«L'inflazione ritorna a preoccupare», di Franco Bruni
Le statistiche italiane e dell’area dell’euro mostrano che nel 2010 l’inflazione ha accelerato. In parte ciò dipende da una qualche ripresa dell’attività economica, che era precipitata l’anno precedente. Ma la disoccupazione è stata tanta e crescente. Non è certo il mercato del lavoro a spingere la dinamica dei prezzi. È invece colpa dei margini dei settori meno competitivi, dove i produttori e i commercianti hanno più potere di mercato, come quello dell’energia, e delle quotazioni di materie prime e prodotti agro-alimentari, che crescono insieme alla domanda impetuosa dei Paesi emergenti e sono spesso gonfiate dalla speculazione. Per ora l’aumento dei prezzi al consumo rimane prossimo al tetto del 2% fissato dalle autorità monetarie. Ma non mancano ragioni per preoccuparsi, visto che il tetto è raggiunto in presenza di andamenti tutt’altro che brillanti della domanda di beni e servizi, della produzione e dell’occupazione. Il pericolo è che un più alto tasso di inflazione entri nelle aspettative di medio termine dei consumatori e dei risparmiatori, delle imprese e dei lavoratori. Se crescono le attese di inflazione essa …
