Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Pensionati, come si vive con 500 euro al mese", di Marco Ventimiglia

Lunedì l’Istat, con la fotografia di un paese fermo dove avanza solo la povertà; martedì la Corte dei Conti, con uno scenario da incubo dove l’unico modo per tenere i conti in ordine sarà pagare tante tasse per tanti anni; ieri, a pioggia, le pensioni sempre più misere, i dati sui consumi, le previsioni Ocse…, in una settimana davvero orribile per quel che riguarda presente e futuro dell’economia italiana. Cominciamo dall’Inps, che ha messo nero su bianco quel che si percepisce sempre più nella vita di tutti giorni, ovvero gli enormi disagi materiali che devono affrontare milioni di persone anziane. Numeri che comunicano angoscia ancor più che preoccupazione, con oltre la metà delle pensioni erogate dall’Istituto di previdenza, precisamente il 50,8%, che non arriva a 500 euro al mese. Se poi si ragiona considerando il limite, mille euro, al di sopra si dovrebbe riuscire a condurre un’esistenza dignitosa, ben il79%dei trattamenti erogati dall’Inps si trova al di sotto. Il Rapporto annuale dell’ istituto parla poi diun11,1% di pensioni con importi compresi tra i 1.000 e …

Amartya Sen:«La giustizia nasce dal confronto fra i diritti»

Ci sono tre bambini eun solo flauto, la prima bambina dice «sono molto povera, lo devo avere io», è un buon argomento. Ma il secondo obietta: «Sono l’unico a saper suonare, spetta a me». Anche questo è un buon argomento. Il terzo bambino, però, fa presente che il flauto l’ha costruito lui e, solo dopo, si sono fatti avanti gli altri due. Anche questo è un buon argomento. L’aneddoto è stato raccontato ieri da Amartia Sen alla giornata di studi organizzata dallo Spi Cgil a Roma per esemplificare la sua idea di una società giusta, diversa dal modello di un «ipotetico contratto sociale fra la popolazione e lo stato sovrano». Amartia Sen preferisce richiamarsi all’altra corrente del pensiero illuminista, che da Adam Smith a Condorcet arriva sino a Marx, più attenta «alla vita delle persone, al loro benessere, alle loro libertà». La giustizia, dice il premio Nobel economista e filosofo, è il prodotto delle comparazioni dei diversi modi in cui si vive, delle interazioni sociali, dei fattori che hanno un impatto significativo su ciò che …

"Le donne fotografate dall'Istat", di Roberta Agostini

Puntare sulle capacità femminili e sulle donne come risorsa per la crescita del paese, significa davvero costruire un’alternativa radicale al disastro rappresentato da questo governo e alla cultura politica che il centro destra esprime. I dati Istat resi noti nella giornata di ieri ci parlano di una crisi gravissima, che colpisce le imprese, le famiglie, le donne e i giovani. L’inerzia del governo è ormai lampante. Il centro destra ha alzato i toni della campagna elettorale fino ad arrivare alle ingiurie, agli insulti e alle menzogne perché con le grida pensa di coprire il proprio fallimento. Ma, oltre le grida, la verità del paese, sta nella fotografia dell’Istat: un numero enorme di donne costrette a lasciare il lavoro alla nascita del primo figlio, la pratica silenziosa delle dimissioni in bianco che colpisce oltre 800 mila lavoratrici, il rischio povertà di troppe famiglie italiane, 2 milioni di giovani che lasciano la scuola e che non lavorano, indici drammatici di disoccupazione, mancanza di libertà di scelta e di opportunità nella quale si traduce la debolezza del nostro …

"Le centrocampiste del welfare", di Dario Di Vico

Del Rapporto annuale dell’Istat presentato ieri si possono fare due usi. Il primo è quasi scontato. Il presidente Enrico Giovannini, economista e statistico di rango, non ha usato i guanti di velluto e ci ha fornito una fotografia impietosa della situazione economica e sociale del Paese. La gallery dei dati Istat abbraccia un periodo di tempo sicuramente più lungo della legislatura in corso ma non c’è dubbio alcuno che quella raffica di numeri impallina, al netto della crisi, il governo in carica, concorre a rafforzare l’opinione che l’esecutivo guidato da Berlusconi sia pienamente responsabile dell’accresciuta vulnerabilità del Paese. Questo, dunque, è il primo utilizzo che si può fare del lavoro dell’Istat e l’opposizione ieri vi ha fatto ampiamente ricorso, incoraggiata nei suoi raid anche dagli imbarazzati commenti degli uomini di governo. Ma pagato il (quotidiano) tributo alla rissosità della vita politica italiana e alla contingenza elettorale, c’è un altro uso — diciamo economico-scientifico— che si può fare delle analisi e delle parole di Giovannini. Grazie all’autorevolezza dell’Istat e del suo presidente si può cominciare a …

