Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Soffocano in fondo al pozzo. Morti di lavoro come 50 anni fa", di Massimiliano Amato

Erano due invisibili, Antonio e Alfonso. Di loro non c’è traccia d’iscrizione alla Cassa Edile di Napoli, come dire: zero garanzie, zero contributi, zero tutto. Ufficialmente, non sono mai esistiti. Sono morti di lavoro nero, asfissiati dai veleni sepolti nelle campagne di Gomorra. Nelle campagne al confine tra Somma Vesuviana e Ottaviano, dove un tempo comandava “don” Raffaele Cutolo e oggi spadroneggia la camorra-impresa, che nel sottosuolo ha scaricato di tutto: dall’amianto delle fabbriche dismesse ai bidoni pieni di schifezze chimiche provenienti dal Nord. Ma loro, Antonio e Alfonso, tutte queste cose non potevano saperle. Loro erano carne da macello. Due invisibili. Carne da 40 euro al giorno, rischi compresi. «È agghiacciante – commenta sconsolato CiroNappo, segretario della Fillea Cgil di Napoli. – Qui da noi si continua a morire sul lavoro esattamente come cinquanta o cento anni fa». Accanto al pozzo artesiano che ha inghiottito i due invisibili, restituendoli cadaveri dopo un paio di ore di lavoro buone del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco, c’è il cantiere della Statale 268. Un nastro d’asfalto …

«Che flessibilità volete ancora? Noi siamo già stati licenziati» di Rinaldo Gianola

Nel dibattito sui «licenziamenti facili», definizione troppo dura e radicale secondo alcuni professori e ministri che più scientificamente si alternano a «Porta a porta» per argomentare di «flessibilità in uscita», bisognerebbe dare la parola a qualcuno che è davvero interessato all’argomento. Giovanni Ferravante, operaio di 56 anni, originario di Benevento e da una vita residente a Settimo Torinese, ha qualche idea precisa e saggia. Racconta:«Sono in cassa integrazione straordinaria, la mia azienda la Global Business è in liquidazione. Quando sento in televisione che vogliono cambiare la legge per rendere più facili i licenziamenti penso che sono diventati tutti matti. È una follia pensare di licenziare, vuol dire non sapere cosa sta succedendo nelle aziende, nelle fabbriche. Oggi le imprese fanno quello che vogliono, ci buttano fuori quando non serviamo più. Io sono fortunato: andrò in mobilità e poi in pensione, i miei colleghi di 30-40 anni, invece, non hanno speranze, è un’impresa trovare un posto. Mia moglie lavora, mio figlio di 25 anni si è laureato, si occupa di biotecnologie, lavora con una borsa di …

"Disoccupazione record fra i giovani e le donne. E i prezzi aumentano", di Laura Matteucci

Balzo della disoccupazione, giovanile e femminile soprattutto, e nuovo aumento dell’inflazione. Sono gli ultimi dati Istat dell’emergenza Italia, che si aggiungono a quelli sui Btp, con i rendimenti alle stelle, allo spread con i Bund a quota 410 punti e all’ennesima seduta di Borsa negativa. Un Paese in ginocchio: tra i giovani sotto i 24 anni uno su tre è senza occupazione (29,3% a settembre, dal 28% di agosto), il dato peggiore dal gennaio 2004. Colpiti i giovani, così come le donne: è «inattiva» quasi un’italiana su due, che quindi non ha, nè cerca, lavoro. Il tasso di disoccupazione a settembre raggiunge l’8,3% dall’8% tondo di agosto, 80mila e oltre posti persi in un mese. La «liberalizzazione» dei licenziamenti, tra i desiderata del governo, appare sempre più intempestiva. Mentre il lavoro si fa impossibile, aumenta il ricorso alla cassa integrazione (a settembre +50%su agosto) e la crescita è questione di zero virgola, prosegue anche il rialzo dell’indice dei prezzi: ad ottobre+0,6%rispetto a settembre, +3,4% in un anno, record dal 2008, soprattutto per effetto delle misure …

