"Giustizia, un progetto con molte incognite", di Michele Ainis
Allacciate le cinture: oggi prenderà forma la riforma. Anzi la madre di tutte le riforme, non a caso definita “epocale” dal presidente del Consiglio. Quella sulla giustizia, come sbagliarsi? Ma in realtà fin qui è stato epocale l’annuncio di questa rivoluzione normativa, nel senso che ci risuona nelle orecchie da un’epoca intera, da quando la seconda Repubblica ha mandato in cenere la prima. E il messaggero non è soltanto, fin dal 1994, Silvio Berlusconi: ci ha provato la Bicamerale di D’Alema, nei giorni del primo governo Prodi; ci ha riprovato il ministro Mastella, nelle notti del secondo governo Prodi. Prova e riprova, tre lustri dopo ci sale in gola un fiotto di domande: sicuro che c’è bisogno di scomodare la Costituzione per curare i guai della giustizia? Sicuro che la prima riforma costituzionale da mettere in cantiere è proprio questa? E saranno davvero salutari i nuovi principi iniettati nella Carta? Stando alle anticipazioni, la terapia verrebbe somministrata in sei dosi. Primo: via l’obbligatorietà dell’azione penale. Secondo: via il controllo delle toghe sulla polizia giudiziaria. Terzo: …
