Tutti gli articoli relativi a: lavoro

” I mali d’Italia e i predatori dell’articolo 18″, di Michele Raitano

Come accadde con Pisapia prima delle elezioni a Milano, l’articolo 18 ogni giorno che passa viene individuato come la causa certa e unica di tutti i mali del sistema economico-sociale italiano: la sua presenza sarebbe l’unica determinante del nanismo delle nostre imprese, della loro scarsa competitività sui mercati, della presenza del precariato, dei pochi investitori internazionali. Andrea Ichino, in un articolo sul Corriere di ieri, hanno individuato nella presenza dell’articolo 18 e nei comportamenti settari dei sindacati la causa dei bassi salari. Nella loro visione, da una parte l’articolo 18 contribuirebbe a contenere i salari, dato che i datori scaricherebbero sulle retribuzioni il costo dell’assicurazione contro la licenziabilità loro offerta, dall’altra la difesa a oltranza degli insiders (gli iper-garantiti) da parte dei sindacati vieterebbe ai lavoratori privi di tutele di essere quanto meno risarciti tramite più alti salari dai rischi derivanti dall’instabilità contrattuale. Se la relazione supposta da Alesina e Ichino fosse vera dovremmo dunque aspettarci un vantaggio in termini di retribuzioni a favore dei lavoratori delle piccole imprese, quelle non coperte dall’art. 18. Al …

"I giovani, il lavoro e i lapsus del governo", di Carlo Galli

Nel momento in cui il governo mette mano alla riforma del lavoro – cioè all´atto politicamente più significativo del suo mandato emergenziale – i recenti lapsus comunicativi di alcuni suoi importanti esponenti sono preziosi non tanto per intentare processi alle intenzioni, quanto perché permettono di inquadrare la dimensione reale dei problemi in gioco. In primo luogo, c´è un problema cognitivo: le élites sociali, economiche, intellettuali del Paese, oggi investite della diretta responsabilità di governo, conoscono l´Italia attraverso stereotipi (la colpa delle nostre condizioni è nel buonismo sociale) oppure attraverso le privilegiate esperienze di familiari e di amici (da cui apprendono che la mobilità è benefica, e che il lavoro gratificante si trova a Washington o a Wall Street o nella Silicon Valley, e non a casa di papà e mamma dove lo cercano, senza trovarlo, i giovani e illusi fannulloni). Questo cortocircuito è il segno che le élites oggi sono distanti dalla massa dei cittadini; la contrazione del ceto medio – già ampia e articolata riserva di energie culturali, sociali e anche politiche – lascia …

“I giovani, il lavoro e i lapsus del governo”, di Carlo Galli

Nel momento in cui il governo mette mano alla riforma del lavoro – cioè all´atto politicamente più significativo del suo mandato emergenziale – i recenti lapsus comunicativi di alcuni suoi importanti esponenti sono preziosi non tanto per intentare processi alle intenzioni, quanto perché permettono di inquadrare la dimensione reale dei problemi in gioco. In primo luogo, c´è un problema cognitivo: le élites sociali, economiche, intellettuali del Paese, oggi investite della diretta responsabilità di governo, conoscono l´Italia attraverso stereotipi (la colpa delle nostre condizioni è nel buonismo sociale) oppure attraverso le privilegiate esperienze di familiari e di amici (da cui apprendono che la mobilità è benefica, e che il lavoro gratificante si trova a Washington o a Wall Street o nella Silicon Valley, e non a casa di papà e mamma dove lo cercano, senza trovarlo, i giovani e illusi fannulloni). Questo cortocircuito è il segno che le élites oggi sono distanti dalla massa dei cittadini; la contrazione del ceto medio – già ampia e articolata riserva di energie culturali, sociali e anche politiche – lascia …

