Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Le donne dell'Omsa chiamano il governo: faccia rispettare i patti", di Giulia Gentile

A voce, Golden lady rassicurava per l’ennesima volta sindacati ed istituzioni locali di aver trovato un imprenditore «X» pronto ad acquisire il capannone Omsa di Faenza. E a garantire pure il reimpiego di parte dei 240 lavoratori, quasi tutte donne, dopo che lo storico marchio di calze e collant aveva annunciato due anni fa la decisione di chiudere nel Ravennate per andare a produrre a costi più bassi in Serbia. Intanto, con le mani il gruppo leader nel settore firmava la lettera di licenziamento per tutti i suoi operai romagnoli. Decorrenza: 14 marzo, allo scadere dei due anni di cassa integrazione straordinaria. L’«effetto Marchionne» si fa sentire anche nel settore tessile, nella rossa Emilia-Romagna e in un marchio simbolo per le gambe femminili come Omsa. E così, dopo aver siglato davanti a ministero e istituzioni ben due accordi che promettevano il mantenimento dei posti di lavoro, e anche di un qualche tipo di produzione, nella cittadina ravennate, il 27 dicembre scorso Golden lady ha scelto di agire in deroga totale agli accordi precedenti. Anticipando ai …

"Oggi più che mai è il lavoro la vera priorità", di Guglielmo Epifani

Il Paese a cui si è rivolto il discorso del Presidente della Repubblica è attraversato da preoccupazioni e inquietudini grandi, come poche volte è capitato nel passato. Si avverte l’insidia di una crisi economica e finanziaria solo in parte ascrivibile alle responsabilità nazionali. Una crisi su cui ora gravano il peso delle manovre di aggiustamento dei conti pubblici; la crescita dell’inflazione e la caduta dei redditi da lavoro e pensione; la lunghezza di un ciclo senza crescita economica e le previsioni di una ulteriore caduta dell’occupazione e dei consumi per l’anno che si apre. Innanzitutto grava sull’Italia il rischio di perdere altri 150mila posti di lavoro, o forse anche di più, in tutti i settori dell’industria e dei servizi. Per questo il presidente, senza nascondere la gravita del momento, ha esortato il Paese ad avere fiducia rassicurando che i sacrifici serviranno a fare uscire dalla crisi di oggi sia l’Italia che l’Europa. E parole non diverse hanno usato la cancelliera tedesca e il presidente della Repubblica francese, il quale ha messo la questione sociale al …

"Si lavora al contratto prevalente", di Claudia Fusani

Ci sono i titoli e lascia intravedere solo i contenuti. Perché stavolta sarà tutto «negoziato» con i partiti e le parti sociali seppur «rapidamente». Ma la strada è segnata. Dopo il «salva-Italia» ora in agenda c’è il «cresci-Italia». «Nei prossimi mesi lavoreremo per la crescita» dice il premier Monti ma i tempi saranno «veloci perché non ci è dato di lavorare con calma». Ci sono scadenze serrate, l’euro-gruppo del 23 gennaio e il consiglio europeo del 30». E per quelle date le carte saranno calate sul tavolo: le liberalizzazioni nell’ambito del più vasto capitolo della concorrenza «su cui io, che ancora ricordo qualcosa sul tema, e il sottosegretario Antonio Catricalà saremo incalzanti» sono al primo posto insieme con «il cantiere del lavoro e gli ammortizzatori sociali», linee di sviluppo che Monti vede camminare insieme, intrecciate. Non c’è sviluppo senza lavoro e le chiavi per far progredire entrambi sono più concorrenza e vere liberalizzazioni. le priorità C’è molta Italia a passeggio in un Natale triste e sospeso che aspetta misure concrete. Il premier professore evita annunci …

"Investire sul lavoro: l’Europa torni a scoprire l’attualità di Keynes" di Laura Pennacchi

