Tutti gli articoli relativi a: economia

L'Italia scala la classifica della pressione fiscale e si porta al quinto posto con la Francia

L’Italia scala la classifica europea (Ue-27) per la pressione fiscale: nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008 (42,9%). L’Italia si colloca così al quinto posto, insieme alla Francia, in Europa per pressione fiscale. Nel 2008 era al settimo posto. È quanto risulta dai dati sui “Conti ed aggregati economici delle amministrazioni pubbliche” nel 2009 diffusi oggi dall’Istat. Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l’anno dell’Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%). A pesare una diminuzione del Pil maggiore della diminuzione delle entrate. La flessione delle imposte dirette è dovuta essenzialmente al calo del gettito Ires (-23,1%) rispetto al 2008, mentre quella delle imposte indirette ha risentito delle significative diminuzioni del gettito dell’Iva (-6,7%) e dell’Irap (-13%). L’andamento dei contributi sociali effettivi riflette la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell’importo medio pro-capite, che ha parzialmente compensato la flessione dell’occupazione. L’incidenza sul Pil del prelievo tributario …

"Pensioni cosa cambia",di Federico Pace

E’ l´attesa la pena a cui viene costretto, suo malgrado, l´italiano sul punto di andare in pensione. E da gennaio 2011, questa penadiventerà ancora più grave. Fino a oggi si trattava di qualche mese. Dall´anno prossimo, con le norme inserite nella manovra economica, il “ritardo”, una volta raggiunti i requisiti, arriverà a un anno per i dipendenti e a 18 mesi per autonomi e parasubordinati. Senza alcuna ricompensa. Neppure modesta. Nel limbo ci sono tutti. Dipendenti e collaboratori. Del pubblico e del privato. Donne e uomini. Chi andrà più tardi. Un dipendente che ha raggiunto i 65 anni e che riceverà una pensione legata agli ultimi stipendi (sistema retributivo), dopo il primo gennaio del 2011 non potrà andare di fatto in pensione, ma dovrà aspettare i 66 anni. Così come chi matura il diritto con 40 anni di contributi. Con la beffa che l´anno in più non avrà effetti sulla pensione. Verrà conteggiata la stessa quota dell´anno precedente: l´80 per cento della retribuzione. Simile beffa subirà chi andrà in pensione con il sistema contributivo, cioè …

"Il futuro ha bisogno di alternative", di Barbara Spinelli

D’un tratto, come se la crisi economica cominciata nel 2007 non fosse passata da queste parti, è riapparsa nei vocabolari un’espressione molto usata negli Anni 80: «Non c’è alternativa». L’acronimo inglese, Tina (There is no alternative), caratterizzò i governi di Margaret Thatcher, e la fiducia che a quei tempi si nutriva nelle virtù indiscutibilmente razionali delle forze di mercato. Queste ultime non andavano regolate: si regolavano da sole, a condizione di esser lasciate senza briglie. Il dogma del mercato mise a tacere dissensi e recriminazioni spesso irragionevoli, ma finì col congelare il pensiero e le sue risorse multiformi. Il fallimento del comunismo accentuò questi vizi di immobilità, perché ogni idea diversa era considerata a questo punto una messa in questione radicale dell’economia di mercato. La stessa parola alternativa era in anticipo screditata, proscritta. Chi aveva l’ardire di pensare o immaginare alternative era accusato di avvelenare e addirittura sovvertire il grande idolo dei fondamentalisti che era il tempo presente. La fiducia nel dogma ha trovato nel 2007 la pietra su cui è inciampata, e cadendo ha …

Sciopero Cgil, un milione in piazza "Tassate i ricchi e sbloccate i contratti", di Valentina Conte

