"Soffocano in fondo al pozzo. Morti di lavoro come 50 anni fa", di Massimiliano Amato
Erano due invisibili, Antonio e Alfonso. Di loro non c’è traccia d’iscrizione alla Cassa Edile di Napoli, come dire: zero garanzie, zero contributi, zero tutto. Ufficialmente, non sono mai esistiti. Sono morti di lavoro nero, asfissiati dai veleni sepolti nelle campagne di Gomorra. Nelle campagne al confine tra Somma Vesuviana e Ottaviano, dove un tempo comandava “don” Raffaele Cutolo e oggi spadroneggia la camorra-impresa, che nel sottosuolo ha scaricato di tutto: dall’amianto delle fabbriche dismesse ai bidoni pieni di schifezze chimiche provenienti dal Nord. Ma loro, Antonio e Alfonso, tutte queste cose non potevano saperle. Loro erano carne da macello. Due invisibili. Carne da 40 euro al giorno, rischi compresi. «È agghiacciante – commenta sconsolato CiroNappo, segretario della Fillea Cgil di Napoli. – Qui da noi si continua a morire sul lavoro esattamente come cinquanta o cento anni fa». Accanto al pozzo artesiano che ha inghiottito i due invisibili, restituendoli cadaveri dopo un paio di ore di lavoro buone del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco, c’è il cantiere della Statale 268. Un nastro d’asfalto …
