"Stop di Tremonti allo shopping francese ma è troppo tardi per la linea del Piave", di Massimo Giannini
Sospeso tra colbertismo e mercatismo, Giulio Tremonti minaccia di chiudere le frontiere ai conquistatori francesi, che si stanno comprando l´Italia a pezzi. Giù le mani da Parmalat, Edison, Autostrade, tuona il superministro. Ha mille ragioni. Ma la sua battaglia a difesa della famosa «italianità» rischia purtroppo di essere velleitaria, inutile, tardiva. Tremonti fa bene a invocare l´«interesse nazionale», di fronte all´invasione delle multinazionali che, come nel crepuscolo del nostro Rinascimento, stanno trasformando il Belpaese in una terra di conquista. Fa bene a declinare la tutela dei pochi «campioni nazionali» rimasti secondo la triade inscindibile «Europa-mercato-strategicità». Fa bene a scattare, quando in ballo non c´è più solo una «commodity» del lusso (come in fondo è Bulgari, appena rilevata dal colosso Lvmh) ma un «gioiellino» dell´alimentare (come è a tutti gli effetti Parmalat, nel mirino del gigante Lactalis) o a maggior ragione un «marchio» dell´energia (come invece è Edison, preda del titano Edf). Ma purtroppo la «moral suasion» di Tremonti con l´ambasciatore francese La Sabliere non può funzionare. È velleitaria. Perché se è vero che la Francia …
