Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Nuovo apprendistato. Si passa da sei a tre anni", di Giuseppe Vespo

Apprendisti cercansi. Da oggi entra in vigore definitivamente il Testo Unico sull’apprendistato, una piccola rivoluzione normativa che nelle intenzioni di chi ha scritto questa legge diventerà la porta d’ingresso nel mondo del lavoro per i più giovani. L’INTESA DI OTTOBRE Il Testo unico nasce dall’intesa siglata il 27 ottobre del 2010 da sindacati, imprese, governo e regioni. Mentre l’accordo definitivo è del 13 luglio del 2011. Il nuovo apprendistato è in vigore già dal 25 ottobre del 2011 ma fino a ieri è rimasto «congelato» per dare la possibilità al mondo imprenditoriale di prepararsi alle nuove regole. In questo periodo transitorio le aziende hanno potuto assumere apprendisti facendo riferimento alle vecchie norme. Ma quali sono le novità? Innanzitutto viene stabilito che le regole dei diversi settori vanno definite con i contratti nazionali o con gli accordi interconfederali. Vengono però fissati dei paletti ai quali tutti devono fare riferimento. Il neo assunto dovrà avere entro trenta giorni dalla firma del contratto un piano formativo individuale. L’apprendistato potrà durare massimo tre anni (cinque per l’artigianato), mentre prima …

"Sul reintegro rispettare lo Stato di diritto", di Luigi Mariucci

In tema di licenziamenti nel disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri si è salvato il principio della reintegrazione, pur nel quadro di un insieme di modifiche che rafforzano i poteri dell’impresa. Ne emerge una nuova versione, molto complessa, dell’art.18 che darà adito a varie controversie interpretative. L’innovazione più corretta riguarda le misure sulla accelerazione delle controversie in sede giudiziaria. In tema vanno contrastati i molti scetticismi circolanti: se non siamo in grado di assicurare tempi decenti alla giurisdizione, in tutte le sue forme (del lavoro, civile e penale) tanto vale rassegnarsi al fatto che siamo un paese di serie B, dato che questo è uno degli handicap più rilevanti sul piano della funzionalità delle nostre istituzioni. Suscitano invece varie perplessità le modifiche dirette ad assumere un carattere permissivo verso le violazioni formali, di carattere procedurale. Invece che mettere mano a modifiche mirate a migliorare la norma si annunciano invece possibili emendamenti peggiorativi, tali da alterare il (difficile) compromesso fin qui raggiunto. Il primo riguarderebbe i licenziamenti disciplinari. In questo caso l’attuale versione prevede …

"Salari al palo, a marzo +1,2%", di Tonia Mastrobuoni

C’era una volta la scala mobile, un meccanismo micidiale che legava automaticamente gli stipendi all’inflazione e creava, a sua volta, aumenti dei prezzi, la cosiddetta «spirale inflazionistica». Ma c’è qualcosa anche nel metodo attuale, che prevede che i sindacati e aziende negozino ogni tre anni gli aumenti in busta paga, che funziona male. A marzo si è registrata la differenza più alta tra la dinamica dei prezzi e quella delle retribuzioni da diciassette anni: ben 2,1 punti percentuali. Una sorta di «tassa occulta» che mina la capacità di spesa dei lavoratori e che incide negativamente sul costo della vita. Mentre gli incrementi in busta paga sono stati dell’1,2 per cento rispetto a marzo del 2011 (e nulli mese su mese), ci fa sapere l’Istat, l’inflazione è aumentata del 3,3 per cento, spinta soprattutto dall’impennata del petrolio e delle materie energetiche. La differenza è del 2,1 per cento, appunto, la forbice più alta dal 1995, quando era stata del 2,4 per cento. L’incremento dell’1,2 per cento, peraltro, è il più alto dall’inizio delle serie storiche, dal …

