Tutti gli articoli relativi a: economia

"Il pericolo del ritorno al passato", di Luigi La Spina

Ci sono motivi contingenti. Ci sono evidenti pretesti. Ci sono persino questioni caratteriali. Ma sarebbe davvero miope e provinciale non alzare lo sguardo sul preoccupante segnale che la cacciata di Alessandro Profumo manda alla comunità economica e politica internazionale. Un segnale che supera la sorte personale di un manager e sul quale, invece, va concentrata l’attenzione, perché svela, con il massimo clamore mediatico, il rischio di una involuzione del sistema finanziario nel nostro Paese. L’ex amministratore delegato di Unicredit ha pagato certamente anche una serie di errori che, negli ultimi anni, hanno offuscato, ma non possono far dimenticare, il fondamentale successo della sua carriera: essere riuscito a costruire, nei quindici anni del suo mandato in piazza Cordusio, la seconda banca europea, l’unico istituto di credito italiano con una vera, grande apertura sullo scenario del mondo. Una posizione brillante, ma anche scomoda, perché esposta più di altre banche ai contraccolpi della crisi internazionale. Ma una vocazione alla quale non si deve rinunciare, per non tornare a rinchiudersi nel vecchio orizzonte dei confini nazionali. Quello preferito dalla …

Fincantieri: l'ennesimo fallimento di governo

2.500 posti di lavoro a rischio. I senatori del Pd hanno presentato una interrogazione urgente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministro del Lavoro, per convocare al più presto un tavolo istituzionale tra tutte le parti interessate. Penati: “E’ gran bazar del voto, ma per i lavoratori niente. Il ministero dello sviluppo è merce di scambio” Negli ultimi due giorni, sono giunte in successione, prima la notizia dei 2000 esuberi da Alitalia, poi l’annuncio del pesantissimo ridimensionamento di Fincantieri, con 2.500 operai da mandare a casa. Gli operai non vogliono perdere il loro posto e nella pensiola sorrentina hanno bloccato la statale, mentre altri sono saliti su una gru, sono costretti ad azioni eclatanti per richiamare l’attenzione del governo. Sono segnali gravissimi, che indicano come “è la base industriale del nostro Paese continua a soffrire e a restringersi nella totale assenza del Governo, mentre l’Italia ha bisogno di una politica economica vincolata al risanamento, ma orientata alla crescita” come denuncia Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro nella segreteria nazionale del PD. Invece servono …

«Il federalismo e le chiacchiere», di Claudio Martini

È in pieno svolgimento a Cagliari la Festa Nazionale del Pd sugli Enti locali. Molti i dibattiti, alta la partecipazione, viva l’attenzione dei cittadini. Il successo della Festa conferma la necessità di prestare ascolto all’allarme popolare sul destino dei servizi essenziali e sulle politiche sociali, in questo momento di pesanti tagli governativi alla spesa pubblica locale, di smantellamento del welfare nazionale. La Festa è l’occasione di un’originale riflessione sul federalismo possibile e necessario, fuori dalle estenuate polemiche romane. La scelta di Cagliari non è casuale. La Sardegna è regione crocevia: statuto speciale, storico autonomismo e recenti spinte indipendentiste, volontà di rilancio nel quadro nazionale ed europeo, originalità rispetto al tradizionale meridionalismo. Da Cagliari si guarda al federalismo senza sospetti ma con approccio assai problematico, molto esigente. E con totale disdegno della retorica strumentale sul “federalismo ormai cosa fatta”: per i decreti delegati in costruzione nulla sarà effettivo prima del 2016! Alla domanda “c’è da temere o da sperare con il federalismo?”, la risposta di Cagliari è semplice e chiara: dipende! Dipende da come verrà costruito, …

Più qualità per uscire dalla crisi

Intervista all’economista Travaglini: “In Italia si è puntato solo sulla flessibilità e sulla moderazione salariale. Ma per aumentare la produttività contano quantità di capitale, tecnologie e il livello qualitativo. Serve una vera politica industriale” La crisi dell’economia reale ha ormai due anni. A lungo negata da chi ci governa, è ormai diventata una realtà per tutti anche se c’è chi, dopo averne finalmente ammesso l’esistenza, l’ha dichiarata quasi subito già alle spalle. Nel frattempo c’è stato (e purtroppo c’è ancora) un boom della cassa integrazione e insieme uno stillicidio di chiusure di imprese. Insomma il problema occupazione nel nostro paese sembra sempre più grave. A che punto siamo? E soprattutto, come siamo arrivati a questa situazione? Ne parliamo con Giuseppe Travaglino, docente di economia politica all’Università di Urbino, che al pianeta mercato del lavoro e alle sue orbite ha dedicato molti studi e più di un libro (tra questi, segnaliamo ai lettori “L’economia italiana del nuovo millennio”, scritto con Enrico Saltari per i tipi di Carocci). E partiamo dall’attualità. Uno degli indicatori più importanti, quello …

