Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Il servizio pubblico alle dipendenze di un uomo solo", di Vittorio Emiliani

La sopravvivenza della Rai come azienda di servizio pubblico, come luogo di pluralismo politico-culturale, è ad un passaggio sempre più stretto e soffocante. Con un presidente-padrone, Berlusconi, il quale non esita ad esprimere tutta la propria generosa “comprensione” per quegli abbonati della Rai che non pagheranno il modesto canone di 109 euro, cioè evaderanno una imposta (sul possesso del televisore) perché questo è il canone, in tutta Europa. Dove lo stesso oscilla fra il minimo, ben al di sopra di noi, dei 149 euro del Belgio e il massimo dei quasi 300 euro della Svizzera (in mezzo Austria, Scandinavia, Germania, Regno Unito, Irlanda, ecc). Berlusconi se ne infischia del conflitto di interessi, del fatto che lui compete con la Rai negli ascolti tv, di un pluralismo che, nonostante polemiche ricorrenti, in passato non è mai mancato, e getta nella mischia i suoi uomini, i suoi ministri contro le trasmissioni più scomode Quelle che però più di altre raccolgono pubblicità, a cominciare da “Annozero” la quale concorre pure ad alzare lo share non eccezionale di Rai2. …

"Così non si va in onda", di Roberto Saviano

Caro presidente Rai, una dichiarazione del direttore generale Masi assicura che Vieni via con me andrà in onda senza problemi. Purtroppo non è vero. La favola sui compensi “astronomici” degli ospiti – agitata dai vertici Rai – è appunto, una favola, un ultimo pretesto per metterci i bastoni tra le ruote. Tutte le persone che abbiamo invitato si sono dette pronte a dimezzare i loro compensi e persino a intervenire gratis, pur di partecipare al nostro progetto: eppure, oggi, a meno di tre settimane dalla prima puntata nessuno dei loro contratti è stato ancora firmato. Ma a parte il fatto che sarebbe ingiusto chiedere a chiunque di lavorare gratuitamente, la verità è che i soldi non c´entrano: anche perché Vieni via con me sarebbe comunque un grande affare per la Rai, viste le cifre a cui sono stati già venduti gli spazi pubblicitari. Il danno economico per la tv di Stato sarebbe cancellarlo. La Rai ha fatto di tutto in questi mesi per boicottare il nostro lavoro: ci hanno ridotto lo studio, gli attori, gli …

Allarme corruzione della Corte dei Conti. Giampaolino: "Dilaga e mina il prestigio delle istituzioni. Difficile tagliare le tasse", di Roberto Petrini

Il federalismo non si deve risolvere in un aumento della pressione fiscale, ma deve far riqualificare la spesa. È necessario sostenere i redditi bassi nonostante la crisi e garantire le prestazioni essenziali alla collettività. La corruzione non è sconfitta, anzi «dilaga» e continua a minare il prestigio delle istituzioni. Torna il monito, quasi accorato, della Corte dei Conti sulle nuove Tangentopoli che infestano l´Italia, attraverso le parole del neo-presidente della suprema magistratura contabile, Luigi Giampaolino ieri al battesimo della cerimonia di insediamento. «Gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche, talvolta di provenienza comunitaria, persistono e preoccupano i cittadini – ha detto il magistrato nel corso di una conferenza stampa – , ma anche le istituzioni, il cui prestigio e affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli». Durante la sua prima conferenza stampa ha dovuto far fronte ad una raffica di domande su casi recenti. Il primo ad emergere è stato il tema delle società off-shore, alla ribalta dopo le vicende delle ultime settimane: «E´ un uso deprecabile?», è stato chiesto …

"Corruzione, la Camera salva Lunardi negata l´autorizzazione a procedere", di Alberto Custodero

