"Anche Marchionne all’angolo senza patto tra lavoro e capitale", di Stefano Fassina
Un filo rosso lega l’offensiva del Governo sull’art. 41 della nostra Costituzione, la soluzione cercata dalla Fiat per Pomigliano e il carattere oggi dominante della politica economica europea. È il filo dipanato dalle destre europee, più o meno brutalmente a seconda delle varianti nazionali, della regressione della democrazia all’insegna del principio «più crescita, più lavoro, meno diritti». È un filo teso per segnare una frattura culturale e storica prima che politica: da una parte, l’economia sociale di mercato ed il welfare universalistico, cardini della cittadinanza democratica; dall’altra, l’assetto mercantilista a scala continentale perseguito dalle leadership e dall’opinione pubblica tedesche. Da una parte, il residuo inservibile della seconda metà del ‘900 europeo; dall’altra, l’amaro, ma necessario, calice della modernità dolorosa imposta ai lavoratori e alle lavoratrici dalla globalizzazione. Da una parte, «i conservatori», nostalgici di un improponibile patto tra capitale e lavoro quale condizione fondamentale della cittadinanza democratica; dall’altra, «i moderni», rassegnati o entusiasti a seconda delle classi sociali rappresentate. Su Pomigliano, Luciano Gallino chiede un atto di saggezza a Marchionne, mentre per i lavoratori Eugenio …
