Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Giustizia, un progetto con molte incognite", di Michele Ainis

Allacciate le cinture: oggi prenderà forma la riforma. Anzi la madre di tutte le riforme, non a caso definita “epocale” dal presidente del Consiglio. Quella sulla giustizia, come sbagliarsi? Ma in realtà fin qui è stato epocale l’annuncio di questa rivoluzione normativa, nel senso che ci risuona nelle orecchie da un’epoca intera, da quando la seconda Repubblica ha mandato in cenere la prima. E il messaggero non è soltanto, fin dal 1994, Silvio Berlusconi: ci ha provato la Bicamerale di D’Alema, nei giorni del primo governo Prodi; ci ha riprovato il ministro Mastella, nelle notti del secondo governo Prodi. Prova e riprova, tre lustri dopo ci sale in gola un fiotto di domande: sicuro che c’è bisogno di scomodare la Costituzione per curare i guai della giustizia? Sicuro che la prima riforma costituzionale da mettere in cantiere è proprio questa? E saranno davvero salutari i nuovi principi iniettati nella Carta? Stando alle anticipazioni, la terapia verrebbe somministrata in sei dosi. Primo: via l’obbligatorietà dell’azione penale. Secondo: via il controllo delle toghe sulla polizia giudiziaria. Terzo: …

"La Lega e i Rom ladroni", di Marco Zatterin

Solo il Carroccio e la destra estremissima vota contro la strategia per l’inclusione della gente gitana. Favorevole anche il pdl. Sarà un segno? Sono rimasti soli ad esprimere la loro linea dura contro i rom, il che probabilmente porterà loro dei voti, ma non necessariamente un progresso sociale per il continente. Anzi. Il Parlamento europeo ha approvato con una grande maggioranza una risoluzione in cui chiede agli stati membri dell’Ue di assumere una lunga serie di decisioni in modo da favorire l’integrazione delle genti di etnia Rom nell’Unione europea. Il testo, non vincolante sebbene politicamente rilevante, è stato adottato con 576 voti a favore,32 contrari e 60 astensioni. Tutta la Lega ha votato “no”. Il Pdl si è espresso in senso favorevole. In sintesi, gli deputati chiedono che la Commissione Ue presenti una tabella di marcia che includa una serie di standard comunitari obbligatori per l’accoglienza e il trattamento della gente Rom e preveda la possibilità d’imporre penalità ai governi nazionali che non li rispettano. Sul fronte occupazionale, Strasburgo chiede che venga assicurato un accesso …

"Scalfaro: la Costituzione è sotto attacco", di Giovanna Casadio

L´augurio di Oscar Luigi Scalfaro è di «coinvolgere il maggior numero di cittadini» nel C-day, nella mobilitazione per la Costituzione e la scuola che si terrà sabato in un centinaio di piazze italiane e straniere. Ma soprattutto, l´ex presidente della Repubblica e “padre costituente” invia al comitato “A difesa della Costituzione, se non ora quando?” un messaggio che è insieme di allarme e di pungolo: «È doveroso denunciare i tentativi di aggressione alla Costituzione che passano soprattutto attraverso i propositi di riduzione dell´autonomia e dell´indipendenza della magistratura e le proposte di modificare le norme che regolano il giudizio di costituzionalità delle leggi». Parole che arrivano puntuali ora che il governo si appresta a cambiare 14 articoli della Carta per rivoluzionare l´ordinamento giudiziario. La preoccupazione quindi, «è molto forte», ma come accadde con il referendum costituzionale del 2006 in cui i cittadini bocciarono la riforma del centrodestra, così – afferma Scalfaro a nome dell´Associazione “Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla” – gli italiani «sapranno ancora una volta rinnovare il proprio amore per la Costituzione repubblicana nata …

