Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Tre milioni in nero Camusso: dobbiamo tornare alle regole", di I. Cimmarusti

«Questa è una delle più grandi stragi sul lavoro del Paese, quelle donne stavano lavorando in un luogo non idoneo. Non è che ci solleviamo se si tratta di cinesi e per gli altri non vale. Ora bisogna avere un grande rispetto per le vittime e le loro famiglie. Poi, dopo il dolore e l’attenzione alle famiglie, bisogna riflettere seriamente su come si fa a far ripartire un’economia legale in questa città, nel Mezzogiorno e in tutto il Paese». Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a Barletta per i funerali pubblici delle quattro operaie senza contratto, morte schiacciate dal palazzo crollato di via Roma. Con loro c’era anche la figlia 14enne del titolare della ditta. Nessun commento esplicito è giunto dal segretario generale sulle parole del sindaco Nicola Maffei, che non si era sentito di criminalizzare chi, pur di dare un lavoro, sottopagava gli operai. Il segretario generale, però, pur precisando che «non voglio interpretare né credo sia utile farlo», ha detto che «il tema della sicurezza sul lavoro va affrontato e non …

"Barletta si veste a lutto Fiori bianchi e rosa per le vittime del crollo", di Mariagrazia Gerina

«Le donne reggono il mondo», aveva scritto (su facebook), pochi giorni prima di morire, Antonella. E invece a loro quel mondo pieno di crepe, fatto di magliette da cucire per quattro euro l’ora in uno scantinato, è crollato addosso dischianto. E tra le macerie, ora, si alternano la pietà e la rabbia. Un bigliettino, dei fiori. Le lacrime e l’ultima parola scritta a penna: «Addio». Addio ad Antonella: Antonella Zaza, 36 anni e una figlia già diciottenne. Addio a Giovanna Sardaro, trent’anni, che nella foto sua più recente stringe al petto una bambina di quattro anni, sua figlia. Addio a Matilde Doronzo, 32 anni, timida e triste in quello scantinato. Addio a Tina Ceci, 37 anni, la più “anziana” del gruppo. E addio anche a Maria Cinquepalmi, 14 anni, figlia del “principale”, Salvio, che su quel mondo si era appena affacciata. Chi piange una madre, chi la figlia, chi la compagna. Operaie, precarie, tessitrici. Donne che lavoravano in nero. Perché c’era la famiglia da mandare avanti. Perché non c’era altro, se non quello per campare. …

"Il Paese che spreca giovani e donne", di Stefano Lepri

L’ Italia scoraggia le intelligenze, perché ha meno laureati degli altri Paesi avanzati, continua a produrne di meno, e non riesce nemmeno a dare un lavoro adeguato a tutti quanti, tanto che spesso i più brillanti vanno all’estero. L’Italia spreca energie di donne, perché troppe non lavorano rispetto agli altri Paesi avanzati; spreca le energie di molti giovani, costretti a lunghi anni di precariato con paghe magre e scarse prospettive di carriera . L’Italia sottoutilizza gli immigrati mentre ne sfrutta il lavoro, perché è incapace di offrirgli una prospettiva credibile di inserimento; sottoutilizza gli italiani del Sud, dove la malavita scoraggia l’impresa legale e protegge il lavoro nero. Così, guardando alle persone, si può riassumere la malattia di un Paese la cui economia non cresce perché non aumenta la produttività. In concreto vuol dire che continuiamo a perdere tempo prezioso per fare cose molto semplici, che non ci impegniamo di più nel lavoro perché non ne vediamo il vantaggio; che l’azienda non si rinnova perché tanto fa profitti lo stesso avendo pochi concorrenti o perché …

"Quei laboratori clandestini di tutte le Barletta d’Italia", di Roberto Giovannini

