Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"La libertà di licenziare non porta ad assumere le imprese: per noi è la domanda che manca", di Luisa Grion

La scarsa flessibilità in uscita non incide sulle strategie aziendali. Proprio le più grandi, dove c´è il vincolo del reintegro, assumono di più. La maggior parte non ha necessità di aumentare l´organico. Un altro 20 per cento lo farebbe se salissero gli ordini. Sondaggio Unioncamere-Excelsior sui motivi di non assunzione nel 2011 Nessuno tira in ballo l´articolo 18. Non si tratta di licenziamenti, di articolo 18, di flessibilità in uscita: il vero guaio, per le imprese italiane, è la mancanza di prospettive a breve termine. Arrivano poche commesse, i dipendenti che già ci sono bastano e avanzano, c´è la crisi dei consumi, c´è un enorme difficoltà di accesso al credito. Ecco perché non ci si lancia in nuove assunzioni: il reintegro del dipendente licenziato senza giusta causa c´entra poco e niente. E´ questo che dicono le aziende italiane e l´atteggiamento emerge con chiarezza se si guarda all´ultimo rapporto Excelsior Unioncamere. Interrogati sulle intenzioni o meno di assumere e – nel secondo caso – sui motivi della mancata creazione di nuovi posti di lavoro, gli imprenditori …

Modello danese? Ecco perché qui è impossibile» Cesare Damiano e quel viaggio a Copenaghen nel 2005 «La flessibilità unita a sicurezza da noi costa troppo», di Enrico Marro

«Già allora, sul posto, capimmo che la flexicurity non si poteva importare in Italia. Anche adesso, a chi guarda al modello danese, direi che la strada da seguire è un’altra perché troppe sono le differenze tra l’Italia e quel Paese del Nord Europa con appena 6 milioni di abitanti, dieci volte meno dei nostri, e un modello sociale e culturale molto diverso». Cesare Damiano (Pd), ex ministro del Lavoro del governo Prodi, in Danimarca ci andò per una settimana, nella primavera del 2005, a studiare il mercato del lavoro che veniva ritenuto dagli organismi internazionali il migliore del mondo. Partirono lui, Tiziano Treu e Paolo Ferrero. I tre erano rispettivamente responsabili Lavoro dei Ds, della Margherita e di Rifondazione comunista. «Ci vedevamo a Trastevere nella casa dove allora abitavo e un giorno ci venne l’idea di andare a vedere come funzionavano le cose in Danimarca», ricorda Damiano. Il gruppetto si riuniva per scrivere i capitoli sociali del programmone dell’Unione, l’alleanza che un anno dopo vinse le elezioni portando Romano Prodi alla guida del governo. Nel …

"Bersani: si lasci stare l’articolo18", di Ronny Mazzocchi

Negli ultimi quindici anni il mondo del lavoro italiano ha conosciuto un profondo mutamento dal punto di vista legislativo, strutturale e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, infatti, l’Italia ha adottato una serie di riforme per rendere il mercato del lavoro meno rigido. Il tutto con l’idea che una maggiore flessibilità sia dei salari sia delle norme che regolano assunzioni e licenziamenti avrebbe favorito la crescita dell’occupazione, ridotto la disoccupazione e incoraggiato la crescita economica. Si tratta di un tema su cui si è tornati prepotentemente nelle ultime settimane, con varie proposte che si sono spinte fino ad auspicare una maggiore flessibilità in uscita attraverso la modifica o addirittura l’abrogazione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. La tesi di fondo è che l’introduzione dei contratti flessibili, ottenuta attraverso il pacchetto Treu del 1997 e la legge Biagi del 2003, avrebbe favorito l’ingresso nell’area dell’occupazione di moltissimi giovani, ma che il permanere di un basso livello di occupazione e l’esplosione del fenomeno della precarietà siano dovuti alla diffidenza delle imprese ad assumere i lavoratori …