"Il precario tra Monti e Camusso", di Bruno Ugolini

Giovanni, uno dei tanti precari che conosco, mi ha inviato un’Email per dirmi di non essere molto preso dalla curiosità di sapere se c’è stato un incontro segreto tra la Camusso e Monti. Non è questo che lo preoccupa. Così come non lo preoccupa il pranzo, sempre da Monti, con la Camusso, ma stavolta anche con Bonanni, Angeletti e addirittura il presidente della Repubblica tedesca Wulf. Quello che a lui, invece, sta molto a cuore è il suo futuro. Anche perché la ridda delle ipotesi che legge riguardano soprattutto una cosa: l’articolo 18. Lui quasi non sa nemmeno che cosa sia. Giovanni, infatti, da alcuni anni insegue il lavoro del precario, ovverosia vive contratti spesso di breve durata, magari lunghi tre mesi. E ogni tanto viene licenziato, senza bisogno di alcuna motivazione, di natura economica o tesa alla pura e semplice discriminazione. Il padrone (o, pardon, datore di lavoro sia pure intermittente) gli dice “contratto scaduto” e lui va a casa. E non può andare certo dal giudice per chiedere di essere reintegrato oppure di …

“Il precario tra Monti e Camusso”, di Bruno Ugolini

Giovanni, uno dei tanti precari che conosco, mi ha inviato un’Email per dirmi di non essere molto preso dalla curiosità di sapere se c’è stato un incontro segreto tra la Camusso e Monti. Non è questo che lo preoccupa. Così come non lo preoccupa il pranzo, sempre da Monti, con la Camusso, ma stavolta anche con Bonanni, Angeletti e addirittura il presidente della Repubblica tedesca Wulf. Quello che a lui, invece, sta molto a cuore è il suo futuro. Anche perché la ridda delle ipotesi che legge riguardano soprattutto una cosa: l’articolo 18. Lui quasi non sa nemmeno che cosa sia. Giovanni, infatti, da alcuni anni insegue il lavoro del precario, ovverosia vive contratti spesso di breve durata, magari lunghi tre mesi. E ogni tanto viene licenziato, senza bisogno di alcuna motivazione, di natura economica o tesa alla pura e semplice discriminazione. Il padrone (o, pardon, datore di lavoro sia pure intermittente) gli dice “contratto scaduto” e lui va a casa. E non può andare certo dal giudice per chiedere di essere reintegrato oppure di …

“Non ci saranno più vittime fantasma”, di Luciano Gallino

La sentenza di Torino riveste un´importanza fondamentale in tema di tutela della salute sui luoghi di lavoro. Essa stabilisce anzitutto una relazione stretta tra una sostanza alla quale gruppi di lavoratori sono stati esposti in azienda e una patologia che li colpisce anche molti anni dopo. Per oltre un secolo, infatti, le famiglie dei lavoratori deceduti a causa dell´amianto sono state sconfitte in tribunale, con l´eccezione di rari casi individuali. Gli avvocati della difesa, infatti, riuscivano a insinuare nei giudici il dubbio che un cancro alla pleura o al polmone potesse davvero manifestarsi a decenni di distanza dal periodo di esposizione ad esso. In realtà sulla pericolosità delle polveri di amianto, dovuta alla loro conformazione vetrosa, aveva richiamato l´attenzione un´ispettrice di fabbrica inglese sin dal 1898. Nel corso del Novecento la sua denuncia fu seguita da quella di numerosi medici in Francia, Usa, Canada, Germania, Sud Africa, oltre che nel Regno Unito. Ma pur nei casi in cui si era arrivati a una causa, la parte civile ebbe sempre la peggio nel tentativo di dimostrare …

"Non ci saranno più vittime fantasma", di Luciano Gallino

La sentenza di Torino riveste un´importanza fondamentale in tema di tutela della salute sui luoghi di lavoro. Essa stabilisce anzitutto una relazione stretta tra una sostanza alla quale gruppi di lavoratori sono stati esposti in azienda e una patologia che li colpisce anche molti anni dopo. Per oltre un secolo, infatti, le famiglie dei lavoratori deceduti a causa dell´amianto sono state sconfitte in tribunale, con l´eccezione di rari casi individuali. Gli avvocati della difesa, infatti, riuscivano a insinuare nei giudici il dubbio che un cancro alla pleura o al polmone potesse davvero manifestarsi a decenni di distanza dal periodo di esposizione ad esso. In realtà sulla pericolosità delle polveri di amianto, dovuta alla loro conformazione vetrosa, aveva richiamato l´attenzione un´ispettrice di fabbrica inglese sin dal 1898. Nel corso del Novecento la sua denuncia fu seguita da quella di numerosi medici in Francia, Usa, Canada, Germania, Sud Africa, oltre che nel Regno Unito. Ma pur nei casi in cui si era arrivati a una causa, la parte civile ebbe sempre la peggio nel tentativo di dimostrare …