Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Diritto di vivere, diritto di morire", di Adriano Sofri

Ci sono incipit memorabili, come questo nei titoli d’agenzia di ieri: “Il Parlamento accelera sul fine vita”. Svelti, si muore. Cioè, si vota. In realtà era un falso movimento, la simulazione di un’inversione dell’ordine del giorno fra la borsa e la vita: ma la borsa – il “Documento di economia e finanza”- conserva la precedenza, e la vita può aspettare, fino a maggio inoltrato almeno. Votare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio, ma questi ce l’hanno. Ieri, per stare al gioco, Berlusconi ha inoltrato una lettera aperta ai suoi deputati. Chiunque gliel’abbia scritta, ha fatto in modo che trasparisse il carattere apocrifo del testo. C’è anche un appello ultraweberiano a conciliare l’etica della convinzione con quella della responsabilità, “come sempre” e una propria convinzione assai poco favorevole alla legge. Il risultato fa sobbalzare. Recita la lettera: “Sul ‘fine vita’, questione sensibile e legata alla sfera più intima e privata, non si dovrebbe legiferare e anch’io la penserei così se non ci fossero tribunali che, adducendo presunti vuoti normativi, pretendono in realtà di scavalcare il …

"Immigrazione, vince la linea francese", di Anais Ginori

Berlusconi: rivedere Schengen. Sarkozy: frontiere chiuse in casi eccezionali. La Ue: il vertice è andato nella direzione giusta. Napolitano: bando agli egoismi. Passa la linea voluta da Parigi: frontiere chiuse quando ci sono emergenze migratorie in corso, come accade oggi a Lampedusa e nel Mediterraneo. Il vertice italo-francese di ieri ha sancito un´intesa sulla necessità di rivedere al più presto le regole di Schengen. Il governo italiano fa marcia indietro sulla possibilità di condividere il carico dei flussi migratori con i paesi vicini e si associa invece alla richiesta di un´interpretazione più restrittiva della libera circolazione nello spazio Ue. Una convergenza messa per iscritto nel messaggio comune che Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi hanno inviato a Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo e a José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea. La governance di Schengen va ripensata, hanno detto i due leader. «Nessuno di noi vuole negare Schengen, ma in condizioni eccezionali crediamo possano esserci variazioni», ha spiegato Berlusconi. È stato il vertice della pace, dopo mesi di accuse reciproche. Raramente un summit bilaterale …

"La morte non si norma", di Pierluigi Castagnetti

Dunque, oggi o al massimo domani, la camera voterà l’inversione dell’ordine del giorno per passare subito ai voti sulle Dat (testamento biologico). Si deve approvare questo testo così com’è, e subito, sostiene chi non ha mai detto una parola nei due lunghi anni in cui la maggioranza l’ha tenuto nei cassetti. Personalmente resto dell’avviso, già espresso in sede di discussione generale (e in un articolo su Europa), che la morte non possa essere giuridicizzata. Essa può arrivare, infatti, in modo imprevedibile e immediato per un incidente o un accidente, o può arrivare con quella gradualità che ne consente la preparazione e l’accoglienza. Questa seconda ipotesi, quando si verifica, è una grazia se la si riesce a vivere con il rispetto della sacralità di quel momento, indipendentemente dalle convinzioni personali, «perché è una soglia sacra per tutti, credenti o non credenti, precisamente per il suo carattere di definitività, di assoluto non ritorno e dunque di ultima estrema possibilità » (Bruno Forte, Il Sole 24Ore, 4 ottobre 2009). Il letto di quel paziente diventa, a prescindere dalla …

"Chi mette le bandiere sul testamento biologico", di Michela Marzano

Ci sono dei temi che nessuno dovrebbe poter strumentalizzare. Eppure succede. Fin troppo spesso. Come se, in Italia, tutto fosse lecito. Soprattutto in periodo elettorale. Anche quando sono direttamente in gioco la sofferenza, la fine della vita, il senso della morte, come nel caso del disegno di legge sul testamento biologico. Perché morire è una della caratteristiche della condizione umana. La vita è mortale proprio “perché” è la vita, come scriveva il filosofo Hans Jonas. Ma ognuno di noi dovrebbe poter essere riconosciuto come soggetto della propria vita fino alla fine, anche in punto di morte. Si può allora anche soltanto osare utilizzare il tema della fine della vita a scopi politici? Si può pensare di imporre, a chi ha chiaramente espresso la volontà di interrompere inutili terapie, l´alimentazione e l´idratazione forzata? Di cosa si parla quando si sventola la bandiera del “valore inalienabile della vita”? La frattura tipicamente italiana tra coloro che assimilano l´interruzione dell´accanimento terapeutico all´omicidio e coloro che difendono l´esistenza di un diritto di morire si riapre in un clima teso, che …

