Tutti gli articoli relativi a: lavoro

Rosarno due anni dopo. "Tornano gli schiavi che lo Stato non vede", di Gianluca Ursini

Mancano pochi giorni, poi carabinieri e polizia inizieranno gli sgomberi. E potrebbe riscoppiare la rivolta, il «terzo riot» di migranti a Rosarno, dopo dicembre 2008 e gennaio 2010. Prima verrà svuotata l’ex fabbrica «Pomona», dove250 tra burkinabè, maliani, nigerini, ghanesi e marocchini si raggruppano senza allaccio elettrico, senza docce né riscaldamento né cucine o bagni chimici, in due vecchi edifici colonici, sotto il ponte della ferrovia sulla strada per Nicotera, in mezzo ai giardini, come si chiamano qui gli aranceti, in una cappa di umidità che ghiaccia le ossa in nottate a 8 gradi. Qui al mattino i migranti cercano lavoro, ma da faticare non ce n’è, nemmeno per gli italiani, «con i prezzi al chilo crollati per le clementine, la realtà in Calabria è che non c’è futuro per l’agricoltura. Forse per tutto il territorio, calabresi inclusi: ieri sono finiti i fondi, in Regione il bilancio ha chiuso i battenti e così sulla Piana di Gioia Tauro ha chiuso il servizio 118; 180mila cittadini non hanno più autoambulanze», sentenzia secco Antonino Calogero dalla Cgil …

"L’accordo possibile su pensioni e casa", di Francesco Lo Sardo

«Il ministro Michel dice che siamo vicini a un accordo sulle pensioni…», riferisce un deputato del Pdl a un collega della commissione bilancio. «Chi?». «Coso, lì, come si chiama… Martone», spiega il primo. «Ah sì, Martone… ma davvero?». Sono passate da poco le quattordici quando la giornata politica cambia di segno. La notte dei partiti era stata cupa. Pd e Pdl, ieri, s’erano si sono svegliati con l’amaro in bocca. La freddezza con cui nelle loro apparizioni televisive del martedì sera, dietro algide formule di cortesia, Monti e la Fornero, con accenti diversi, erano parsi liquidare ogni possibilità di serie modifiche al decreto salva-Italia, che i due principali partiti della maggioranza concentravano sui nodi casa e pensioni, avevano indispettito non poco Pd e Pdl. Il cambio di rotta annunciato ieri da Michel Martone, viceministro del welfare, approdato a Montecitorio e sbarcato al molo della commissione lavoro, ha fatto capire che le cose, nel corso della mattinata, stavano prendendo tutt’altra piega. I due partiti-pilastro della maggioranza, in poche parole, hanno puntato i piedi: e l’effetto dell’irrigidimento, …

"Crolla la formazione professionale", di Emanuela Micucci

Meno abbandoni. Pochi iscritti alla formazione professionale. Calo dei frequentanti e delle risorse alle scuole per adulti. Il Censis fotografa la dispersione scolastica italiana nel 45° Rapporto annuale, presentato venerdì a Roma (www.censis.it). Mentre dal Parlamento europeo arriva la ricetta per contro gli abbandoni nell’Unione: obbligo d’istruzione a 18 anni, scuole di seconda opportunità, coinvolgimento di enti pubblici, servizi sociali e sanitari. Lontani dall’obiettivo europeo del 10% di dispersi nel 2020, in Italia i 18-24enni con la sola licenza media non inseriti nei percorsi formativi sono scesi nel 2010 dal 19,2% al 18,8%, tranne al Centro (14,8%). Tuttavia, punti critici e discontinuità d’intervento influiscono sulla prevenzione e lotta alla dispersione. Eppure, spiega l’UE, già una riduzione dell’1% degli abbandoni permetterebbe all’economia europea di avere 500mila giovani lavoratori qualificati in più al giorno. Nel biennio delle superiori i dispersi sono saliti dal 15,6% nel 2006-07 al 16,7% nel 2009-10, in misura maggiore nei professionali. Disomogenea la sinergia tra scuola e i soggetti che lottano il disagio giovanile. Il 57% dei 1.000 presidi intervistati dal Censis conta …