Non siamo un paese rassegnato», dice Susanna Camusso, «emozionata» come ad un esordio, quando le riferiscono i dati di adesione allo sciopero generale di ieri indetto dalla Cgil. Un milione di persone nelle piazze di tutta Italia per dire no alla manovra del governo “iniqua, ingiusta e depressiva” che grava “tutta sulle nostre spalle”. A fine giornata, il sindacato di Gugliemo Epifani, ieri a Vancouver per un congresso internazionale, certifica lo «straordinario successo inaspettato»: 100 mila persone a Bologna, 70 mila a Napoli e Milano, 40 mila a Roma, 25 mila a Palermo, 20 mila all´Aquila, 80 mila in tutto il Veneto. Alte adesioni nelle fabbriche (punte del 100% in quelle metalmeccaniche della Lombardia), negli enti locali e nei trasporti che ieri si sono fermati per 4 ore e hanno causato disagi soprattutto a Roma e Milano, con 86 voli annullati a Fiumicino. In piazza anche gli studenti, i poliziotti, i lavoratori delle aziende in crisi a Cagliari come ad Ancona, e gli operai della Fiom di Pomigliano in corteo a Napoli dietro lo striscione …

"La rivolta dei governatori divide Pdl e Lega", di Marcello Sorgi

La protesta delle Regioni contro il governo che scarica sulle amministrazioni locali il peso maggiore della manovra da ieri ha assunto toni da rivolta. I governatori minacciano nientemeno che di rinunciare alle loro competenze in molte materie su cui da tempo il potere centrale non esiste più. La spiegazione, data a nome di tutti dal presidente della Conferenza Stato-Regioni Vasco Errani, è che tagliando i fondi previsti per una serie di servizi la manovra rende impossibile garantirli, a meno di non procedere, localmente, all’istituzione di nuove tasse per finanziarli. Va detto che era abbastanza prevedibile che sarebbe finita così. La vicenda di un governo che a Roma si vanta di «non aver messo le mani nelle tasche degli italiani» mentre in periferia costringe le amministrazioni a farlo era apparsa chiara da quando l’impianto della manovra fu spiegato per la prima volta. Nel nostro Paese, più che in altri, tagli e tasse si equivalgono: l’Italia, rispetto alla Francia, tanto per fare un esempio, è più avanti in fatto di decentramento: in molte materie come trasporti pubblici …

Sciopero generale Cgil: «Sulle spalle dei soliti noti», di Laura Matteucci

Contro le scelte politiche del governo e per cambiare una manovra sbagliata e ingiusta», queste le motivazioni dello sciopero generale della Cgil: otto ore per i lavoratori pubblici, quattro per i privati (ma i metalmeccanici della Fiom scioperano per l’intera giornata), con manifestazioni e presidi in molte città. Motivazioni che la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia fa finta di non conoscere: «Contro cosa scioperano? – chiede retoricamente – Contro l’Europa, contro i mercati? La manovra va fatta, anche noi crediamo che alcuni aspetti non vadano bene, ma il saldo deve essere quello». La Cgil rassicura la presidente: c’è sì bisogno di una manovra correttiva, ma quella proposta è «ingiusta e depressiva», fatta sulle spalle dei soliti noti, dice la vice segretaria generale Susanna Camusso, a Bologna per la manifestazione cui parteciperanno anche Pd, Idv, Sel e Popolo viola (il segretario Epifani è in Canada per il congresso della confederazione sindacale internazionale). «La manovra è necessaria – continua – anche perché per due anni il governo ha negato la crisi senza mettere in atto alcuna misura …

Una manovra ammazza PIL. Arriva l'ammissione di colpevolezza

Tremonti è costretto a dire la verità: la manovra economica avrà una ripercussione negativa sull’economia. Sacrifici per tutti? No, a pagare saranno sempre gli stessi. “Questa manovra è necessaria, senza si ha il collasso, il crollo”. Fino a qualche mese fa sembrava impossibile che il Ministro Tremonti potesse pronunciare queste parole. L’Italia non subiva la crisi, anzi era solo il Pd che lanciava allarmi catastrofici. Oggi il ministro della fantasia, con tono indispettito, è costretto ad ammettere l’emergenza. Nei dati contenuti nella tabella consegnata dal Tesoro alla Commissione Bilancio del Senato è emerso chiaramente che la manovra voluta dal governo avrà un impatto depressivo sull’economia. Tremonti ha ribadito che “senza questa manovra oltre a non esserci la crescita non c’è più la struttura complessiva”. E finalmente, si è ricordato che il Belpaese ha il terzo debito pubblico al mondo e che i tagli saranno intoccabili. Ma non solo. Il ministro ha invitato anche le Regioni ad aumentare i tagli, un po’ per spartire le colpe e per poter, un giorno, dichiarare: “le tasse e i …