Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Il lavoro umiliato e la solitudine di chi viene licenziato", di Piero Fassino

Aveva 51 anni. Sei mesi fa era stato licenziato. L’altro ieri, sconvolto dall’angoscia di una vita senza lavoro, è tornato nella sua azienda, ha ucciso due dirigenti e si è suicidato. Tre vite stroncate brutalmente, tre famiglie travolte dalla sofferenza e dal dolore. Si sbaglierebbe davvero ad archiviarlo come uno dei tanti eventi luttuosi da affidare alle cronache giornalistiche. Sì, perché questo episodio tragico non è che l’ultimo di altri drammi che nei mesi scorsi hanno scandito l’acutezza della crisi. Piccoli artigiani che, non sopportando di vedere andare in fumo i sacrifici di una vita, decidono di morire con la loro azienda. Operai di mezza età, che disperando di trovare un altro lavoro, la fanno finita. Impiegati, che umiliati nella loro professionalità, sono risucchiati nella follia del gesto estremo. E sempre più spesso operai che si barricano sul tetto della loro fabbrica o lavoratori che si incatenano ai cancelli di un’aziendamin chiusura. Abbiamo conosciuto nei decenni altre crisi con riduzione di lavoro, aumento della disoccupazione, crescita della cassa integrazione. E, tuttavia, gesti estremi erano una …

"I piccoli Cipputi educati a fare i precari", di Bruno Ugolini

Li educano a fare i precari fin dalla tenera età. Così non si possono fare illusioni sul proprio avvenire. Sono i fanciulli, i bambini. Più di mezzo milione tra i 6 e i 13 anni in Italia. Il dato è ricordato da una bella inchiesta pubblicata da un settimanale romano di nicchia “La voce democratica” diretto da Domenico Commisso, già redattore, anni fa, dell’Unità milanese. Un panorama di questa piaga è dato dalla testimonianza di un personaggio singolare, Vittorio Barbanotti, 58 anni, di professione idraulico di grandi impianti, presidente di un Comitato per i diritti umani. È lui che racconta come solo nel Lazio ci siano almeno trentamila ragazzini-lavoratori. Il numero dei piccoli Cipputi continua a crescere anche in rapporto al fenomeno dell’immigrazione straniera. Secondo dati della Caritas italiana, in Italia ci sarebbero circa ottantamila stranieri con meno di 14 anni di età. Non si sa quanti lavorino,ma in almeno tre comunità di immigrati sembra particolarmente frequente il ricorso al lavoro minorile: la comunità cinese, quella magrebina e quella Rom. L’orario di lavoro è assai …

"Purchè non sia un tavolino", di Mario Deaglio

I cosiddetti «tavoli» ai quali i sindacati, gli imprenditori e i rappresentanti del governo si incontrano e si confrontano sono una buona cosa in quanto l’alternativa è spesso uno sciopero «al buio», ossia senza che una parte abbia una chiara percezione delle posizioni e dei problemi delle altre. Il «tavolo» che si terrà mercoledì a Torino sul futuro degli stabilimenti italiani della Fiat rischia però di trasformarsi in un «tavolino», ossia di dare ai problemi sul tappeto un’interpretazione riduttiva e specifica, tesa soltanto a stabilire minuziosamente impegni reciproci sulla produzione di singoli impianti e singoli modelli in un arco di tempo necessariamente breve e in condizioni molto incerte, data la congiuntura europea e mondiale. Se così fosse, l’accordo raggiunto terrebbe fino alla prossima situazione di difficoltà, dopo di che si ricomincerebbe da capo con un altro «tavolino». Tra un «tavolino» e l’altro, la posizione competitiva dell’Italia continuerebbe a peggiorare. E’ stato così nel corso degli ultimi vent’anni. Il «tavolo» di mercoledì sarà un successo se, pur non rinunciando ad affrontare i problemi contingenti, porrà le …