"Conflitto tra poteri dello Stato", di Carlo Federico Grosso

Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la riforma costituzionale della giustizia. Una riforma «epocale», l’ha definita qualche giorno fa il presidente del Consiglio. Se il Parlamento, a chiusura del lungo iter parlamentare previsto, dovesse davvero approvarla, la giustizia italiana non sarebbe, in effetti, più la stessa. Cambierebbe pelle, caratura, peso, incisività, colore. Sarebbe una giustizia del tutto diversa rispetto a quella che conosciamo. I punti salienti della riforma dovrebbero essere, stando alle indiscrezioni, la separazione delle carriere, la spaccatura in due del Csm, l’istituzione di una «Alta corte di giustizia» destinata a gestire la disciplina dei magistrati, un diverso livello d’indipendenza a seconda che si tratti di giudici o di pubblici ministeri. L’elenco prosegue con la limitazione dell’obbligatorietà dell’azione penale (che diventerebbe esercitabile «secondo le priorità stabilite da una legge» votata ogni anno dal Parlamento), la polizia giudiziaria autonoma dal pubblico ministero, l’introduzione della responsabilità civile dei magistrati che sbagliano. Ebbene, nel suo insieme questo complesso di innovazioni determinerebbe una profonda alterazione del rapporto oggi esistente fra i poteri dello Stato. L’idea liberale di …

"La giustizia come piace a lui: punire i pubblici ministeri", di Clauda Fusani

Oggi il Consiglio dei Ministri approva 16 articoli che fanno piazza pulita dell’equilibrio fra i tre poteri dello Stato. Una riforma «epocale», come dice il Cavaliere. Con i pm che rischiano di tasca propria. Sedici articoli che rivoluzionano l’assetto dello Stato. Che buttano all’aria quel perfetto bilanciamento tra i tre poteri studiato parola dopo parola nei 137 articoli della Costituzione. «Sarà una riforma epocale»: per una volta ha ragione il presidente del Consiglio. Quella che viene approvata stamani dal Consiglio dei ministri è qualcosa di «epocale» sul fronte della giustizia ma che, ancora una volta, nulla fa per risolvere il vero problema: la lentezza della giustizia. Il succo dei sedici articoli che intervengono sul titolo IV della Carta e, dal 101 al 113 è che i pubblici ministeri, quella parte della magistratura che fa le indagini ed è la pubblica accusa nei processi, viene declassata a «ufficio» con scarsi poteri di indagine e se sbaglia, deve anche pagare di tasca propria. E’ la «punizione» invocata dal premier all’indomani del rinvio a giudizio per il caso …

Quote rosa: il dietrofront del governo

Accolto l’emendamento bipartisan che prevede nei Cda di società quotate il 20% di donne entro il 2012 e il 30% entro il 2015. Finocchiaro: è stata una bella prova di autonomia del Parlamento rispetto alla posizione del governo. Nuovo dietrofront del governo. Questa volta il ripensamento tocca le quote rosa nei Cda. Dopo il parere negativo espresso proprio nel giorno internazionale delle donne, l’esecutivo ha deciso di accogliere l’emendamento Germontani, presentato bipartisan da tutta la Commissione Finanze del Senato, che che prevede nei due mandati per i rinnovi dei Cda delle società quotate il 20% di donne al primo rinnovo (nel 2012) e il 30% al secondo rinnovo (nel 2015). Molto delusa sarà il sottosegretario all’Economia, Sonia Viale, sostenitrice ad oltranza di prorogare l’entrata a regime delle quote rosa solo dal 2021. Ma davanti ad una possibile sconfitta in commissione anche lei ha ceduto al rinvio per “approfondimento”. Solo oggi pomeriggio si saprà se la decisione finale verrà portata in Aula del Senato o deliberata direttamente dalla commissione. Sono passati anche tre ordini del giorno: …

«Quote rosa, battaglia in Senato sulla legge», di Lorenzo Salvia

Presenza nei cda e tempi: il governo frena sull’emendamento approvato in Commissione ROMA— Tutto sembrava pronto per un gesto simbolico, il sì della commissione proprio nel giorno della Festa della donna. E invece, al Senato, il disegno di legge sulle quote rosa si è incagliato di nuovo, con una spaccatura a sorpresa tra governo e maggioranza, Una frenata che potrebbe essere superata già oggi ma che lascia molti dubbi sul destino finale del provvedimento. Il ddl prevede la presenza obbligatoria di almeno un terzo di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa o a partecipazione pubblica. Ma dopo il voto bipartisan dei mesi scorsi alla Camera erano arrivate le perplessità degli industriali. Per questo— al Senato, in commissione Finanze — erano già state ammorbidite le sanzioni: non più la decadenza immediata dei cda che non rispettano la legge ma prima una diffida poi una multa e, solo alla fine, la decadenza. Il nodo vero, quello dei tempi, è stato però affrontato ieri. La relatrice Maria Ida Germontani, finiana, ha trovato l’accordo con …