"L'efficienza è l'unica via d'uscita", di Irene Tinagli

Di fronte agli ultimi dati dell’Istat sulla frenata dei salari si può reagire in due modi. Si può incolpare la crisi, o l’austerità di Monti e invocare nuove contrattazioni più generose o altre forme di supporto al reddito. Oppure si può cercare di fare un ragionamento più approfondito per capire le radici del problema e quali soluzioni possano funzionare o no. La questione dei salari in Italia, e del parallelo rapporto con i consumi (anch’essi stagnanti) è un problema reale e profondo, ma non c’entra tanto con la crisi né con l’austerità. Ha radici più lontane, che hanno iniziato a manifestare i propri effetti prima della crisi. Già nel 2006 i dati dell’Eurostat mostravano come l’Italia avesse salari medi annuali inferiori del 20-30% rispetto a Paesi come Francia o Germania. E nel 2007 l’allora governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, in una relazione presentata alla società italiana degli economisti, lanciò un allarme sulla stagnazione di consumi e salari che affliggeva l’Italia già da alcuni anni. Il vero problema, come indicava Draghi e come ha ribadito …

"Una riforma a favore del più forte", di Luciano Gallino

Le facoltà fondamentali del giudice del lavoro, di contemperamento dei poteri della parte più debole (il lavoratore) e di quella più forte (il datore di lavoro), fatte salve le ragioni di entrambi, vengono drasticamente limitate dal disegno di legge di riforma del lavoro, a partire da quelle che gli assegnava l´articolo 18. In tal modo i licenziamenti individuali e collettivi saranno resi ancora più facili. Sono questi gli esiti più negativi del ddl che il Parlamento dovrebbe cercare di attutire – sempre che non prevalga nella maggioranza la volontà di peggiorarli. Prendere in esame le limitazioni delle facoltà del giudice a tutela del più debole apportate dal ddl è un efficace filo conduttore per non perdersi nelle 79 pagine di questo, per di più irte di dozzine di intricati rimandi a leggi preesistenti. A volte sembra che dette facoltà siano accresciute, ma a ben vedere quasi ovunque sono ridotte. Si prenda l´articolo 18, travestito in modo da apparire un parente della versione originale, ma in realtà radicalmente mutato. Il primo comma dei dieci che nel …

"Formazione permanente e certificazione fanno paura al padrone", di Fabrizio Dacrema

La Confindustria ha chiesto lo stralcio dei quattro articoli sull’apprendimento permanente contenuti nel disegno di legge del Governo “sulla riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”. Una presa di posizione talmente arcaica da far tornare alla mente slogan degli anni settanta in cui gli imprenditori erano chiamati padroni. Sebbene poco commentata dagli osservatori la notizia è infatti rivelatrice degli “spiriti animali” che prevalgono nel mondo imprenditoriale italiano nei momenti decisivi. Confindustria si oppone all’introduzione, finalmente anche in Italia, di una normativa ispirata alla strategia europea di lifelong learning: mentre si fa paladina della flexsicurity ne rifiuta così uno dei presupposti essenziali. La flessibilità del lavoro (in entrata, in uscita, nell’organizzazione produttiva) senza sistemi tesi ad accrescere e valorizzare le conoscenze e le competenze delle persone che lavorano (e che cambiano lavoro) sarà sempre e solo una cattiva flessibilità perché si traduce in precarietà e sfruttamento. Gli articoli che agitano Confindustria prevedono la costruzione di un sistema nazionale per l’apprendimento permanente: definizione del concetto di apprendimento permanente e dei soggetti che concorrono alla …

"Pensioni, enormi risparmi. Ecco perché si possono eliminare certe ingiustizie" di Cesare Damiano

Sul tema dello stato sociale si gioca l’identità dei partiti progressisti europei. Le ricorrenti dichiarazioni di Mario Draghi a proposito della presunta fine del welfare del vecchio continente ci costringono a misurarci con una dura realtà ma, al tempo stesso, ci spingono a non arrenderci di fronte all’esigenza di tutelare la parte più debole della popolazione, soprattutto nell’attuale situazione di crisi. Lo stato sociale europeo, nella sua ispirazione di fondo, non può essere semplicemente cancellato. Il problema è quello di una sua revisione e di una capacità di innovazione che sappia far recuperare alla politica una visione strategica e un progetto di futuro. Per il Partito democratico si tratta di un elemento essenziale di identità politica e culturale, in molti casi percepita dai lavoratori e dai pensionati eccessivamente incerta. Nel dibattito politico più recente comincia finalmente a farsi strada una esplicita critica al liberismo economico e si comincia a mettere in discussione l’eccesso di rigorismo di cui, in Europa, è interprete Angela Merkel insieme alla Banca centrale europea e, a livello globale, il Fondo monetario …