Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"I princìpi non sono merce", colloquio tra Claudio Magris e Gustavo Zagrebelsky

Dalla difesa della Costituzione alla diffidenza verso i valori, lo scrittore e il giurista si sono confrontati sull´Italia di oggi e su quel che dovrebbe costituire un´identità comune. “In questi tempi certe parole vengono usate in un modo che non è proprio. La ragione è stata anche alla base di molte tragedie Rivalutiamo il sentire universale”. Legge. Diritto. Giustizia. Tre parole che a un orecchio distratto potrebbero parere analoghe, intercambiabili quasi, e che invece racchiudono modi anche assai lontani di concepire quel sistema di principi e di regole che rende possibile la convivenza tra le persone e tra i popoli. Tre parole che, ieri, hanno aperto con il primo dialogo il ciclo “ItAlieni. Come siamo diventati extraterrestri”, un´iniziativa promossa dal Circolo dei Lettori di Torino per riflettere e ritrovare vecchie e nuove parole comuni. Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista, autore di numerose riflessioni sul tema delle norme e dei valori fondanti, giuridici e non solo, e Claudio Magris, scrittore e germanista ritrovatosi negli ultimi anni tra le voci italiane più critiche proprio sui temi della giustizia, dei …

«Qualche idea per riformare la giustizia penale», di Vittorio Borraccetti

La crisi della giustizia penale in atto da molti anni presenta due aspetti. Da un lato, essa è crisi di funzionalità, efficacia, efficienza dell’intervento giudiziario e dipende in grandissima parte dalla cattiva politica legislativa e dal disinteresse, risalente negli anni, verso gli aspetti organizzativi. Dall’altro, è crisi di fiducia da parte dell’opinione pubblica nelle decisioni dei giudici, di credibilità dei magistrati nel rispondere alla domanda di giustizia. Questa diminuita credibilità è conseguenza sia della carenza di efficienza, di cui i magistrati non sono i principali responsabili, sia dei comportamenti di alcuni magistrati, come talune decisioni sbagliate e non comprensibili o come gli episodi di scarcerazione di persone condannate dovuti a negligenza nella redazione tempestiva dei provvedimenti. Ma non si può negare che abbia avuto gran peso la campagna di delegittimazione e denigrazione ai danni dei magistrati che dura da decenni – raggiungendo negli ultimi anni una particolare violenza e intensità – e che ha la sua origine nella situazione conflittuale venutasi a creare con il sistema politico o, più esattamente, con una parte di esso. …

Corruzione, l'allarme della Corte dei conti "Nel 2009 le denunce aumentate del 229%"

La corruzione “è diventata un fenomeno di costume”, una “patologia grave” che nel 2009 ha fatto registrare un aumento di denunce alla Guardia di finanza del 229% rispetto all’anno precedente, nonché un incremento del 153% per fatti di concussione. E’ la denuncia del procuratore generale e del presidente della Corte dei Conti, Mario Ristuccia e Tullio Lazzaro, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario. Contro queste condotte illecite individuali, le pubbliche amministrazioni “troppo spesso” non attivano i necessari “anticorpi interni”. “Il Codice penale – sottolinea Lazzaro – non basta più, la denuncia non basta più. Ci vuole un ritorno all’etica da parte di tutti. Che io, purtroppo, non vedo”. Lazzaro, nel corso della conferenza stampa che è seguita alla cerimonia, ha poi precisato che “Non esiste nessun buco di bilancio Inteso come tale. C’è una scarsa correttezza contabile nello scrivere le cifre, ma assolutamente non esiste nessun buco come denaro pubblico”. Sulla Protezione Civile. A questo proposito “ci dovrebbe essere un controllo reale – ha detto Lazzaro – non solo politico”. Secondo il presidente …

"Se l´Italia perde il sogno della convivenza", di Gad Lerner

Gli scontri di Milano hanno mostrato le difficoltà d´integrazione nel nostro Paese. Ma altrove le cose funzionano diversamente. A Milano le imprese registrate alla Camera di Commercio con titolari immigrati costituiscono parte insostituibile del tessuto produttivo Per la Costantinopoli ottomana come per la New York di oggi la presenza di popolazioni diverse è stata fonte di ricchezza e sviluppo. Per secoli Costantinopoli, l´odierna Istanbul, fu al tempo stesso la più grande città turca, greca, armena, curda, ebraica, romena del Mediterraneo. Era la New York del suo tempo, la capitale del mondo (ammesso che possiamo permetterci il lusso, allora come oggi, di escludere la Cina). Grazie a questa straordinaria peculiarità multietnica la metropoli plurale cresciuta sul Bosforo, al confine tra Europa e Asia, prosperava senza paragoni possibili con gli altri centri urbani europei: Parigi e Londra apparivano borghi trascurabili al suo cospetto. Prima che sopraggiungesse l´epoca dei nazionalismi, contrassegnata da genocidi, trapianti di popolazione e pulizie etniche, la città-mosaico aveva rappresentato il più potente fattore di sviluppo economico e culturale lungo tutta la sponda sud del …