"Da professore dico: Giovani via dall'Italia", di Paolo Guiotto*

Finalmente la singolare protesta in atto in molte Università italiane è uscita dalle «mura» degli Atenei e ha cominciato a prendere posto nel dibattito pubblico. Come molti colleghi, anch’io ho dolorosamente scelto di non insegnare il prossimo anno accademico e vorrei condividere le mie motivazioni che, credo, siano quelle di molti. Da oltre 12 anni insegno analisi matematica nelle Facoltà scientifiche dell’Università di Padova. Ho insegnato a Matematica, Fisica, Ingegneria e Informatica, inizialmente svolgendo esercitazioni nei corsi e successivamente assumendomi la responsabilità di corsi interi. Ho insegnato e sono tutore per gli studenti della Scuola Galileiana, la “Normale” di Padova, la scuola di eccellenza che ogni anno vede qualche centinaio di giovani concorrere per 24 posti tra discipline umanistiche e discipline scientifiche. L’insegnamento all’Università è parte integrante dell’attività di ricerca. Anzitutto nei corsi più avanzati, dove si insegnano tematiche di ricerca e si avviano i giovani più promettenti a questa difficile attività professionale. Ma anche nei corsi di base, perché sono il primo impatto con uno studio che richiede un rigore ed un approfondimento straordinari. …

"Quel tavolo tardivo nella partita del lingotto", di Massimo Giannini

Dopo due anni di colpevole silenzio, il governo Berlusconi si è infine accorto che in Italia esiste un «problema Fiat». Il presidente del Consiglio l´ha scoperto a modo suo, affermando un principio banale e formulando un auspicio irreale. «In una libera economia e in un libero Stato, un gruppo industriale è libero di collocare la produzione dove meglio crede, ma mi auguro che questo non accada a scapito dell´Italia e degli addetti italiani ai quali la Fiat offre lavoro». La banalità è nella ripetizione di un magnifico mantra liberale, che in Italia ha purtroppo scarso diritto di cittadinanza, visto il modello spurio in cui si mescolano capitalismo di relazione e affarismo politico, familismo amorale e finta «economia sociale di mercato». L´irrealtà è nella sottovalutazione di un fatto già evidente a tutti: da mesi, ormai, la metamorfosi della Fiat avviene «a scapito» dell´Italia e dei lavoratori italiani. Una comprensione così tardiva di un fenomeno industriale e occupazionale tanto importante da la misura esatta dell´afasia politica di questo governo. E a negarla non basta la «convocazione» dell´azienda …

"Un paese senza politica industriale", di Luigi La Spina

L’esercizio è semplice, ma l’effetto è impressionante. Basta accostare due notizie, registrate da tutti i giornali negli ultimi giorni. La prima, in ordine di tempo, si riferisce al rapporto Svimez 2010 sull’economia del nostro Mezzogiorno, dove si segnala addirittura il rischio di «una estinzione» dell’industria nel Sud. La seconda, di ieri, riporta le dichiarazioni dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, nelle quali si annunciano, da Detroit, il passo decisivo e obbligato dell’azienda sulla via dell’internazionalizzazione e la scelta di spostare in Serbia la costruzione della nuova monovolume, in un primo momento prevista a Mirafiori. Il drammatico allarme del più importante istituto di analisi economico-sociale sulla condizione delle nostre regioni meridionali e la cruda chiarezza con cui Marchionne esprime scetticismo sulle garanzie che negli stabilimenti italiani si possano ottenere per attuare progetti di investimento così impegnativi hanno suscitato nella classe politica e in quella sindacale del nostro Paese reazioni sconcertanti. Da una parte, deprecazioni generiche all’insegna di un meridionalismo sempre più vecchio e senza idee. Dall’altra, minacce, barricadiere nei toni e vane nella sostanza, contro le …

"Il dumping di Marchionne", di Luciano Gallino

Quattro anni fa, settembre 2006, Sergio Marchionne dichiarava prima in un discorso all’Unione Industriale di Torino, poi in un’intervista a questo giornale, che «il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento». «E dunque – aggiungeva – è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi». Per contro ieri annuncia che, tutto sommato, ritiene necessario picchiare proprio su chi sta alla linea. E le ragioni per farlo sembrano primariamente connesse al costo del lavoro. In questo caso i destinatari diretti del messaggio non sono i lavoratori di Pomigliano, ma quelli di Mirafiori, visto che un nuovo modello di auto che doveva venir prodotto nello stabilimento torinese sarà invece prodotto in Serbia. Una decisione che, se non è un de profundis per Mirafiori, poco ci manca. In verità l´ad Fiat ha usato parole un po´ diverse. Ha detto che in Italia i sindacati mancano di serietà. L´azienda non può assumere rischi non necessari per realizzare i suoi progetti nel nostro paese. Fiat deve essere in grado di produrre macchine senza …