Tutti gli articoli relativi a: memoria

"Auschwitz l'antidoto è il silenzio", di Elena Loewenthal

Una palestra di Dubai che, per rendere convincente la promessa di addio alle calorie, usa per la sua campagna pubblicitaria una gigantografia dell’ingresso di Auschwitz. Degli ultraortodossi indignati con il governo israeliano e dei loro concittadini indignati vuoi con la polizia vuoi con gli avversari politici, che si battono a suon di stelle gialle appuntate sul petto ed esclamazioni «nazista!» elargite un po’ qua e un po’ là. Stelle gialle, ancora, usate da islamici di Svizzera per protestare contro la discriminazione. Per non parlare di chi con queste armi va nella direzione opposta: rimpiangere quei tempi e auspicarne il ritorno. E non sono pochi.

"Non vita quotidiana all'interno dei campi", di Gian Antonio Stella

L’oltraggioso contrasto tra le tavole imbandite dei carnefici e le mischie feroci tra gli affamati per contendersi il pane «A l di là della strada lavora una draga. La benna, sospesa ai cavi, spalanca le mascelle dentate, si libra un attimo come esitante nella scelta, poi si avventa alla terra argillosa e morbida e azzanna vorace, mentre dalla cabina di comando sale uno sbuffo soddisfatto di fumo bianco e denso. Poi si rialza, fa un mezzo giro, vomita a tergo il boccone di cui è grave e ricomincia. Appoggiati alle nostre pale, noi stiamo a guardare affascinati. A ogni morso della benna, le bocche si socchiudono, i pomi d’Adamo danzano in su e poi in giù, miseramente visibili sotto la pelle moscia. Non riusciamo a svincolarci dallo spettacolo del pasto della draga». Bastano queste righe tratte da Se questo è un uomo per avere un’idea di cosa significasse avere fame in un lager nazista. «Non appena il freddo, che per tutto l’inverno ci era parso l’unico nemico, è cessato, noi ci siamo accorti di avere …

"I disegni della memoria", a cura di Andrea Tarquini e Miguel Gotor

Sono rimasti nascosti in una bottiglia per oltre sessanta anni. Adesso 32 disegni realizzati da un internato anonimo tornano alla luce, documentando la tragica realtà della fabbrica della morte del campo di concentramento Sono pagine straordinarie, tramandate come un reportage perché il mondo non dimentichi. L´autore misterioso si firmava “MM”: si preoccupò di conservare i suoi bozzetti tra le fondamenta di una baracca Sono le immagini dell´orrore che raccontano la separazione tra gli adulti e i bimbi, la prima selezione all´arrivo dei treni Il documento ora è nel museo del campo di concentramento e sul web, a disposizione di tutti. “Auschwitz. Il fumetto del lager”, di Andrea Tarquini Restarono per oltre sessant´anni nascosti in una bottiglia, come l´ultimo appello d´aiuto d´un naufrago, quei disegni che oggi tornano alla luce e ci documentano l´Olocausto in modo drammatico e straordinario. Trentadue schizzi, Auschwitz tramandato come in un reportage, quasi col genio giornalistico che ebbe al fronte in Spagna, e poi con gli Alleati, Robert Capa, l´ebreo ungherese, esule, inventore del fotogiornalismo, ma tutto tramandato solo con una …

Bersani: «Guido Rossa fu ucciso perché difese democrazia»

«Nell’anniversario della morte di Guido Rossa, operaio e sindacalista della Cgil barbaramente ucciso il 24 gennaio di 33 anni fa dalle Brigate rosse, voglio unire il mio ricordo a quello di chi non dimentica il sacrificio delle vittime di quel folle progetto eversivo»: lo ha dichiarato oggi il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in occasione dell’anniversario della morte dell’operaio genovese. La figlia: «Giusto liberare i due br» Sabina Rossa: «Mio padre e la sua lotta solitaria» «La violenza terrorista – ha detto Bersani – volle colpire in Guido Rossa un uomo che con fermezza ed alto senso civico si schierò a difesa delle istituzioni democratiche. L’Italia superò quella gravissima minaccia grazie al contributo di uomini come Guido Rossa, che seppero opporsi alla violenza con coraggio e al prezzo della propria vita». Secondo Bersani, «in quella scelta di civismo va riconosciuto non solo il valore di un uomo ma di un mondo, quello del lavoro, che ha sempre difeso i principi della nostra Costituzione perché quei principi ne riconoscono il ruolo fondamentale per tutta la …