"Se l'art. 18 diventa un lusso", di Stefano Rodotà

Gli effetti del decreto “Salva Italia” dureranno a lungo, perché redistribuiscono poteri e risorse. Per questo non è possibile far tacere lo spirito critico, né pretendere una sorta di acquiescenza sociale, alla quale giustamente i sindacati hanno detto di no. Il decreto, infatti, tocca profondamente vita e diritti delle persone. I diritti sono diventati un lusso? L´”età dei diritti” è al tramonto? Di questo discutiamo in questi tempi difficili, e non solo in Italia. E´ tornata l´insincera tesi dei due tempi: prima risolviamo i problemi dell´economia, poi torneranno i bei tempi dei diritti. “Prima la pancia, poi vien la morale” – fa dire Bertolt Brecht a Mackie Messer nel finale del primo atto dell´Opera da tre soldi. Ma l´esperienza di questi anni ci dice che di quel film viene sempre proiettato solo il primo tempo. Vi è una ricerca francese sui diritti sociali intitolata “Droits des pauvres, pauvres droits”. Dunque, “diritti dei poveri, poveri diritti”: diritti sempre più deboli per i più deboli, e che non si sa che fine faranno. Oggi siamo di fronte …

"Tre donne per una riforma", di Chiara Saraceno

Tre donne hanno nelle proprie mani una delle questioni più calde della politica italiana, la riforma del mercato del lavoro e il futuro dell´articolo 18 dello statuto dei lavoratori: la ministra del welfare, la presidente di Confindustria, la segretaria generale del massimo sindacato italiano. Per la cultura e pratica politica italiana è certo una rottura radicale, innanzitutto sul piano simbolico. Non siamo abituati a vedere fisicamente donne monopolizzare lo spazio visivo e comunicativo di processi decisionali importanti giocando tutte le parti disponibili. Ciò è sicuramente un bene in sé, perché rompe il monopolio maschile sui ruoli decisionali che contano. Allo stesso tempo, la diversità non solo di ruoli, ma di interessi e di modi di interpretarli che ciascuna di queste tre donne porta al tavolo della negoziazione è l´esempio più chiaro che l´essere donne, così come l´essere uomini, non produce automaticamente una comunanza di posizioni e interessi. Salvo che per la pretesa di partecipare alla pari degli uomini alle decisioni importanti per la collettività, non vi sono automaticamente posizioni, definizioni di priorità, comuni. Pretenderlo, anche …

"Articolo 18 e ammortizzatori, si apre la partita ed è scontro", di Andrea carugati

La ministra del Welfare Fornero accelera sulla riforma della mercato del lavoro. Conferma la volontà di aprire all’inizio del prossimo anno un cantiere con le parti sociali per arrivare a un obiettivo ambizioso, e cioè eliminare i contratti precari. «Bisogna permettere ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto», spiega in un’intervista al Corriere. Fornero cita una frase di Luciano Lama, «Non voglio vincere contro mia figlia», e rilancia la discussione sull’articolo 18: «Non c’è una ricetta precostituita,manonci sono neppure totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte». Poi concede: «Ci vuole maggiore gradualità nell’introduzione delle nuove regole rispetto a quanto abbiamo fatto sulle pensioni». Tema su cui il ministro rivendica le scelte fatte: «Ci siamo trovati in emergenza, bisognava mandare un segnale deciso all’Europa». Quanto ai prepensionamenti, largamente utilizzati come ammortizzatori sociali, il ministro è netto: «Lo Stato copre questo patto implicito tra aziende e lavoratori …

"C'era una volta Bologna a misura di donna", di Elisabetta Gualmini

Serve una cocciutaggine non comune alle donne italiane per riuscire a lavorare, a crescere i figli e a occuparsi delle innumerevoli attività di cura sia dentro che fuori casa. E così le donne si incamminano rassegnate in due in opposte direzioni, entrambe senza via d’uscita. O si entra nel mondo della produzione e ci si barcamena malamente tra lavoro dentro e fuori casa, lavorando 36 minuti al giorno in più degli uomini, ricevendo una remunerazione spesso inferiore e con scarse possibilità di carriera, ma in compenso con una esposizione record allo stress-lavoro correlato, oppure il lavoro non lo si cerca nemmeno e si rimane a casa con annessa riprovazione sociale per essere “regine del focolare” che per loro comodo non fanno girare l’economia. Tra questi due fuochi si trovano anche le donne, giovani e meno giovani, di Bologna. Città un tempo ambita da ogni “working girl” o aspirante tale. I dati snocciolati ieri dall’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro fanno rabbrividire. L’emorragia di disoccupatiè incontenibile e non risparmia nessuno (+13% tra il 2010e il 2011): …