call (la facoltà di acquisire il gruppo di Detroit) sul 16 per cento delle azioni degli americani, salendo così dal 30 per cento attuale al 46, percentuale che permetterà a Torino di avere quasi la maggioranza assoluta. Per quest’ultima, poi, c’è poco da aspettare: secondo gli accordi presi col governo americano, Marchionne potrà salire gratis di un ulteriore 5 per cento nel momento in cui riuscirà ad assemblare un’auto ecologica negli Stati Uniti, cosa che dovrebbe avvenire non più tardi di fine anno. Il costo dell’operazione è diviso …

"Un Paese senza energia", di Mario Deaglio

La marcia indietro del governo sulla costruzione di quattro centrali nucleari mira a evitare un «no» popolare non solo in questo referendum ma anche – e soprattutto – negli altri due con i quali gli italiani sono chiamati a esprimersi il 12 giugno: quello sulla privatizzazione dell’acqua e quello sul legittimo impedimento. Un «no» sul nucleare, sull’onda dell’incidente alla centrale atomica giapponese di Fukushima, potrebbe infatti facilmente tirarsi dietro altri due verdetti negativi; e se l’impatto emotivo di Fukushima inducesse più della metà degli elettori a recarsi alle urne – dopo una lunga serie di referendum in cui il «quorum» non è stato raggiunto – l’incidente atomico porterebbe al siluramento sia della privatizzazione dell’acqua sia delle norme sul legittimo impedimento che stanno particolarmente a cuore al presidente del Consiglio. Questo sembra essere il retroscena politico della rinuncia-rinvio del governo sul nucleare. Più rinvio che rinuncia, stando alle dichiarazioni in Senato del ministro delle Attività produttive, Paolo Romani. Il governo sembra poi essere riuscito a provocare divisioni non piccole nell’opposizione mentre l’eventuale acquisto di centrali nucleari …

Question time – Bersani: “Il governo distrugge e annichilisce le energie rinnovabili”

Il segretario del PD, Pier Luigi Bersani ha denunciato oggi alla Camera, durante il Question Time, il comportamento del governo che sta mettendo in crisi tutto il settore delle energie rinnovabili. “Mentre il governo per paura del referendum scappa via dalle sue stesse decisioni sull’impossibile, improbabile, impresentabile piano nucleare, contemporaneamente strema, distrugge, annichilisce il settore delle fonti rinnovabili”, ha spiegato il segretario. “Tutti sanno che il sistema degli incentivi per le rinnovabili andrebbe via via sagomato, ridotto, bilanciato, che gli andrebbe fatta la manutenzione”, ha dichiarato Bersani. “Ma il governo ha dormito per tre anni poi si è svegliato e ha bloccato tutto. Oltre 100000 posti di lavoro, quasi tutti di giovani, sono a rischio. Volete dirci precisamente e urgentemente cosa volete fare?”, ha chiesto da ultimo Bersani al Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Ermete Realacci, responsabile Green economy del Pd, ha replicato al ministro Vito, che ha spiegato le ragioni del governo. “Le Regioni hanno chiesto di cambiare il provvedimento, così come tutti i lavoratori e le categorie sindacali del …

Bersani: "Sulle riforme Tremonti racconta favole, arriva una manovra da 39 miliardi"

Confindustria boccia il Piano nazionale per le riforme del governo:”Deludente, nulla crescita e competitività” Fassina: “Berlusconi non è capace a fare riforme”. “Il Piano nazionale per le riforme (Pnr) è deludente per quanto attiene alle azioni concrete per crescita e competitività. Serve uno scatto di orgoglio per affrontare le urgenze del Paese”. Questa volta non è solo l’opposizione a bocciare la programmazione economica del governo ma la Confindustria per bocca del dg Giampaolo Galli, in audizione difronte alle Commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato in seduta congiunta. Pier Luigi Bersani rilancia e denuncia la stangata che sta per arrivare: “Adesso ci stanno raccontando un’altra favola -ha detto il segretario del Pd durante una manifestazione dello Spi Cgil – nelle quattro paginette che ha presentato Tremonti ci sono due o tre tabelle che dicono che da qui al 2014 serviranno manovre per 39 miliardi di euro. Dove li andiamo a prendere questi soldi? E’ ora di fare una riforma fiscale seria. Non è possibile che l’80% dell’Irpef lo paghino lavoratori e pensionati. Allora chiamiamola …