"La Cgil riapre al confronto su contrattazione e fisco", di Giorgio Pogliotti

La Cgil deve uscire dall’angolo e «riconquistare il potere contrattuale», senza arroccarsi nella difesa dell’esistente. Parlando al direttivo che oggi avvierà le procedure per la sua successione, Guglielmo Epifani ha sottolineato – con chiaro riferimento alla Fiom che preme per lo sciopero generale –, che pur senza chiedere passi indietro a nessuno, occorre abbinare alla protesta la capacità propositiva: «Di fronte ad un attacco di queste proporzioni non sarà solo il conflitto a consentire la riconquista dei tavoli di confronto – ha detto –. Al conflitto bisogna unire capacità di proposta, la difesa del contratto nazionale è essenziale, ma passa per l’innovazione del contratto nazionale stesso». Quindi tutta la Cgil sosterrà la giornata di mobilitazione della Fiom del 16 ottobre perché «non possiamo accettare che il sindacato più grande non sieda ai tavoli e non faccia gli accordi», ma al tempo stesso «bisogna trovare assieme le vie d’uscita da questa situazione». Per Epifani è «pretestuoso e falso dire che la Cgil non firma contratti», a questo proposito ha ricordato i «50 contratti nazionali firmati unitariamente …

"La ripresa rallenta, Paese in declino, persi 480mila posti di lavoro in 3 anni", di Roberto Mania

Polemica da parte dell´Agenzia delle entrate: le imprese non riconoscono i nostri sforzi. L´Italia è un paese in declino che rischia davvero di perdere il treno della ripresa. Essere fuori dalla recessione non vuol dire essere fuori dalla crisi. L´ultimo rapporto del Centro studi della Confindustria non lascia spazio al facile ottimismo. Anzi. «Nella ripresa la performance dell´Italia è tra le peggiori, così come lo era stata nella recessione. La crisi ha portato bruscamente al pettine i nodi strutturali che rendono meno attrattivo e dinamico il paese», sintetizza il report illustrato ieri dal direttore del Centro studi Luca Paolazzi. Dunque un´economia che cresce poco (+1,2 per cento quest´anno e +1,3 il prossimo rispetto a un +1,6 previsto in precedenza), con meno occupati (ne abbiamo già persi 480 mila nella recessione e solo il prossimo anno cresceranno dello 0,4 per cento), con consumi sostanzialmente fermi (+ 0,4 per cento nel 2010 e + 0,7 per cento nel 2011). Un´Italia che con questi ritmi, e le sue zavorre, tornerà ai livelli di crescita pre crisi solo nel …

"Lotta alla povertà: nel 2008 metà dei fondi andata ai ricchi", di Bianca Di Giovanni

Dove vanno i soldi pubblici? In questa Italia governata dal duo Berlusconi- Tremonti prendono sempre la stessa direzione: dai poveri verso i ricchi. Con l’arrivo della crisi i soldi del sud sono andati al nord. E non solo. Le risorse destinate ai più poveri sono finite nelle tasche della classe media o addirittura dei ricchi. STUDIO Da uno studio effettuato dallo Spi Cgil che elabora i dati della Commissione di indagine sull’esclusione sociale emergono numeri disarmanti. Sui circa 4,6 miliardi di euro destinati attraverso varie misure alle famiglie meno abbienti, solo un terzo è andato a quelle che ne avevano davvero bisogno. La metà è finito nei bilanci delle famiglie ricche e del ceto benestante. «la politica sociale di questo governo ha tolto ai poveri per dare ai ricchi – dichiara Carla Cantone, segretario generale Spi Cgil – La via maestra per redistribuire la ricchezza resta quella fiscale. Lotta all’evasione e tassazione delle rendite più elevate per reperire le risorse necessarie a contrastare la povertà e aumentare il reddito di lavoro e pensioni». Le voci …