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"Lavoro, sindacati in allarme: La legge non stravolga l'impresa", di Massimo Franchi

Ora che anche l’Ufficio studi del Senato smentisce il ministro Sacconi, certificando come il “suo” articolo 8 della manovra «contenga implicitamente la possibilità di derogare allo Statuto dei lavoratori», la sordina che il governo ha messo su un provvedimento che non fa recuperare un solo euro al bilancio statale e fa solo un piacere a Fiat pian piano si sgretola. Merito anche delle denunce di Cgil e Pde dell’editoriale di Guglielmo Epifani sul nostro giornale. Non sappiamo se il ministro del Lavoro ha cercato di bloccare la scheda di lettura con cui il solerte Ufficio studi di palazzo Madama accompagna il decreto-manovra. Di certo non può avergli fatto piacere. Il suo mantra («L’articolo 18 non è stato toccato») non regge più. La realtà riconosciuta da tutti, favorevoli e contrari, è che il governo ha sconvolto la legislazione sul lavoro. Per giunta tramite decretazione d’urgenza. Sul metodo dunque i sindacati sono concordi: «Si doveva agire per via ordinaria». Sul merito invece cominciano i distinguo, con la sola Cgil che appoggia la proposta di Epifani di cancellare …

"Quella norma da cancellare", di Guglielmo Epifani

Dopo l’approvazione del decreto legge del governo tutta l’attenzione si è rivolta ai temi della sostenibilità sociale ed economica della manovra, della sua equità, della sua efficacia per contrastare l’andamento dei mercati e mettere al riparo il nostro Paese. Troppo poca attenzione invece, si sta dando a quella parte del decreto che interviene direttamente nella sfera della autonomia degli accordi tra le parti sociali. Il tema in realtà è di assoluta importanza e merita di essere discusso, affrontato in modo esplicito e trasparente. Il ministro Sacconi ha provato a spiegare l’inserimento di questa normacon l’esigenza di ridurre il peso dell’intervento legislativo e favorire quello di natura pattizia tra le parti sociali. Quello che Sacconi ha fatto è esattamente il contrario. È intervenuto senza che le parti glielo chiedessero proprio sul cuore dell’azione rivendicativa di sindacati e imprese: il rapporto tra il primo e secondo livello di contrattazione. Ha cambiato a suo modo i contenuti dell’accordo del 28 giugno tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria dal quale ha fatto sparire la funzione sovraregolatrice del contratto nazionale …

"Nel giorno delle deroghe ai contratti nazionali torna l'attacco all'art.18", di Bruno Ugolini

È un trucco quello adottato dal governo sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, la norma che impedisce i licenziamenti facili. Hanno giocato come dei prestigiatori facendo scrivere alle agenzie di stampa: «l’ articolo 18 non sarà toccato». Poi uno va a vedere e scopre che se ora non verrà toccato, più tardi sì. L’esecuzione sarà affidata alle parti sociali disponibili che nel contratto aziendale, una volta seppellito quello nazionale, potranno scrivere molti tipi di deroga, compresi quelli relativi ai licenziamenti e quindi all’articolo 18. E laddove, come spesso avviene, non esistono strutture sindacali? Qualcuno metterà in piedi un sindacato giallo. Certo, forse non si potrà licenziare uno perché è iscritto alla Cgil, come si faceva ai vecchi tempi. Niente «licenziamenti discriminatori». E però si potrá spedire a casa uno che non appare abbastanza svelto nello spostare i pezzi o che non si mostra ossequente verso il capo di turno. E così il lavoratore non solo sarà colpito da una gragnola di colpi (tariffe dei servizi aumentate da comuni e regioni, assistenza negata ai genitori malati, …

