Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Inferni di famiglia: ecco dove nasce la nuova violenza", di Lea Melandri

Lea Melandri è una delle figure più note del femminismo italiano. Anticipiamo la sua prefazione al nuovo saggio edito da Bollati Boringhieri: «Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà».. Il sussulto di dignità e l’invito che oggi, da schieramenti diversi, viene rivolto alle donne, affinché si ribellino all’immagine degradante con cui sono rappresentate dalla pubblicità e dalla televisione, non deve trarre in inganno. Il corpo femminile occupa la scena mediatica da molti anni, l’immaginario pornografico ha contaminato ormai ogni ordine di discorso e di linguaggio, l’esibizione e il voyeurismo, sapientemente amalgamati dai reality show, sono subentrati, se mai è esistita, alla fruizione passiva dello spettatore. Il risveglio improvviso di coscienze morali offese, di intelligenze femminili «umiliate» dalla mercificazione che si fa del loro sesso, è venuto al seguito di vicende che non potevano lasciare indifferenti, perché avevano come protagonista una delle maggiori cariche dello Stato, il presidente del Consiglio, e come materia scottante le prestazioni sessuali scambiate indifferentemente con denaro, carriere politiche o televisive. Di donne-oggetto, donne-immagine, donne-ornamento, chiunque abbia dato un’occhiata alla televisione, …

"Nessuna legge su come morire", di Pierluigi Castagnetti

Nessuna legge è sempre meglio di una cattiva legge. Il dibattito sviluppatosi sui giornali in questi giorni, in attesa di quello che sta per aprirsi alla camera sul cosiddetto testamento biologico, mi ha confermato nella convinzione, che ho sempre avuto, che sul come morire sia bene non legiferare. Un mio fraterno amico, medico insigne e credente, mi disse un giorno: il mio testamento biologico è di una sola riga, ”Signore, sia fatta la tua volontà”. Ma non si può pretendere che tutti ragionino in tale modo. E, allora, si cerchi un terreno “laico”, accettabile da tutti e in linea con i principi costituzionali, affermando semplicemente un chiaro “no alla eutanasia e no all’accanimento terapeutico”. Di più non serve. La proposta di legge che arriva in aula alla camera invece finisce per ridurre allo spessore di una lamina sia il confine con l’eutanasia che quello con l’accanimento terapeutico. Al di là delle intenzioni che personalmente assumo come buone, il testo è la dimostrazione che più si cerca di combinare normativamente il valore della vita con quello …

La Consulta: «Non siamo comunisti Difendiamo la Carta», di Marcella Ciarnelli

«Neanche sotto tortura ne dirò il nome » ma quando Ugo De Siervo, presidente della Corte Costituzionale parla di un politico che polemizza con i giudici che lui presiede definendoli «comunisti» è fin troppo facile capire che allude a Silvio Berlusconi e al grande numero di esternazioni del premier che non perde l’occasione per incolpare la Consulta di bocciare le leggi che potrebbero fargli comodo in nome di una presunta ideologia. «Almeno undici su quindici si sa da che parte stanno» ama sottolineare il Cavaliere e sembra non porsi il problema che forse se le leggi « impugnate dai Pm» fossero fatte meglio, in toto o in parte, non incorrerebbero nell’autorevole altolà. «In questi giorni ho sentito critiche non giuste e non solo nei confronti della Corte Costituzionale» ha aggiunto De Siervo, alludendo con altrettanta evidenza all’attacco che l’altro giorno Berlusconi ha portato ai componenti dello staff del Capo dello Stato «troppo puntigliosi» nel valutare le leggi che arrivano al Colle, tralasciando nel suo stile la totale e sempre evidente capacità critica del presidente Napolitano …

«In Italia dopo il primo figlio il lavoro diventa un miraggio», di Alessandra Arachi