"L'anzianità va in soffitta per sempre", di Nicola Mondelli

Dal 1° gennaio 2012 la pensione di anzianità, quella cioè che fino al 31 dicembre 2011 il personale della scuola poteva conseguire alla maturazione delle quote ( 96 nel 2011 e 2012 e 97 nel 2013) sarà soppressa e sostituita formalmente e sostanzialmente dalla pensione anticipata. Niente più quote, quindi, ma tale pensione si potrà conseguire esclusivamente se gli uomini potranno fare valere una anzianità contributiva di 42 anni, le donne 41 anni. Se l’età anagrafica posseduta all’atto della pensione anticipata sarà inferiore a 63 anni verrà applicata una riduzione percentuale pari a 3 punti percentuali per ogni anno di anticipo rispetto a tale età. Le nuove anzianità contributive dovranno essere gradualmente incrementate dalla speranza di vita. É questa una delle pesantissime modifiche in materia previdenziale contenuta nelle disposizioni in materia di trattamenti pensionistici approvate dal Consiglio dei Ministri domenica scorsa. Un’altra, ugualmente pesante riguarda la pensione di vecchiaia ordinaria per accedere alla quale il personale femminile della scuola dovrà avere maturato 63 anni nel 2012 e nel 2013, 64 nel 2014 e 2015, 65 …

"Quelle lacrime in diretta della Fornero", di Aldo Cazzullo

È stato l’unico squarcio nel velo, il solo momento di vita in un’atmosfera rarefatta, davvero da consiglio di facoltà: «Non so se il collega mi vuole correggere», «No, credo che il professore si sia espresso in modo adeguato…». Per fortuna, a un certo punto la Fornero ha pianto. Per fortuna del governo, in evidente deficit di comunicazione, e un po’ anche dei contribuenti e dei pensionati: i quali si sono resi conto che la frustrazione e il dispiacere, la tensione e la sofferenza, non erano soltanto dei governati, ma pure dei governanti. Immagini che oggi faranno il giro del mondo, e diventeranno il simbolo della «Quaresima dopo il carnevale». Fino a quel momento, i sacrifici erano stati comunicati con asciuttezza chirurgica. I sessantenni avevano appreso che avrebbero dovuto lavorare qualche anno in più, commercianti e consumatori si erano sentiti annunciare il secondo aumento dell’Iva in pochi mesi, le famiglie andavano calcolando quanto sarebbe costata la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa; il tutto in un bon ton più da aula universitaria – «come diceva il mio …

"Lavoro, politica, famiglia Donne: i numeri della discriminazione" di Carlo Buttaroni

Nel 2004 una delle più grandi società di brokeraggio degli Stati Uniti è stata condannata a risarcire con 2,2 milioni di dollari una ex dipendente con una motivazione inequivocabile: discriminazione sistematica nei confronti dei dipendenti di sesso femminile. I giudici sono giunti a queste conclusioni dopo aver raccolto 28 ore di testimonianze da cui emergeva, che su 15.000dipendenti le donneche occupavano posizioni di prestigio nell’organico della società, erano solo 17. E per i giudici la società finanziaria non era in grado di fornire una spiegazione ragionevole per la scarsa rappresentanza delle donne in ruoli di management. Negli ultimi anni, nel mirino della giustizia, c’è stata anche un’altra importante banca d’affari statunitense, che secondo la Commissione federale per le pari opportunità, applicava un modello di pratica discriminatoria nei confronti delle lavoratrici. La Commissione, infatti, aveva accolto il ricorso della signora Allison Schieffelin che era stata licenziata puravendo fatto guadagnare alla sua società più di un milione di dollari. Si dirà: per fortuna c’èun tribunale al quale la signora Schieffelin e le altre donne possono rivolgersi. Certo, …

Bersani chiede equità «Adesso paghi di più chi ha avuto privilegi», di Maria Zegarelli

Bersani nell’incontro di ieri sera con il premier ha presentato le proposte del Pd: equità, liberalizzazioni, patrimoniale, per far dare di più a chi finora non ha dato. Nel partito l’obiettivo è: manterere l’unità. Militanti preoccupati. «Andiamo a Palazzo Chigi chiedendo che questa manovra sia equa, che imponga di dare di più a chi finora ha dato di meno e che non sia recessiva, che preveda misure per la crescita e la revisione per le procedure beauty contest, ossia la gara per le frequenze digitali, oltre alla riduzione dei costi della politica». Pier Luigi Bersani con questo spirito ieri sera alle nove e mezza ha incontrato il presidente del Consiglio, insieme ai capigruppo Finocchiaro e Franceschini, sapendo quanto la partita sia difficile e fondamentale. Il Pd appoggia questo governo, con responsabilità, senza porre veti, ma con le «proprie idee», consapevole della grande preoccupazione nell’opinione pubblica e dei rischi, anche in termini di consensi, che corrono al Nazareno. Le «proprie idee» ieri sera erano contenute in una cartella che il segretario ha portato con sé, molti …