È stupefacente che l’Italia e l’Europa stiano precipitando in una gravissima recessione senza fare niente per arrestarla e, anzi, aggravandola con politiche restrittive draconiane, irrimediabilmente destinate a comprimere i consumi e gli investimenti. Questo è accaduto al vertice europeo dell’8-9 dicembre, sotto l’imperio del duo Merkel-Sarkozy. In quella sede l’ortodossia mirata a un’austerità fiscale generalizzata è risultata addirittura rafforzata, spingendo l’Europa nel «vicolo cieco» di cui parla Giuliano Amato. E ciò mentre indicatori tutti al negativo la disoccupazione esplosiva, la decrescita del commercio internazionale, lo sgonfiamento del boom dei paesi emergenti compresa la Cina, la moltiplicazione delle misure protezionistiche inducono il Fondo Monetario Internazionale ad evocare il rischio che si ripeta qualcosa di molto simile alla Grande Depressione degli anni 30, con il suo corredo di congiunzione tra recessione e tragedie totalitarie. In questa situazione non dovrebbe sfuggire a nessuno la rinnovata centralità della questione del lavoro, non come ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro (come vorrebbero i sostenitori dell’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), ma come riattivazione di «piena e buona occupazione» con …

«Orario flessibile Così le donne saranno mamme lavoratrici», intervista a Maria Cecilia Guerra di Jolanda Buffalini

Il sottosegretario al Welfare commenta i dati dell’istituto dim ricerca: «Anche l’invecchiamento del Paese peserà sulla condizione femminile» È «uno scenario esplosivo» quello che esce dalla ricerca sulla prospettiva demografica presentata eri dall’Istat: fra 50 anni ci saranno 6 anziani ogni 10 persone attive. Uno scenario, dice Maria Cecilia Guerra, sottosegretario al Welfare, che, insieme ai dati sui tempi di lavoro edi cura, non può essere sottovalutato. Perché le sembra tanto preoccupante il dato sull’invecchiamento? «È una situazione che non si regge. Abbiamo sempre saputo che le donne rischiano di finire ai margini del mercato del lavoro con la nascita di un figlio. Ora assistiamo ad un fenomeno analogo e già rilevante che riguarda la cura dei genitori anziani. E la riforma pensionistica, pur doverosa, lascia scoperto un lavoro di cura di cui fino ad ora si sono fatte carico persone già in pensione». Un milione di donne vorrebbe lavorare ma non può perché non sa a chi affidare i bambini «La questione della conciliazione dei tempi dovrebbe essere un fulcro della riforma del mercato …

"Contratto unico sì, licenziamenti facili no", di Luciano Gallino

Nella discussione sullo stato del mercato del lavoro circolano da anni varie proposte di un contratto unico a tempo indeterminato per le nuove assunzioni di lavoratori alle dipendenze. Proverò a spiegare perché l´idea di un contratto unico, presa a sé, è una buona idea. Che però diventa pessima quando la proposta sia corredata da dispositivi i quali, in sintesi, rendono più facili i licenziamenti. La discussione tra le parti sociali e il governo potrebbe fare qualche passo avanti se si riuscisse a concentrare l´attenzione sul meglio delle proposte in parola, lasciando da parte il peggio. 1. In Italia il problema dell´occupazione è ormai drammatico. Si riassume in due cifre: 3,5 milioni di disoccupati, e 2,5 milioni di precari con contratti di breve durata dal rinnovo incerto, mal pagati anche perché di rado lavorano per dodici mesi filati, privi di effettive tutele sindacali, e un futuro previdenziale da fame. Inoltre stanno invecchiando: il 60 per cento supera i trent´anni e oltre il 20 ha passato i quaranta (dati Ires-Cgil). Sebbene siano due facce dello stesso problema …

"1100 morti sul lavoro nel 2011" di Marco Bazzoni

Oltre 1100 morti su lavoro nel 2011, il 15% di questi lavoratori erano “in nero” o già in pensione, questi sono i dati che ci fornisce Osservatorio Indipendente di Bologna: http://cadutisullavoro.blogspot.com/ diretto da Carlo Soricelli, un operaio in pensione, che fa un lavoro enorme con il suo blog, aggiornando ogni giorno, le morti sul lavoro che ci sono in ogni parte d’Italia. Voglio ricordarVi quello che ci aveva detto l’Inail, cioè, che per l’anno 2010, le morti sul lavoro erano scese per la prima volta dal dopoguerra, sotto quota 1000, per l’esattezza 980. Evidentemente c’è qualcosa che non va nei dati Inail, e viene da se, che sono dati fortemente sottostimati, perché non tengono conto di tutti i lavoratori che muoiono “in nero”. Però sono ancora in tanti, troppi (politici, giornalisti, sindacati, Istituzioni), che prendono questi dati come “oro colato”. Ma i dati dell”Osservatorio ci dimostrano, che ancora tanto resta da fare sul tema della sicurezza sul lavoro. Siamo di fronte ad una vera e propria ecatombe dei morti sul lavoro. E badate bene, 1100 …