Tutti gli articoli relativi a: memoria

"Dizionario di un Paese che mi fa commuovere", di Roberto Benigni

Garibaldi come Lennon, poi Trilussa. l’Unità d’Italia secondo Benigni. Le celebrazioni dei 150 anni d’Italia: l’attore legge brani di Cavour e Mazzini e si commuove per la lettera di una vittima della Resistenza Grazie, buon giorno signor presidente, Donna Clio, presidenti delle Camere, autorità tutte, sono lieto di essere qua. (…) Volevo venire a cavallo ma non mi è stato permesso come a Sanremo, sarebbe stata un’entrata straordinaria in questo che è il palazzo più bello del mondo, il Quirinale. Se lei presidente ha bisogno di me, sostituire un corazziere, fare un settennato tecnico, sono a disposizione. (…) Il presidente Amato mi ha chiamato per dirmi: «Potresti venire a leggere delle cose al Quirinale dall’Unità d’Italia alla Liberazione?». Ho detto sì! Quante ore ho? È una patria meravigliosa, piena di eroi. Vado a ricordare i fratelli Bandiera, Ciro Menotti, Enrico Toti che lancia la stampella contro gli austriaci, che allora i nemici si potevano vedere. Oggi il nemico non si vede, è impalpabile, non si può lanciare una stampella contro lo spread. Allora io ho …

“Alla festa è mancato il futuro”, di Massimo Gramellini

Siamo più o meno italiani di un anno fa? Siamo più poveri, più arrabbiati, più disorientati. Ma forse, e con qualche sorpresa, anche più italiani. Non era affatto scontato, il 17 marzo 2011. La ricorrenza dei Centocinquanta planò su un Paese distratto e cinico, ripiegato nel suo «particulare» e poco propenso a farsi sedurre dal fascino retorico della Patria. L’anniversario pareva eccitare solo gli animi dei faziosi, che ne trassero spunto per riaprire vecchie e mai chiuse ferite (in Italia i cerotti della memoria sono di pessima fattura e si staccano al primo venticello bilioso). Cavurriani contro garibaldini, borbonici contro sabaudi, secessionisti padani e autonomisti meridionali uniti nella lotta per sfasciare quel poco di coesione nazionale che in un secolo e mezzo eravamo riusciti a costruire, nonostante una dittatura, una guerra civile, le stragi di Stato, il terrorismo, la mafia e le mani leste dei tangentocrati. Le premesse per un autogol della Storia c’erano tutte e invece, incredibilmente, i cittadini del Paese meno nazionalista del mondo hanno partecipato alla festa. Più al Nord che al …

“Alla festa è mancato il futuro”, di Massimo Gramellini

Siamo più o meno italiani di un anno fa? Siamo più poveri, più arrabbiati, più disorientati. Ma forse, e con qualche sorpresa, anche più italiani. Non era affatto scontato, il 17 marzo 2011. La ricorrenza dei Centocinquanta planò su un Paese distratto e cinico, ripiegato nel suo «particulare» e poco propenso a farsi sedurre dal fascino retorico della Patria. L’anniversario pareva eccitare solo gli animi dei faziosi, che ne trassero spunto per riaprire vecchie e mai chiuse ferite (in Italia i cerotti della memoria sono di pessima fattura e si staccano al primo venticello bilioso). Cavurriani contro garibaldini, borbonici contro sabaudi, secessionisti padani e autonomisti meridionali uniti nella lotta per sfasciare quel poco di coesione nazionale che in un secolo e mezzo eravamo riusciti a costruire, nonostante una dittatura, una guerra civile, le stragi di Stato, il terrorismo, la mafia e le mani leste dei tangentocrati. Le premesse per un autogol della Storia c’erano tutte e invece, incredibilmente, i cittadini del Paese meno nazionalista del mondo hanno partecipato alla festa. Più al Nord che al …