"Giornata della memoria. Una tazza di tè con gli ultimi sopravvissuti della Shoah", di Enrico Franceschini

Sembra un centro anziani come tanti. Ma Eva, David, Bella e gli altri trecento soci dell´Holocaust Survivors di Londra in comune non hanno soltanto l´età. Turchi, ungheresi, polacchi, sono ebrei passati per i campi di sterminio. E qui con fatica hanno imparato a non vergognarsi di essere stati salvati I nostri racconti. Nessuno voleva sentire la nostra esperienza. Quando raccontavo dei campi, la gente si ritraeva spaventata. Ma forse era vergogna. Perché non io? Ho perso la mia migliore amica che è stata catturata dalla Gestapo e spedita a Auschwitz. Lei è morta io sono sopravvissuta Perché lei e non io? Avevo due fratelli gemelli Il dottor Mengele li usò per i suoi folli esperimenti Mio fratello divideva il letto con un nanetto del circo, anche lui una cavia Credi in te stesso Come ho fatto a resistere? Devi credere in te, dicevo Sopravviverò, gridavo silenziosamente. E sono sopravvissuto. Ma tanti cedevano e sono morti LONDRA «Io mi dicevo: sopravviverò. Sopravviverò! E sono sopravvissuto. Ma tanti accanto a me si lasciavano vincere dalla fame, dal …

"Mauthausen la "musica" di noi maiali", di Gianfranco Maris

Gianfranco Maris, noto avvocato penalista, senatore del Pci dal 1963 al 1972, membro del Csm dal ’72 al ’76, attuale presidente dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati politici) ha oggi 91 anni. Militante nelle file del partito comunista clandestino e poi della Resistenza milanese, ne aveva 23 quando da Fossoli, dove la Repubblica Sociale Italiana aveva allestito un campo di prigionia, venne trasferito in Austria, a Mauthausen. Ora ha affidato i suoi ricordi di quel periodo a un libro scritto con l’inviato-editorialista della Stampa Michele Brambilla, Per ogni pidocchio cinque bastonate (lo stesso titolo dell’intervista pubblicata un anno fa su queste colonne, per il Giorno della Memoria), edito da Mondadori (pp. 151, 17,50). Ne anticipiamo uno stralcio. E’ la notte del 7 agosto 1944. Il treno si ferma davanti a una baracca illuminata con una luce gialla. È la stazione di Mauthausen. […] Facciamo così la nostra conoscenza con una nuova figura: i kapò. Sono loro, schiavi delle SS e feroci custodi del campo, che ci circondano brutalmente e ci ordinano di ammucchiare a terra i …

"Roma chiese ai tedeschi di insabbiare le indagini sulle Fosse Ardeatine", di Andrea Tarquini

I governi democristiani del dopoguerra chiesero alla Germania di Adenauer di fare di tutto per insabbiare le indagini sul massacro delle Fosse Ardeatine. Roma e Bonn agirono da complici, e l´iniziativa venne da parte italiana. La grave accusa viene lanciata dallo storico tedesco Felix Bohr, già noto per aver documentato in un libro la sistematica adesione e correità della diplomazia tedesca con il Terzo Reich. Le prove, scrive Bohr su un portale online degli storici (www. clio-online.de) sono tutte nell´archivio dello Auswaertiges Amt, il ministero degli Esteri federale. Un epistolario scioccante, egli commenta. Dopo il processo e la condanna del colonnello delle SS Kappler nel 1948, l´obiettivo comune era «un insabbiamento auspicato dalla parte tedesca come da quella italiana», annotò soddisfatto undici anni più tardi il consigliere d´ambasciata Kurt von Tannstein. Uno dei tanti ex nazisti “sdoganati” nella Germania Ovest di Adenauer sullo sfondo della guerra fredda: si era iscritto alla Nsdap, il partito nazionalsocialista di Hitler, nel 1933, ed era entrato nella carriera diplomatica sotto Joachim von Ribbentrop, il ministro degli Esteri del Reich. …