Come si muovono le donne italiane nel mondo del lavoro? Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, che fotografia ci può fare? «Le donne in Italia fanno una gran fatica a muoversi nel mondo del lavoro. Dalla seconda metà degli anni Novanta la spinta ad entrare nel mercato del lavoro è stata continua: dal 1995 al 2009 ci sono state oltre 1,8 milioni di donne occupate in più, ma purtroppo tutte concentrate nel Centro Nord. Poi però è arrivata la crisi» . E cosa è successo? «— che con la crisi le donne hanno perso occupazione più degli uomini in proporzione nell’industria, che è stato il cuore della crisi, e dove le donne sono tradizionalmente meno presenti degli uomini» . La crisi come specchio delle relazioni tra uomini e donne nel mondo del lavoro? Eppure c’è un dato Eurostat sulla sperequazione di stipendi fra i sessi che mette l’Italia molto avanti: soltanto il 4,9%di differenza, a fronte di una media del 17%europeo. «Attenzione a quel dato: misura la differenza di stipendio ma non a parità di …

Nuovo stupro a Roma. Alemanno ha fallito su tutta la linea

Dopo il terzo stupro in 10 giorni, per sensibilizzare le autorità e chiedere maggiori garanzie contro la violenza sulle donne, il Pd organizza una fiaccolata sulle scale del Campidoglio mercoledì 2 marzo a partire dalle ore 19.00 Se le cose non cambieranno e in poco tempo, allora negli aeroporti e nelle stazioni di Roma ci dovrà essere un bel cartello che avvisa “care straniere, mi raccomando non andate in giro con sconosciuti, non camminate la sera da sole, non date confidenza a nessuno altrimenti rischiate grosso. E la stessa cosa vale anche per le ragazze italiane”. Sembra solo una provocazione paradossale ma il fatto che la Capitale d’Italia, fino a pochi anni fa una tra le città più sicure d’Europa, sia diventata improvvisamente luogo di stupri lascia davvero stupefatti. Di chi è la colpa? La terza violenza sessuale su una giovane donna avvenuta nel giro di soli 10 giorni pone un allarme a cui il sindaco Alemanno deve rispondere, assumendo in prima persona tutte le responsabilità. Per la sua credibilità, soprattutto se si ricorda che …

"Da uomo a uomo, passaparola contro la violenza sulle donne", di Mariagrazia Gerina

Giovani padri, insegnanti che vorrebbero creare un gruppo di autocoscienza maschile, uomini che hanno bisogno di raccontarsi altrimenti. Da quando è salito sul palco del 13 febbraio per dare voce all’altra metà del cielo è stato un felice continuo di messaggi, confessioni, coming out. Lui li interpreta come una voglia di cambiamento che sta attraversa l’universo maschile italiano, certo più variegato di come lo vorrebbe l’inventore del bunga bunga. Il richiamo alla complicità con cui ci stanno martellando è insopportabile, il messaggio che vogliono far passare è che infondo siamo tutti invidiosi di Berlusconi, sbotta Stefano Ciccone, biologo, che da anni, insieme ad alcuni amici, lavora a smontare gli stereotipi con cui vengono bombardati i maschi italiani. Loro che in quegli stereotipi non si riconoscono, hanno deciso di chiamarsi Maschile plurale. Più che una associazione, una rete, fatta di tanti piccoli gruppi sparsi per il territorio nazionale. Ce ne è uno a Roma, uno a Milano, uno altro a Torino, uno Pinerolo, a Firenze, a Bari, Foggia, Viareggio, etc.. Gruppi di intimità, li chiamano. Si …

Corpo, potere e sentimento il vocabolario al femminile", di Michela Murgia

Ho avuto la sfortuna di nascere quando il movimento delle donne non era più raggiungibile dalla mia posizione geo-anagrafica, se mai lo era stato. Negli anni ´80 l´eco delle voci femministe che invocavano rispetto e diritti si era già attenuata, mutando in discorsi complessi dentro stanze al di fuori delle quali lo si sarebbe udito in misura via via sempre minore. La mia generazione intanto cresceva altrove, in un´altra ansa del tempo, attraversando la contraddizione senza riconoscerla. (…) L´Italia era preda di una crescita economica ubriacante, che imponeva l´equivalenza tra vita e attivismo. Aprirono le palestre, perché il culto dell´efficienza aveva bisogno delle sue chiese. La produttività professionale divenne principio di senso, sfociando in arrivismo. Il benessere smise di essere uno stato dell´anima e divenne una merce acquistabile; la gioventù e la bellezza si scoprirono valori etici e il consumo assurse al rango di scopo finale dell´orgia sociale che fu quel decennio. Quella narrazione di mondo, benché profondamente mortifera, non aveva né poteva avere modelli di rappresentazione per la morte, se non in alcuni filoni …