"Chi serve lo Stato non ha amici", di Luigi La Spina

La ripetitività degli scandali che si abbattono sull’Italia può alimentare due sbagliate reazioni dell’opinione pubblica: l’assuefazione, cinica e rassegnata, a un virus corruttivo che sembra dilagare nella società italiana e l’abitudine a confondere le accuse con i sospetti, le maldicenze con le sentenze, i reati con i peccati, le fantasie complottistiche con le prove dibattimentali. Un gran polverone dove il destino di queste indagini giudiziarie è segnato. Chi è schierato politicamente con gli imputati è deciso ad assolverli, pur contro ogni evidenza. Chi sta dalla parte opposta ha già emesso una condanna, preventiva e inappellabile. Una divisione in due partiti, però, molto provvisoria: sarà presto l’oblio a riunificarla, nell’attesa della prossima inchiesta. Ecco perché, in queste circostanze, è assolutamente necessaria la ricerca delle differenze, la pazienza nel separare le situazioni, la chiarezza nell’individuare le responsabilità. Ogni grande scandalo nazionale, pur nella similitudine della caccia al ladro di turno, si contrassegna per una locuzione, sintetica ma espressiva, che lo distingue. All’epoca di «Mani pulite» fu la cosiddetta «dazione ambientale», una tassa impropria riferita al rapporto imprenditori-partiti. …

"La corruzione e la democrazia", di Aldo Schiavone

Una nazione in via di dissolvimento morale, ormai in balia di una disastrosa deriva di comportamenti: questo dunque saremmo, veramente. Dobbiamo saper guardare negli occhi il pericolo che abbiamo di fronte. Se questa immagine fosse realistica – e molto lascia pensare purtroppo che lo sia – staremmo correndo, tutti, un incalcolabile rischio: la completa decomposizione del nostro tessuto civile. Entro certi limiti, corruzione e democrazia possono coesistere: la storia ha moltiplicato di continuo esempi di questa precaria convivenza, dall´Atene o dalla Roma classiche all´America contemporanea. Le condizioni perché questo accada sono due, fra loro legate: una misura nella diffusione del male, e gli anticorpi che la sua presenza riesce ad attivare. In altri termini, che essa non arrivi a provocare, superata una soglia, l´abdicazione etica di un´intera società, quel generale oscuramento delle coscienze per cui la quantità di illegalismo circolante trasforma la qualità del giudizio morale su di esso, presentandolo come regola universale di condotta. Se si verifica questa sorta di collasso generale, è la stessa democrazia a non reggere più: perché non esistono più …

"Dossier: a Rosarno 20 anni di soprusi sui neri. Spari nel '90, duplice omicidio due anni dopo", di Carlo Ciavoni

Che la ‘ndrangheta sia lì, attorno ai campi dove si raccolgono arance e mandarini, senza neanche il fastidio di nascondersi, è cosa risaputa. E che a sparare contro i neri ridotti in schiavitù siano sempre loro delle ‘ndrine, affinché “gli schiavi” si pieghino alle condizioni disumane alle quali sono costrettti e non si azzardino a protestare, è altrettanto noto. Ma poi è di dominio pubblico anche il fatto che le fucilate contro gruppi di immigrati, non sono soltanto un “gioioso passatempo” dei rampolli della mafia, che sparano per “farsi le ossa” e farsi conoscere, ma rappresentano una strategia terroristica che a Rosarno funziona dal 1990, fin dai primi flussi migratori dei manovali provenienti dall’Africa. Tutto nell’indifferenza generale. “Arance insanguinate”. E’ il titolo di un dossier che “DaSud” Onlus ha presentato a Reggio Calabria e a Lamezia Terme ad una delegazione del Parlamento Europeo e di cui si parlerà a Roma – al cinema L’Aquila, giovedì prossimo – durante un meeting di tutte le associazione antirazziste. Si tratta di un lavoro che serve a far conoscere …