"La crisi delle donne over 50 tra famiglia e (poco) lavoro", di Rita Qurzè

Le mamme acrobate? Dilettanti. La nuova frontiera delle fatiche femminili si varca alla soglia dei cinquanta. Quando i figli — ventenni o giù di lì — sono ancora in casa, con addosso le camicie stirate dalla mamma e le gambe sotto il tavolo a pranzo e cena. In ufficio un bel mattino il capo ti accoglie, spalleggiato dal rampante, e giovane, assistente: «Siamo costretti a ridurre il personale, la tua posizione da domani non esiste più». Tradotto: arrivederci e grazie. Non è politically correct mettere a confronto le fatiche delle generazioni, quasi fosse una gara al peggio. Ma almeno rende l’idea. E se delle difficoltà che le trentenni affrontano per tenere insieme marito-figli-ufficio si è parlato moltissimo in questi anni, le peripezie delle cinquantenni — 4,5 milioni di donne in Italia — sono state pressoché ignorate. Ora, però, non è più possibile fare finta di nulla. Per due motivi. Sul fronte del lavoro chi è nato prima del 1961 sta pagando un prezzo elevato alla crisi. Per le donne, in più, c’è che l’accelerazione verso …

"Licenziati subito o al lavoro fino a 67 anni?", di Bruno Ugolini

Il governo in sostanza ha annunciato due provvedimenti. Uno dice che metalmeccanici tessili, postini, infermieri e via elencando andranno in pensione a 67 anni. L’altro che, nello stesso tempo potranno essere licenziati quando si vuole senza possibilità di reintegro abolendo quei rompiballe di giudici del lavoro (capito Santoro?). Due scelte un po’ contrastanti. Una ti promette di farti lavorare fino allo sfinimento (soprattutto se stai sulle impalcature edili o adibito ad altri lavori simili). L’altra ti promette di farti perdere il lavoro quando la cosa frullerà in testa al padrone (basterà inventare un qualche problema organizzativo). Dalla padella nella brace. Due misure che hanno ispirato una mesta testimonianza su Facebook a un simpatico autore che si firma Testoneblob (http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/2011/10/marco-e-il-lavoro.html?spref=fb). Ha raccontato lo sfogo di un padroncino che ha un dipendente di nome Marco, 55 anni, comunista, sistemato nella gerarchia aziendale. Con la nuova legge se lo dovrebbe tenere fino a 67 anni. Ma potrebbe anche licenziarlo. Per assumere un ventenne che costerà di meno e che non sarà costretto a sopportare per tutta la vita. …

"In Europa meno vincoli a licenziare ma funzionano sussidi e reinserimento", di Valentina Conte

Il modello migliore è la “flexicurity” adottata nella penisola scandinava. Corsi di formazione e aiuti a trovare un nuovo impiego anche a Parigi e Berlino. Licenziare “facile” non è necessariamente un tabù in Europa. Ancora meno in America e Giappone. Ma, almeno nel Vecchio Continente, ciò che conta è il dopo. Laddove il mercato “non tira”, perché la crescita è bassa, perché c´è la crisi, perché la domanda è congelata, arrivano sostegno pubblico e in alcuni casi anche l´obbligo dell´azienda che mette alla porta a favorire il reinserimento del lavoratore. Tenendo conto dell´età, dell´esperienza, della capacità a mantenersi con quanto ha in tasca. Flessibilità sì. Ma anche sicurezza. Il modello più avanzato, in questa direzione, è quello scandinavo. Invocato in questi giorni, anche perché ripreso dalla proposta Ichino che giace da due anni in Parlamento, la Flexicurity adottata da Danimarca e Svezia interviene appunto “dopo”. Basso grado di protezione, dunque, sul luogo del lavoro, con l´eccezione dei licenziamenti discriminatori (non esiste una legge sulla “giusta causa”), per i quali a Stoccolma ad esempio è prevista …

"I paladini dei diritti cancellati", di Luciano Gallino

Le dichiarazioni del ministro Maurizio Sacconi circa la possibilità che creare tensioni sulla riforma del lavoro possa portare a nuove stagioni di attentati sono a dir poco avventate. Non vorremmo pensare che sia un modo per mettere a tacere qualsiasi critica.Ma è quanto meno un modo per evitare che si parli della inettitudine del governo, di cui è parte, nel fare fronte con adeguate politiche dell´economia e del lavoro ai drammi sociali della crisi. Ciò che infatti lascia stupefatti, nei propositi governativi di accrescere la libertà di licenziamento, è che vi siano un ministro del Lavoro, un certo numero di accademici, quattro quinti dei media e molti politici, anche di centrosinistra, capaci di sostenere con tutta serietà che ciò è necessario perché i lavoratori godono di garanzie eccessive quanto a mantenimento del posto. Sono troppo garantiti. Il posto fisso di tanti occupati impedirebbe alle aziende di assumere perché in caso di crisi non li possono licenziare. Qualcuno dovrebbe spiegare ai fautori del licenziamento facile che nel mondo reale delle imprese e del lavoro il posto …