"Libertà di licenziare. La minaccia del Governo", di Rinaldo Gianola

Crediamo, almeno per un momento, alle ipotesi di intervento delineate da Giulio Tremonti per risanare i conti pubblici e rilanciare il Paese. Concentriamoci sul lavoro. Lo scenario che abbiamo davanti è questo: libertà di licenziamento e cancellazione dello Statuto dei lavoratori, riduzione delle retribuzioni per i dipendenti pubblici, blocco delle pensioni di anzianità, aumento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne del settore privato. Più o meno questi sono i capitoli principali di intervento sul lavoro e, naturalmente, Tremonti si è giustificato sostenendo che le misure più dure, a partire dai licenziamenti, sono state richieste nella famosa lettera della Banca centrale europea che pur autorevole, tuttavia, non può essere scambiata per l’intera Europa. Il menù sociale della manovra, se davvero sarà così formulato, si presenta come una nuova guerra al mondo del lavoro, un’offensiva in cui gioca un ruolo determinante l’aspetto ideologico: si persegue la strada della riduzione o dell’eliminazione dei diritti e delle tutele del lavoro giustificandola ideologicamente come una indispensabile modernizzazione del mercato del lavoro e, più in generale, della nostra economia. …

"Regge il patto tra le parti sociali. Camusso: Ci prendono in giro", di Claudia Fusani

Separati in casa ma con un piano comune. Costretti al domicilio coatto da un governo che ostenta lunghi conclavi ma poi non decide, comunica a pezzetti e male; e dai mercati che continuano la loro aggressione speculativa. Le parti sociali al tavolo della crisi, dalla Confindustria alla ritrovata terna sindacale, dall’Abi agli artigiani e tutte le associazioni di categoria per un totale di 18 sigle, riescono a tenere un fronte unico e compatto quel patto sociale di obiettivi e intenti siglato un paio di settimane fa con il documento della discontinuità. Unità e compattezza che in questo momento spiazzano governo e maggioranza invece divisi e nervosi. E’ il dato politico più importante, l’unico costruttivo, di una giornata cominciata subito male in borsa e con grandi attese circa i risultati del tavolo governo- parti sociali convocato a palazzo Chigi alle cinque del pomeriggio. E che alla fine si è rivelata disastrosa, sia per le borse che per i risultati del cosiddetto tavolo. Il tavolo delle beffe, con 130invitati, tra cui mezzo governo, neppure una pietanza e …

Nel 2010 oltre 427 mila giovani hanno perso il posto di lavoro

Quasi il 20 % dei disoccupati sotto i 35 anni lavorava nel 2009 e circa il 60 % non ha più un’occupazione da oltre un anno. Nord e Centro in recupero, Sud senza alcun segno di ripresa. Mercato del lavoro ancora bloccato per i giovani nel nostro paese nel 2010. Quasi il 20 per cento dei disoccupati nel 2010 lavorava nel 2009, e circa il 60 per cento è disoccupato da più di un anno. E’ quanto emerge da una indagine di Datagiovani che sottolinea come le regioni del sud hanno reagito meglio alle dinamiche di involuzione, creando più posti di lavoro rispetto alla media nazionale e con una minore probabilità di perderli nel corso di un anno. Ma l’indice di evoluzione globale mostra come le regioni del Centro e parte del Nord, dopo un 2009 pessimo, stiano recuperando parte del terreno perso, mentre il sud non dà segni di ripresa. Il centro di ricerche mette il luce come quasi 2 giovani disoccupati su 10 lavoravano nel 2009. Si tratta di poco meno di 210mila …

"Industria, più utili ma meno occupati", di Sergio Bocconi

Le imprese italiane recuperano fatturato e utili. Ma perdono occupazione e sono sempre più «estere», contribuendo così meno in fondo alla «ricchezza della nazione». Il rapporto 2011 dell’Ufficio studi di Mediobanca sui «Dati cumulativi di 2.030 società» conferma che rispetto al 2007, cioè agli ultimi bilanci prima della crisi avviata dalla finanza Usa e ricaduta sull’economia, l’azienda Italia ha riguadagnato buona parte del terreno perduto. E ha in pratica ricoperto l’«ultimo miglio» mancante nella prima metà di quest’anno. Il totale delle società industriali comprese nell’analisi (che viene realizzata da Mediobanca dal 1962) ha visto nel 2010 una ripresa del fatturato dell’8,2%, con una crescita dell’export del 12,6%. Rispetto al 2007 i ricavi aggregati accusano dunque una perdita limitata al 3,9%, che tuttavia è ricoperta dall’andamento del primo semestre 2011, che ha registrato un aumento del fatturato dell’11% per l’industria energetica e del 14% per quella manifatturiera. Però la fotografia va osservata completa e con attenzione. Perché anzitutto l’Italia è a due velocità se si considera la proprietà: le imprese private rispetto al 2007 hanno fatturato …