"Il pericolo del ritorno al passato", di Luigi La Spina
Ci sono motivi contingenti. Ci sono evidenti pretesti. Ci sono persino questioni caratteriali. Ma sarebbe davvero miope e provinciale non alzare lo sguardo sul preoccupante segnale che la cacciata di Alessandro Profumo manda alla comunità economica e politica internazionale. Un segnale che supera la sorte personale di un manager e sul quale, invece, va concentrata l’attenzione, perché svela, con il massimo clamore mediatico, il rischio di una involuzione del sistema finanziario nel nostro Paese. L’ex amministratore delegato di Unicredit ha pagato certamente anche una serie di errori che, negli ultimi anni, hanno offuscato, ma non possono far dimenticare, il fondamentale successo della sua carriera: essere riuscito a costruire, nei quindici anni del suo mandato in piazza Cordusio, la seconda banca europea, l’unico istituto di credito italiano con una vera, grande apertura sullo scenario del mondo. Una posizione brillante, ma anche scomoda, perché esposta più di altre banche ai contraccolpi della crisi internazionale. Ma una vocazione alla quale non si deve rinunciare, per non tornare a rinchiudersi nel vecchio orizzonte dei confini nazionali. Quello preferito dalla …
