“Se ritorna l’idea di uguaglianza “, di Laura Pennacchi
Vi sono segni che la parola «eguaglianza» – con tutto il lessico di moralità politica che comporta – possa uscire dall’oblio in cui molti, anche a sinistra, prigionieri o subalterni della fallace ideologia neoliberista, l’avevano lasciata colpevolmente cadere. Trovano oggi accoglimento i moniti del cattolicodemocratico Ermanno Gorrieri e del liberaldemocratico Ronald Dworkin i quali, a lungo inascoltati, hanno considerato l’eguaglianza come «virtù sovrana» tra la libertà e la solidarietà. Se così è, non può sfuggirci che nei processi inegualitari provocati dal neoliberismo – e di cui la crisi economica mostra, negli ingiustificati supercompensi dei manager, gli effetti parossistici – agiscono non una ma due componenti. Siamo di fronte, infatti, a un duplice fenomeno: a) sul valore aggiunto diminuisce la quota dei redditi da lavoro – essa si riduce addirittura fra i 10 e i 5 punti in tutti i paesi sviluppati – e aumenta quella dei redditi da capitale; b) crescono le diseguaglianze fra le retribuzioni, lungo tutta la scala distributiva, ma con un peso decisivo esercitato dall’aumento di quelle dei ricchissimi. Dunque, vanno sottolineati …