Una volta – solo quindici anni fa – a Barletta e dintorni nel tessile-calzaturiero lavoravano almeno 10 mila persone. Aziende con alti e bassi, ma medio-grandi; che pagavano stipendi regolari. Adesso, nel 2011, se va bene nelle poche ditte che non hanno chiuso i battenti ci saranno un migliaio di lavoratrici. Altre mille sono impiegate nelle aziende «irregolari-regolari», quelle che magari pagano in ritardo o tagliano di un terzo la busta paga. E poi, c’è il mondo dei sottoscala e degli scantinati, imprese che non esistono per la legge. «Saranno cinquanta in città, forse di più – spiega Luigi Antonucci, segretario della Cgil della provincia -, le scopriamo per puro caso, magari passando davanti a una porta da cui escono dei rumori. Strutture improvvisate, malsane, pericolose. Dove non riusciamo ad entrare». Oggi l’Istat stima circa tre milioni di lavoratori irregolari. «Ma il fenomeno dei laboratori clandestini – chiarisce Clemente Tartaglione, economista del centro studi Ares 2.0 – è relativamente limitato e marginale. Il grosso del lavoro irregolare, dove non si rispettano regole, leggi e contratti, …

"La nostra vergogna", di Luciano Gallino

Le hanno trovate abbracciate. Le quattro donne morte lunedì nel crollo della palazzina lavoravano in nero per pagare i mutui. E venivano pagate 4 euro l´ora. Ieri si è levato il monito di Napolitano: «È inaccettabile». La Procura di Trani ha aperto un´inchiesta per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Ma al momento non ci sono indagati. Un edificio pieno di crepe, uno scantinato mal illuminato, mal aerato, senza uscite di sicurezza. Nel quale lavoravano una decina di donne, faticando fino a dieci ore al giorno. Però senza contratto di lavoro, e pagate 4 euro l´ora. Di laboratori del genere ce ne sono decine solo a Barletta, che diventano migliaia se si guarda all´insieme del Mezzogiorno, e decine di migliaia se lo sguardo si allargasse mai al Centro e al Nord. Di laboratori e officine e cantieri in nero è piena tutta l´Italia, lo era prima della crisi e lo è ancora di più adesso che la crisi morde tutti e dovunque. Non tutti hanno sulla testa mura che si sgretolano. Però le condizioni di …

"Un Paese che rinnega sè stesso", di Massimo Gramellini

Avevano trent’anni, un marito disoccupato e il mutuo della casa da pagare: la condizione disperata di chi non può più contrattare neppure la propria dignità. La tragedia ha scoperchiato un destino analogo a quello di mille altri sottoscala, dove si lavora stipati come conigli in tane fetide, senza uscite di sicurezza e senza luce. Funziona così: l’azienda fallisce, chiude, licenzia e poi riapre in un seminterrato, che a volte è addirittura un garage, offrendo lavoro nero e sottopagato a un manipolo di donne – giovani madri, per lo più – disposte a tutto pur di aiutare la famiglia a sopravvivere. Sono le schiave dei tempi moderni. Condannate a ripetere lo stesso gesto per dieci, dodici, quattordici ore al giorno. Troppo stanche, angosciate e ricattabili per poter protestare o anche solo prendere coscienza dei propri diritti. «Se non ora quando?» è una domanda che sfiorisce prima di giungere ai loro orecchi. Non può esistere idea di riscossa per chi ha come orizzonte esistenziale la prossima bolletta. Nessuno vuole infierire sui datori di lavoro che nell’incidente di …

"Le lacrime e la lotta", di Valeria Fedeli

Sono morte giovani donne a Barletta. Sono morte mentre lavoravano senza standard di sicurezza e di legalità, senza contratto e sottopagate. Sono morte delle speranze per il futuro dell’Italia. Speranze che lottavano e faticavano per una vita decente. Erano lì, nello scantinato, sognando un futuro differente che il lutto ha bruscamente interrotto. Mi occupo di lavoro, da sindacalista, da molti anni. Non ci si abitua mai alle morti bianche, non c’è volta che le lacrime, l’indignazione, la rabbia, la tristezza non scoppino devastanti. L’esperienza, la mia e quella di chi mi ha preceduto nella lunga sfida della rappresentanza del lavoro, e del lavoro delle donne, mi ha insegnato però che lacrime, indignazione e rabbia possono e devono accompagnarsi alla voglia di reagire, all’azione, alla responsabilità. A stare in campo per il cambiamento. Erano delle operaie tessili, le ragazze schiacciate dal crollo del palazzo a Barletta, come operaie tessili erano quelle da cui è partita la lotta delmovimento sindacale femminile. Sono passati più di cento anni dal famoso incendio che a Chicago uccise lavoratrici, in sciopero, …