Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Se il sindacato intonasse la Marsigliese", di Eugenio Scalfari

Mi aspettavo una risposta di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, al mio articolo di domenica che si apriva con una lunga citazione da un´intervista che Luciano Lama ci dette nel gennaio del 1978. Me l´aspettavo e la ringrazio vivamente di avercela inviata. Avevo anche deciso che non l´avrei commentata poiché speravo che – pure ribadendo i punti di vista del sindacato da far valere al tavolo del negoziato con il governo – avrebbe dimostrato d´aver capito quale sia la situazione attuale nella quale si trova l´economia dell´Italia, dell´Europa e di tutto l´Occidente. L´intervista con Lama da me citata poteva essere di grande insegnamento: un dirigente sindacale metteva l´interesse generale al di sopra del pur legittimo “particulare” e faceva diventare il sindacato un protagonista attraverso una politica di sacrifici che andavano dalla licenziabilità alla moderazione sindacale, alla riduzione della cassa integrazione, con la principale finalità di far diminuire la disoccupazione e aprire l´occupazione alle nuove leve giovanili. Purtroppo non ho trovato, nella risposta della Camusso, l´intelligenza politica che in altre recenti circostanze aveva dimostrato. È …

"Noi, Lama e la crisi ma il '78 è lontano", di Susanna Camusso

Quante differenze dagli anni di Lama oggi la precarietà è il primo problema Caro Direttore, nel suo editoriale di ieri Scalfari cita un´intervista a Luciano Lama, della quale si tralascia di ricordare le affermazioni sui profitti e sulla funzione “programmatica” dell´accumulazione che è fondamentale nel pensiero di Lama, e nella svolta dell´Eur. La Cgil oggi, come Lama ieri, mette al centro occupazione e lavoro, ma mentre allora i salari crescevano, anche se molto erosi dall´inflazione, oggi siamo alla perdita sistematica del loro potere d´acquisto e ciò rappresenta una ragione importante della recessione in atto. La distribuzione del reddito tra profitti e retribuzioni non aveva lo squilibrio di oggi. Tutti, ormai, leggono in questa diseguaglianza la ragione profonda della crisi che attraversiamo e il motivo per cui le politiche monetariste non ci porteranno fuori dal guado. La diseguaglianza è dettata dallo spostamento progressivo dei profitti oltre che a reddito dei «capitalisti», a speculazione (o si preferisce investimento?) di natura finanziaria. Così si riducono, oltre che la redistribuzione, anche gli investimenti in innovazione, ricerca, formazione e in …

"Quei tabù dei giornali", di Guglielmo Epifani

Il confronto tra governo e parti sociali sul riordino del mercato del lavoro è oggetto di forti pressioni da parte dei due principali giornali del Paese. L’editoriale di ieri del «Corriere della sera» invitava il governo a procedere speditamente per non dare l’impressione di usare due pesi e due misure nei confronti delle costituency sociali di centrodestra e centrosinistra. L’abolizione della cassa integrazione e il superamento dell’articolo 18, insomma, dovrebbero riequilibrare gli interventi sulle liberalizzazioni. Si tratta evidentemente di una tesi senza capo né coda: infatti i durissimi interventi sulle pensioni come e dove andrebbero collocati? E l’inopinato aumento delle accise sui carburanti con il conseguente effetto sull’inflazione? E come si può pensare di fare un confronto prescindendo dal merito e dal rapporto che questo ha con la condizione dell’occupazione, su cui la crisi continua a incidere, o con l’assenza confermata dal governo delle risorse necessarie per una profonda riforma che allarghi le tutele e non le riduca? Ma anche Eugenio Scalfari su Repubblica ha ripreso ieri il tema della responsabilità del sindacato in occasione …

"La povertà che nasce dal mercato del lavoro", di Tito Boeri

Speriamo che i protagonisti dei tavoli sul mercato del lavoro (virtuali o di legno che siano) abbiano trovato il tempo nel fine settimana di leggere i risultati dell´ultima indagine sui bilanci delle famiglie italiane, resi disponibili da Bankitalia nei giorni scorsi. Ci dicono che dal 2006 al 2010 la povertà è aumentata di 6 punti percentuali fra chi ha meno di 45 anni, è cresciuta di poco tra i 45 e i 65 anni e si è ridotta al di sopra di questa età. È un profilo per età che corrisponde perfettamente a quello del precariato: la povertà aumenta perché non si riesce ad entrare nel mercato del lavoro, perché ci sono molti lavoratori poco qualificati con lavori temporanei con bassi salari che non tengono il passo con l´inflazione e perché chi non è tutelato perde il posto di lavoro. Tutto questo spiega anche perché in questi anni si è invertita la tendenza, che sembrava sin qui inarrestabile, alla riduzione della dimensione media dei nuclei famigliari. Il fatto è che giovani tornano a casa perché …

"Più disuguaglianza se tramonta il lavoro", di Massimo Mucchetti

La questione della disuguaglianza dei redditi affiora, s’inabissa e riaffiora come un fiume carsico. Quando la Banca d’Italia ne dà l’aggiornamento statistico, diventa un’emergenza. Quando invece la Banca centrale europea invoca la riforma del mercato del lavoro, e il governo cerca di obbedire, il lamento sulle disuguaglianze cede il passo all’invocazione efficientista della flessibilità, benché fin dai primi Anni 90 alle riforme della contrattazione si sia accompagnata la stagnazione dei salari.

"Una lettera per la Camusso che viene da lontano", di Eugenio Scalfari

“Quando il sindacato mette al primo posto del suo programma la disoccupazione vuol dire che si è reso conto che il problema è angoscioso e tragico e che ad esso debbono essere sacrificati tutti gli altri obiettivi. Per esempio quello, peraltro pienamente legittimo per il movimento sindacale, di migliorare le condizioni degli operai occupati. Ebbene, se vogliono esser coerenti con l´obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati passa in seconda linea. La politica salariale nei prossimi anni dovrà essere molto contenuta e il meccanismo della cassa integrazione dovrà esser rivisto da cima a fondo. Non possiamo più obbligare le aziende a trattenere un numero di lavoratori che supera le loro possibilità produttive, né possiamo continuare a pretendere che la cassa integrazione assista in via permanente i lavoratori eccedenti. La cassa può assistere i lavoratori per un anno e non oltre salvo casi eccezionalissimi che debbono essere esaminati dalle commissioni regionali di collocamento. Insomma, mobilità effettiva della manodopera e fine del sistema del lavoro assistito in permanenza. …