Tutti gli articoli relativi a: economia

Romano Prodi: «Ci vuole più Europa: ce lo deve dire Obama?», di Nini Andriolo

Se presa per tempo questa crisi sarebbe stata perfettamente gestibile, adesso tutto è più difficile”. Critico per i “ritardi” che hanno contraddistinto l’intervento dell’Europa nella crisi greca, Romano Prodi prova a guardare al dopo, a ciò che sarebbe urgente mettere in campo per “arginare” la speculazione che approfitta “del ruolo debole della politica e delle sue incertezze”. Se ne può uscire, quindi. A patto “che non prevalga quell’istinto al suicidio che a volte accompagna il vecchio continente”, dove “l’interesse generale spesso soccombe di fronte a quello particolare e all’egoismo degli stati nazionali”. La memoria del Professore torna agli anni Ottanta, alla caduta del Muro di Berlino. Allora, ricorda, “tutti si mobilitarono per aiutare la Germania dell’unificazione che attraversava un momento difficilissimo”. Insomma “quando non si risponde con più Europa e non con meno Europa” i problemi si presentano in modo diverso. Mai e poi mai l’ex premier criticherebbe apertamente Angela Merkel, ma il riferimento esplicito al voto nel North-Rhine Westfalia – nel suo editoriale pubblicato ieri sul Messaggero – e ai “governanti” che hanno agito …

"I golpisti del mercato", di Rinaldo Gianola

Il problema, dunque, non è solo la Grecia. La crisi non è riconducibile esclusivamente ai conti fuori controllo dei greci ai quali i giornali tedeschi suggeriscono di vendere l’Acropoli per rispettare i sacri parametri di Maastricht. Nel giro di tre giorni l’Europa è passata dalle difficoltà «circoscritte» di un singolo paese, il più debole sotto il profilo finanziario, a una «crisi sistemica», parole del presidente della Bce Trichet, che mette in discussione non solo gli eredi della dracma ma l’intera costruzione dell’Unione e della moneta unica. In poche ore le fiamme e le tragiche violenze di Atene sono passate quasi in secondo piano rispetto alla destabilizzazione che dai mercati è salita fino alle cancellerie che, solo dopo l’intervento preoccupato del presidente Obama su Angela Merkel, hanno deciso di ritrovarsi per il week end a Bruxelles per decidere un piano straordinario di interventi. Non sappiamo se le misure decise stroncheranno l’attacco della speculazione dei mercati ai governi, all’Unione e all’Euro. È certo, tuttavia, che anche questo maxi piano dell’Europa non risolverà i problemi di fondo, non …

"La cena dei Paperoni", di Franco Cardini

Diciamo due cose chiare e semplici, modeste, da gente che lavora, a proposito dell’affare Scajola e delle sue ripercussioni. La faccenda, certo, è ancora agli inizi: potrebbe fermarsi nel solito vicolo cieco o potrebbe andar lontano, magari innescandosi con altre questioni, altri fenomeni. Certo, dopo parecchio tempo di palude punteggiata dalle trovate del presidente del consiglio, qualcosa sembra misteriosamente ripartito, qualcos’altro rimesso in gioco. Così, di punto in bianco. Non sono cose tutte né del tutto chiare; né tantomeno allegre. Ma ci sono. Ricordiamole in ordine sparso. Il disagio di Fini e dei “finiani”; il malessere in Grecia, scoppiato tragicamente senza dubbio perché ci sono i provocatori e i teppisti, ma anche perché la gente comune non ci sta a pagar tutta e soltanto lei il prezzo d’una crisi sulla quale altri hanno guadagnato. L’ambigua vittoria dei conservatori in Inghilterra, che se vorranno governare avranno bisogno dell’appoggio di una specie di new link. E magari lo strano caso della conferenza di New York sul nucleare, dove Ahmedinejad è stato circondato dall’ostracismo internazionale e il papa …