"I diritti dei nati qui", di Khalid Chaouki

Basta parole. Vogliamo vedere i fatti. Le seconde generazioni figli di immigrati scendono in piazza insieme al Forum Immigrazione del Partito Democratico il prossimo mercoledì 27 aprile alle ore 11 davanti a Montecitorio per protestare contro la sparizione della proposta di riforma della legge sulla cittadinanza dal dibattito parlamentare. Circa un milione di ragazzi e ragazze, figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, non possono più sopportare una grave ingiustizia che fa di loro dei perenni stranieri in attesa di cittadinanza nell’unico paese che effettivamente essi riconoscono ormai come la loro prima patria. Per lunghi diciotto anni una ragazza nata a Roma e colpevole di essere figlia di genitori filippini deve fare la fila in Questura e chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno nel Paese in cui è nata. Questa è la condizione di umiliazione a cui sono sottoposti i figli della cosiddetta seconda generazione, esclusi dal diritto di essere cittadini italiani a causa di un arcaico concetto di cittadinanza basato sul legame di sangue. L’Italia non può più permettersi una legge così …

Precaria, incinta, licenziata. "Non chiedevo la luna", di Emanuele Di Nicola

Katia ha 36 anni. Dottorato e master. Dopo 5 anni di contratto a progetto con mansioni da dipendente, Italia Lavoro la manda a casa al sesto mese di gravidanza. “Mi chiedo cosa potrò offrire a mia figlia”. E’ una società del ministero del Lavoro gestita con soldi pubblici. Ma non esita a licenziare una donna incinta al sesto mese di gravidanza, insieme a molti altri lavoratori. Una situazione davvero paradossale quella dell’agenzia Italia Lavoro, che adesso rischia di perdere i ricorsi e pagare i risarcimenti con i soldi dei cittadini italiani. All’interno di questo caso, poi, c’è la vicenda personale di Katia Scannavini: 36 anni, laureata con master, mandata a casa dall’agenzia dopo cinque anni di contratto a progetto, in piena gravidanza. A lei abbiamo chiesto di raccontarci come sono andate le cose. Com’è iniziata la tua vicenda? Sono arrivata nel 2006 in Italia Lavoro, agenzia totalmente partecipata dal ministero dell’Economia, che prende commesse dal ministero del Lavoro. Sono laureata in Sociologia, con un master in immigrazione e dottorato di ricerca. Cinque anni fa sono …

"Sulle spalle della famiglia", di Chiara Saraceno

Il governo sostiene di aver rafforzato il ruolo della famiglia. E infatti ricadono sulle famiglie italiane tutti i problemi di cui, nella maggior parte dei paesi, si fa carico lo stato sociale: dalla povertà alla dipendenza in età anziana, dalla disoccupazione giovanile alla cura dei bambini piccoli quando la madre lavora. Le timide proposte innovative del Piano nazionale per la famiglia sono rimaste lettera morta. Senza contare che una disoccupazione giovanile vicina al 30 per cento impedisce ai giovani di crearsi una propria famiglia. Le dimissioni delle lavoratrici madri. Non ha torto Silvio Berlusconi ad affermare che il suo governo ha rafforzato il ruolo della famiglia. Basta intendersi su che cosa significa “rafforzare”. LE FAMIGLIE E IL WELFARE Il ruolo della solidarietà famigliare, sempre importantissimo nel nostro welfare debole e squilibrato, è uscito indubbiamente rafforzato dalla riduzione dei trasferimenti agli enti locali (a partire dall’abolizione dell’Ici), quindi delle risorse per i servizi alla persona, così come dalla riduzione dell’offerta educativa della scuola pubblica in termini di contenuti e di tempo.Èstato rafforzato anche dal mancato adeguamento …