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Prodi lascia la presidenza del Pd «Serve nuovo gruppo dirigente»

La lettera è arrivata nelle mani di Walter Veltroni prima di Pasqua. Ma Romano Prodi nel svela il contenuto solo adesso. Il premier, ancor prima di lasciare il governo, lascia la presidenza del Partito Democratico: «I ruoli di responsabilità adesso spettano ad altri». E se la decisione è arrivata ben prima del voto, la ragione è semplice: «Perché fosse chiaro che non dipendesse dal risultato elettorale». Ora che le urne hanno dato il loro responso diventa possibile ufficializzarla senza contraccolpi d’immagine. Prodi definisce la propria scelta «molto chiara, molto semplice, molto ferma e molto coerente: non mi sono presentato alle elezioni, perché ritenevo e ritengo sia necessaria una nuova leva, un nuovo gruppo dirigente per portare avanti la crescita ed il rafforzamento del Pd». Ora, spiega, sarò, un «supporter forte e leale del partito, cercando di lavorare su riflessioni e proposte». E dopo l’addio di Prodi la carica rimarrà vacante o ci sarà subito un successore? Una nota del Pd fa sapere di un imminente incontro fra il premier e Veltroni e conferma «la piena …

Cara amica e caro amico,

ci siamo salutati venerdì con la speranza e la fiducia nel cuore. Per questo è difficile trovare le parole per descrivere l’amarezza e la delusione di un risultato che, non possiamo nascondercelo, ci vede sconfitti. Certo, ci può consolare il risultato incoraggiante di un partito nuovo, nato da pochi mesi, e l’ottimo risultato raggiunto a livello locale, che ha visto crescere il consenso del Pd rispetto alla somma dei voti raccolti da Ds e Margherita nel corso dei precedenti test elettorali. E in molti casi ha visto premiare alla Camera, ossia tra i più giovani, la nostra proposta politica. Tuttavia l’obiettivo era quello di vincere e così non è andata. Dovremo riflettere a fondo sulle dinamiche elettorali e sulle ragioni di una sconfitta, certamente annunciata, ma che credevamo di poter arginare. Dovremo farlo soprattutto sgombrando dal campo due interpretazioni che troppe volte ci hanno impedito di comprendere le reali ragioni del successo politico della destra italiana. La prima chiave di lettura semplicistica, sembra paradossale, ma è proprio quella che spinge molti ad affermare “Questo Paese …

Walter Veltroni: È l’Italia che vuole cambiare

Europa, più di altri, si è battuta per l’approdo del Partito democratico. Al termine di un’accesa campagna elettorale, nel pieno di un’entusiasmante rimonta, che ha assorbito tutte le nostre attività, vorrei dire che appare più evidente che mai quanto le ragioni fossero dalla nostra parte. Senza il Partito democratico, senza la scelta di andare da soli, la sfida sarebbe stata persa in partenza ed avremmo sicuramente riconsegnato il paese alla destra. Le energie che abbiamo suscitato in questi mesi, dalla mia discesa in campo per le primarie, sono enormi. Chiunque guardi alla campagna elettorale con occhio franco, non inquinato da visioni preconcette, dal cinismo snob o dalla rassegnazione, non può non vedere come siamo di fronte, da parte del Partito democratico, ad una mobilitazione, ad una partecipazione, ad un’attenzione che non si vedeva nel nostro paese da molti anni. Pensiamo alla giornata del 30 marzo, il Democratic day. In quale grande paese europeo è possibile per un partito organizzare contemporaneamente 12mila punti di incontro con i cittadini? Ma il termometro più sbalorditivo di questo cambiamento …

Veltroni per l’Italia, «un Paese che va amato, non usato»

«Domenica comincerà la primavera dell’Italia». Un Paese che va «amato, e non usato». A Roma, Walter Veltroni chiude la campagna elettorale del Partito Democratico con un messaggio di speranza e un forte appello al voto. Anzi, tre. Agli elettori “storici” del centrodestra che vivono con disagio al pensiero di un altro quinquennio con Berlusconi, ai possibili astensionisti, perché «chi si astiene finisce sempre per favorire lo schieramento che gli è più lontano». E agli elettori della Sinistra Arcobaleno, perché certo «ogni voto è utile, ma ora il confronto per la leadership del Paese è fra il Pd e la destra». Un triplice appello per provare a cavalcare l’onda della rimonta. Veltroni crede nella vittoria: «Sono ottimista – dice – il cambiamento si può fare». Se la partita si giocasse nelle piazze romane, non ci sarebbe storia. Alla «sparuta assemblea di pochi intimi» riunita giovedì pomeriggio al Colosseo per ascoltare Berlusconi e Fini, risponde una piazza del Popolo gremita come non mai. Ad ascoltare il leader del Pd, decine di migliaia di persone, centocinquantamila, secondo gli …

Londra, il Times appoggia Veltroni

«Una vittoria elettorale di Silvio Berlusconi farebbe forse più notizia e magari sarebbe più divertente, ma non c’è alcuna garanzia che se lui andasse di nuovo al potere l’Italia vedrebbe i miglioramenti di cui ha bisogno. Il Paese deve perseguire le riforme con ferma determinazione e rinnovato vigore. Gli italiani farebbero bene a votare per Walter Veltroni, il diavolo che non conoscono, piuttosto che per un diavolo che già hanno sperimentato». Si conclude così, con un esplicito appello al voto per il Pd, un editoriale che oggi il Times di Londra dedica nella sua edizione online all’Italia.

Carissime/i amiche/i,

sta calando il sipario su una campagna elettorale difficile ma esaltante, durante la quale, trascinati dalla tenacia di Walter Veltroni, centinaia di migliaia di italiane e di italiani sono scesi in piazza per manifestare il loro appoggio alla sua candidatura a premier e la loro adesione al Partito democratico. Negli occhi di molti si leggono la fiducia e la speranza dopo una rimonta sensazionale, che ci restituisce tutto l’ottimismo della volontà che ha animato in queste settimane migliaia di democratiche e democratici. Negli occhi di molti c’è la voglia di cambiare questo nostro Paese, senza tradire i valori costituzionali di libertà, giustizia, equità e solidarietà; c’è la convinzione che il patto sociale scritto nella Costituzione nata dalla Resistenza sia il perimetro entro il quale esprimere ed esercitare il nostro diritto di cittadinanza. Negli occhi di molti si legge la passione per un inedito o ritrovato civismo e per la “bella” politica, che pone al centro della propria azione il bene comune e l’interesse generale. Ora c’è l’ultimo miglio. Quello più importante. Dobbiamo soprattutto convincere gli …