Carbone pulito, gas e rinnovabili ecco l´energia del dopo-Fukushima", di Maurizio Ricci

Le scelte possibili per la nuova strategia dell´Italia. I fondi risparmiati con la rinuncia al nucleare potranno essere utilizzati per la ricerca. Carbone e metano ripuliti dalla Co2, vento, sole, anche semplicemente gas. L´energia post-nucleare o, più semplicemente, del dopo Fukushima, non è semplice, ma è possibile. Per l´Italia, anzi, grazie al referendum del 1987, più facile. Proprio perchè non abbiamo centrali atomiche, non dobbiamo, come ad esempio la Germania, affannarci a sostituirne, qui e ora, la produzione: il kilowatt nucleare, nelle nostre case, non sarebbe comunque arrivato prima del 2025-2030 e non avrebbe coperto più del 12-13% dei consumi. In realtà, il governo più che rinunciare al nucleare, lo ha accantonato. In linea di principio, fra un anno, il piano energetico promesso ieri potrebbe riesumarlo. Ma, dopo la retromarcia di ieri, sembra azzardato. Quali vie potrebbe, dunque, indicare il piano energetico 2012 e quali suggerimenti possono venire dagli altri Paesi europei? La premessa da cui partire è che, nonostante la propaganda, il nucleare è una energia costosa, perchè costoso è costruire le centrali che …

"Le riforme immobili", di Tito Boeri

«Si tratta di azioni e risorse già previste». Insomma, state cercando di venderci cose già fatte (e risorse già stanziate) spacciandole per nuove. È un´affermazione ricorrente nell´audizione di Confindustria alle commissioni di Camera e Senato. Le due commissioni si sono riunite ieri per discutere i documenti preparati dal governo per il cosiddetto semestre europeo. Le 465 pagine elaborate dall´esecutivo lasciano in effetti poca speranza. L´esame rivela che l´acronimo Pnr dovrebbe essere declinato come “Proprio nessuna riforma”. Del Piano nazionale delle riforme non c´è traccia se non nel senso che si prevedono piani (sul lavoro, la conciliazione tra lavoro e famiglia, etc.), insomma piani che generano altri piani. Doveva delineare un piano d´azione per i prossimi tre anni. Ma la politica economica contemplata da qui a fine legislatura ha come obiettivo strategico il rinvio ai posteri di manovre molto pesanti senza avere nel frattempo varato alcun provvedimento favorevole alla crescita, quindi tale da ridurre l´entità dell´aggiustamento dei conti pubblici necessario dal 2013 in poi. Vediamo i numeri. Il governo in carica nella prossima legislatura dovrà immediatamente …

"CGIL: Tremonti ha un piano cinico e poco ambizioso", di Bianca Di Giovanni

Poco realistico, poco ambizioso e persino cinico e opportunista. Questa l’analisi impietosa della Cgil sul Def (Documento di economia e finanza) appena varato dal governo. A esporre davanti alle commissioni Bilancio di Senato e Camera il giudizio inappellabile è stato ieri Danilo Barbi, segretario confederale di Corso d’Italia, assente Susanna Camusso per l’appuntamento di oggi a Torino con Sergio Marchionne. Partiamo dal cinismo. In sostanza – sostiene la Cgil – il governo scarica su altri «la sua incapacità di operare politiche che dovrebbero ribaltare logiche di propaganda e galleggiamento », si legge nel testo depositato in Parlamento. In altre parole: non ha il coraggio di fare una vera manovra. Eppure servirebbe, visto che il governo punta a ridurre la spesa pubblica intorno al 5,5% di qui al 2014, ma scaricando tutto l’onere sull’ultimo anno, che prevede una manovra di aggiustamento tra i 35 e i 40 miliardi (2,3% del Pil). Prima di quella data si punta a unpuro galleggiamento, che non affronta il nodo più importante dell’economia italiana: la crescita. È quella la strada del …