«I cerotti non curano la malattia», di Mario Deaglio

Non è sufficiente mettere un «cerotto» sulle ferite aperte dell’economia greca, come si apprestano a fare i leader europei nei prossimi giorni, concedendo ad Atene un prestito troppo a lungo rinviato. Non bastano parole e documenti solenni a dare ai guai di Atene la «risposta forte» auspicata dal presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama. I responsabili delle maggiori economie del pianeta sono troppo spesso vittime della propria retorica, troppe volte hanno parlato in maniera non sufficientemente meditata di crisi superata; troppe volte hanno apposto firme solo apparentemente rassicuranti. In realtà appare più appropriato supporre che il virus all’origine di questa crisi abbia subito una nuova mutazione: sorto nel 2007 in un segmento secondario della finanza americana, quello dei mutui subprime, è mutato la prima volta nell’autunno del 2008 provocando una sensibile caduta di produzione e occupazione in tutti i Paesi ricchi dopo aver devastato la finanza internazionale e distrutto una parte non piccola del capitale finanziario mondiale. Ora sembra mutare nuovamente forma e percorso e ritornare, in maniera più aggressiva, a colpire quella che …

«Pd attento, il liberismo ha fallito», di Cesare Damiano

La crisi economica, che ha colpito duramente l’Italia e che ancora non è stata superata, impone al Pd di indicare chiare scelte di prospettiva. La ripresa lenta confermata nei giorni scorsi dall’Ue, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il nostro paese e la fragilità dei conti pubblici, gravati da un debito destinato a salire nei prossimi anni oltre il 115,9 per cento del 2009, richiederanno interventi di risanamento. La situazione internazionale non aiuta. La Grecia sull’orlo della bancarotta, il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda declassate, l’euro in forte discesa, le Borse in picchiata, impongono di avere bilanci pubblici maggiormente in ordine. Risanare si deve. Ma si deve anche riflettere, in Italia come nel resto d’Europa, sui rischi futuri indotti dalle scelte da compiere. Non vorrei che, sulla scorta di questa drammatica situazione, mentre servono riforme incisive per dare regole certe ai mercati e per reprimere la speculazione, si finisse col proporre le solite ricette “lacrime e sangue” che colpiscono i soliti noti: lavoratori a reddito fisso e pensionati, giovani in cerca …

«Nuovi taglia alla cieca», di Stefano Fassina

La tragedia greca ha posto la situazione di finanza pubblica italiana in un quadro di vigile fiducia. È giusto, perché l’Italia ha fondamentali economici e sociali decisamente migliori dei PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). È un bene per tutti, soprattutto per i pi vulnerabili, i disoccupati, i pensionati, non essere tra i Paesi a rischio. Va riconosciuto che G.T 3 è certamente la migliore versione di Giulio Tremonti sperimentata fino ad oggi a via XX Settembre. Infatti, dobbiamo ricordare a quanti oggi celebrano le performance del nostro Ministro che, nelle due versioni precedenti, non aveva avuto altrettanta sensibilità per il bilancio pubblico. Nella legislatura 2001-2006 aveva lasciato in eredità al Governo Prodi un’infrazione comunitaria per deficit eccessivo, un debito pubblico in risalita dopo 13 anni di calo e l’onere politico di un pesante aggiustamento finanziario da compiere. Dobbiamo anche ricordare che l’esecutivo Berlusconi a Maggio 2008 non si è insediato, come il povero Papandreou, ad Atena. A Palazzo Chigi ha trovato i conti pubblici in buon ordine e il debito riportato in discesa Solo …

"Quando manca la politica", di Tito Boeri

E’ stata quella di ieri un’altra giornata di grande nervosismo sui mercati finanziari. Non solo in Europa, ma anche oltre Oceano. Si teme il contagio della crisi greca attraverso un nuovo collasso del sistema finanziario con epicentro questa volta nel Mediterraneo anziché negli Stati Uniti. Moody´s aveva lanciato in mattinata un allarme sul rischio di effetti-domino sul sistema bancario «non solo di Portogallo e Spagna, ma anche di Irlanda, Regno Unito e Italia». La nota dell´agenzia di rating è stata accompagnata da un ulteriore calo dei nostri titoli bancari. La capitalizzazione di borsa di Unicredit, Intesa-San Paolo e Mediobanca si è ridotta di un quarto nell´ultimo mese, trascinando verso il basso Piazza Affari. Tutto questo nonostante le ripetute rassicurazioni di Banca d´Italia sulla solidità del nostro sistema bancario e sul «basso debito complessivo di famiglie, imprese e Stato» nel nostro paese. Cosa preoccupa gli investitori? E perché le rassicurazioni di Banca d´Italia non sembrano sufficienti a placare questi timori? Il problema non è tanto legato all´esposizione delle banche italiane nei confronti dei titoli di stato …