La Camera respinge anche con i voti dei finiani (ma non tutti, dieci erano assenti), la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell´ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Lunardi, oggi deputato pdl, è indagato nell´ambito dell´inchiesta G8 per corruzione insieme all´arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, con l´accusa di aver acquistato nel 2004 ad un prezzo di favore da Propaganda Fide un intero palazzo di cinque piani in via dei Prefetti a Roma in cambio del finanziamento pubblico di 2 milioni e mezzo di euro erogato all´ente religioso per la ristrutturazione di un immobile a piazza di Spagna. Ma al Tribunale dei Ministri di Perugia che aveva chiesto di processare l´ex ministro non è stato dato un no definitivo. Al momento, spiega Giuseppe Consolo, relatore di maggioranza in Giunta delle autorizzazioni, la Camera non ha potuto pronunciarsi in quanto il Tribunale non ha inviato anche gli atti relativi al cardinale Sepe «concorrente al reato di corruzione». Nel momento in cui arriverà la documentazione richiesta, ci sarà un nuovo pronunciamento di Montecitorio. Ma su questo voto …

"Se Berlusconi parla «da imputato»", di Vittorio Grevi

Mentre tutto il mondo degli studiosi e degli operatori della nostra giustizia penale è d’accordo nel ritenere che il primo problema da affrontare sia quello della «eccessiva durata» dei processi (la quale, come ha sottolineato ancora di recente il presidente Napolitano, «mina la fiducia dei cittadini nel servizio giustizia», compromettendo «anche la capacità competitiva del nostro Paese sul piano economico»), il governo sembra volersi occupare d’altro. Tanto è vero che, invece di intervenire sul punto con adeguate strategie legislative e organizzative, preannuncia una «grande riforma» della giustizia, tutta incentrata sulla modifica di alcuni importanti principi dettati in materia dalla Carta costituzionale. A dimostrazione della mancanza di una linea coerente di politica legislativa si è così passati, nel giro di pochi giorni, dalle discussioni e dalle polemiche sul disegno di legge concernente il «processo breve» (un testo profondamente sbagliato nel metodo e nel merito, ma almeno consapevole della esistenza del problema) al ripescaggio di una serie di vecchie proposte di revisione costituzionale, che davvero nulla hanno a che fare con l’esigenza di accelerare i ritmi processuali. …

"Paradisi fiscali, evasione, affari. Nella caverna di Alì Babà", di Sergio Rizzo

La globalizzazione ha abbattuto in tutto il mondo il tabù della libera circolazione dei capitali. Figurarsi perciò se l’Italia può impedire ai suoi cittadini di comprare ville ai Caraibi. Chi la governa ha però il dovere di verificare che gli investimenti siano fatti nel rispetto delle regole. Quasi sempre, tuttavia, è impossibile. Anche se quei Paesi hanno sottoscritto protocolli e accordi internazionali, poi concretamente non li applicano. Così, al riparo dei segreti bancari e delle società anonime continuano a essere un comodo rifugio per chi non paga le tasse o peggio. Si chiamano infatti paradisi fiscali. E giustamente il governo italiano li combatte con determinazione, al fianco di tutti gli altri Stati occidentali. Consapevole che si tratta di una battaglia planetaria per la civiltà. In un Paese con il record di evasione e dove la propensione all’esportazione illegale di denari non si è purtroppo fermata negli ultimi anni, come dimostra il «successo» dell’ultimo scudo fiscale, questo è un nervo scoperto. Sul quale il servizio di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli andata in onda domenica …

"Mafia, le donne vittime nell'ombra", di Francesco La Licata

L’universo mafioso – si sa – pensa solo al maschile. Non c’è spazio per le donne, se non nelle vesti di vittime o protagoniste di immani tragedie e comunque personaggi dal destino segnato. Nessuna donna ha mai ricoperto il ruolo di capo e quando qualcuna si è imposta fino a sfiorare il vertice, ciò è avvenuto per necessità di sostituire un uomo momentaneamente assente. Ma anche le supplenze sono episodi sporadici. Più frequenti, invece, le storie tragiche, la violenza cieca esercitata su «deboli e indifese» che la stessa legge mafiosa vorrebbe ipocritamente destinate ad una «tutela assoluta». Non si può dire che sia stato osservato il comandamento di rispettare le donne nel caso della vendetta trasversale riservata al pentito siciliano Francesco Marino Mannoia. Aveva da poco accettato di collaborare col giudice Giovanni Falcone quando, era l’ottobre del 1989, Cosa nostra uccise Leonarda, la madre, Vincenza, la sorella, e Lucia, la zia del neo collaboratore. Si salvò a stento Rita, la compagna che adesso vive con lui fuori dall’Italia. Era la prima volta che la mafia …