"Un tempo si diceva: L'operaio vale come un cavallo", di Michele Prospero
Le parole pronunciate da Marchionne alla Bocconi (dove se no?), contro i diritti e in difesa di una più agevolata libertà di licenziamento, sembrano ridare fiato ad un vecchio manuale di diritto commerciale. Il suo autore, G. Ferri, resisteva alla modernizzazione, che allora però aveva un altro segno: l’autonomia collettiva e la programmazione, e sosteneva che nell’impresa doveva sempre regnare una asimmetria di potere. La locatio hominis o contratto, non si distingueva dalla locatio bovis, ciò che contava era il pieno comando della proprietà sul lavoro. Già Locke del resto aveva identificato l’operaio e il cavallo, entrambi strumenti passivi a disposizione del padrone. L’essere dell’operaio, come persona coinvolta profondamente nel suo operare, è per il diritto una scoperta piuttosto recente. Da un ventennio ormai il diritto del lavoro classico, che riconosce il valore del corpo che lavora, scricchiola, eroso da una pioggia insistente di nuovi contratti, concepiti per lo più nel segno modernista della flessibilità e della precarizzazione. L’impatto economico che le infinite tipologie contrattuali hanno riversato sulla crescita e l’occupazione non è stato positivo. …