"Sei mamma? Ti licenzio", di Flavia Amabile

Quasi un milione di donne è stata licenziata o costretta a dimettersi per aver deciso di avere un figlio. Lo denuncia l’Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010 insieme a molti altri dati molti chiari su che cosa significhi essere madri in Italia. Una madre su 3 ha dovuto lasciare il lavoro per motivi familiari. Nella metà dei casi l’abbandono è dovuto alla nascita di un figlio, per un totale di oltre 800 mila donne. Una donna su cinque fra quelle che lavorano e hanno meno di 65 anni hanno lasciato il lavoro per il matrimonio, la gravidanza o per altri motivi familiari. Non c’è molto da fare, figlio e lavoro sono ancora troppo spesso inconciliabili: l’uno esclude l’altro. Le donne di cui stiamo parlando infatti non hanno scelto di non lavorare: sono state costrette a non farlo, come sottolinea anche l’Istat. Più si è in avanti con gli anni, meno si è esposte a rischi. Le interruzioni imposte dal datore di lavoro, infatti, «riguardano più spesso le donne più giovani: si …

"Una ferita alla democrazia", di Adriano Prosperi

C´è forse un giudice a Berlino? La giustizia trionfa e chi delinque è punito in modo esemplare? A prima vista sembrerebbe di sì. Le sanzioni oggi deliberate dall´Agcom sono tra le più severe disponibili per quell´organo: colpiscono nella misura massima Tg1 e Tg4 perché recidivi; e sono puniti in misura minore Tg2, Tg5 e Studio Aperto. Ora, l´atto di giustizia, per essere tale, dovrebbe punire chi delinque, risarcire l´offesa e ristabilire l´ordine turbato. Sono stati puniti i colpevoli? Vediamo. A giudicare dalle reazioni e dai lamenti dei puniti sembrerebbe che un qualche effetto le misure l´abbiano avuto. Si leggano le parole amare che arrivano da Mediaset: siamo allibiti, dicono. E aggiungono che così si nega il diritto di informazione. Singolare argomento, su cui vale la pena di soffermarci. Le ragioni della sentenza sono fondate proprio sulla lesione al diritto dei telespettatori (cioè di tutti i cittadini) a una informazione corretta. Dunque da un lato e dall´altro quello che viene invocato è un grande principio costitutivo della libertà dei moderni. La libertà dell´informazione è stata concepita …

"Il garantismo dell’appartenenza", di Massimo Nava

A rileggere alcuni commenti sulla vicenda di Dominique Strauss-Kahn viene da chiedersi se un pregiudizio di colpevolezza o d’innocenza possa variare a seconda che l’imputato sia un potente o un individuo qualunque, un membro della famiglia o un estraneo, un amico o un avversario politico, un membro della propria comunità nazionale o uno straniero. Abbiamo visto confronti a senso unico fra la macchina giudiziaria americana e quella francese e sentito parlare di complotti della destra gollista contro il candidato della sinistra all’Eliseo e di imprecisate «spectre» finanziarie contro il presidente «troppo» europeista del Fondo monetario. Abbiamo ascoltato esaltazioni delle qualità intellettuali e umane di DSK, per sostenere quanto sia assurdo che la fama di seduttore possa avere avuto un suo rovescio di bassezze. Si è letto di una povera cameriera che potrebbe essere considerata inattendibile. E questa sembra la strategia della difesa. Qualcuno ha persino voluto sottolineare che la cameriera è musulmana e che DSK è ebreo. Giurano sulla sua innocenza familiari, amici e amiche, ma forse la reazione più naturale dovrebbero essere il disagio …