"Alla festa è mancato il futuro", di Massimo Gramellini

Siamo più o meno italiani di un anno fa? Siamo più poveri, più arrabbiati, più disorientati. Ma forse, e con qualche sorpresa, anche più italiani. Non era affatto scontato, il 17 marzo 2011. La ricorrenza dei Centocinquanta planò su un Paese distratto e cinico, ripiegato nel suo «particulare» e poco propenso a farsi sedurre dal fascino retorico della Patria. L’anniversario pareva eccitare solo gli animi dei faziosi, che ne trassero spunto per riaprire vecchie e mai chiuse ferite (in Italia i cerotti della memoria sono di pessima fattura e si staccano al primo venticello bilioso). Cavurriani contro garibaldini, borbonici contro sabaudi, secessionisti padani e autonomisti meridionali uniti nella lotta per sfasciare quel poco di coesione nazionale che in un secolo e mezzo eravamo riusciti a costruire, nonostante una dittatura, una guerra civile, le stragi di Stato, il terrorismo, la mafia e le mani leste dei tangentocrati. Le premesse per un autogol della Storia c’erano tutte e invece, incredibilmente, i cittadini del Paese meno nazionalista del mondo hanno partecipato alla festa. Più al Nord che al …

“Una scelta di civiltà un impegno per l’oggi”, di Claudio Sardo

Il governo ha deciso di accogliere la richiesta dei funerali di Stato per Placido Rizzotto. È una scelta di civiltà, di grande valore democratico, che va a merito del presidente del Consiglio e dei suoi ministri. Ed è per noi un forte motivo di soddisfazione, essendo stata l’Unità strumento di una spinta popolare per rendere finalmente onore al giovane sindacalista che la mafia uccise 64 anni fa ordinando, per oltraggio e scelta politica, che i resti non fossero mai ritrovati. Non è solo una questione di dignità personale. Non è solo un simbolo. La legalità è il fondamento della vita sociale e dell’ordinamento costituzionale. E la battaglia contro le mafie è parte essenziale del nostro grado di civiltà e di ogni possibilità di sviluppo. Le esequie solenni sono oggi non il tributo a un uomo sconfitto, ma una assunzione di responsabilità di una comunità intera. Sono il riconoscimento ai tanti che hanno perso la vita per non aver piegato la schiena. Sono un impegno per ciascuno di noi. Come dice don Ciotti, che ha intitolato …

“Una scelta di civiltà un impegno per l’oggi”, di Claudio Sardo

Il governo ha deciso di accogliere la richiesta dei funerali di Stato per Placido Rizzotto. È una scelta di civiltà, di grande valore democratico, che va a merito del presidente del Consiglio e dei suoi ministri. Ed è per noi un forte motivo di soddisfazione, essendo stata l’Unità strumento di una spinta popolare per rendere finalmente onore al giovane sindacalista che la mafia uccise 64 anni fa ordinando, per oltraggio e scelta politica, che i resti non fossero mai ritrovati. Non è solo una questione di dignità personale. Non è solo un simbolo. La legalità è il fondamento della vita sociale e dell’ordinamento costituzionale. E la battaglia contro le mafie è parte essenziale del nostro grado di civiltà e di ogni possibilità di sviluppo. Le esequie solenni sono oggi non il tributo a un uomo sconfitto, ma una assunzione di responsabilità di una comunità intera. Sono il riconoscimento ai tanti che hanno perso la vita per non aver piegato la schiena. Sono un impegno per ciascuno di noi. Come dice don Ciotti, che ha intitolato …

"Una scelta di civiltà un impegno per l'oggi", di Claudio Sardo

Il governo ha deciso di accogliere la richiesta dei funerali di Stato per Placido Rizzotto. È una scelta di civiltà, di grande valore democratico, che va a merito del presidente del Consiglio e dei suoi ministri. Ed è per noi un forte motivo di soddisfazione, essendo stata l’Unità strumento di una spinta popolare per rendere finalmente onore al giovane sindacalista che la mafia uccise 64 anni fa ordinando, per oltraggio e scelta politica, che i resti non fossero mai ritrovati. Non è solo una questione di dignità personale. Non è solo un simbolo. La legalità è il fondamento della vita sociale e dell’ordinamento costituzionale. E la battaglia contro le mafie è parte essenziale del nostro grado di civiltà e di ogni possibilità di sviluppo. Le esequie solenni sono oggi non il tributo a un uomo sconfitto, ma una assunzione di responsabilità di una comunità intera. Sono il riconoscimento ai tanti che hanno perso la vita per non aver piegato la schiena. Sono un impegno per ciascuno di noi. Come dice don Ciotti, che ha intitolato …