Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Il chiarimento che non si può rinviare", di Luigi La Spina

La Commissione Ue è allarmata: in Italia, le banche sono incapaci di sostenere la ripresa. Monti ha lanciato un monito sul rischio di far ripiombare il Paese nella crisi. Il presidente di Confindustria descrive una situazione economica drammatica, con pericoli di violente esplosioni sociali. Ormai tutti, da Napolitano al piccolo negoziante sull’orlo del fallimento, invocano un governo e si lamentano, giustamente, per i ritardi di una classe politica che, dopo le elezioni, non riesce ancora a formare un esecutivo che provveda a misure di politica economica urgenti e indispensabili. Come oggi «La Stampa» documenta, l’ordinaria amministrazione alla quale è obbligato il governo Monti dimissionario, costringe l’Italia a un immobilismo ormai insopportabile. Sia per i limiti che prescrive all’iniziativa dell’esecutivo, sia, e forse con peggiori conseguenze, perché i responsabili degli uffici pubblici, senza attendibili previsioni sugli indirizzi del prossimo governo, preferiscono rinviare anche quei provvedimenti che, in realtà, potrebbero varare. Ecco perché è ormai evidente quanto siano false e pericolose quelle illusioni sulla possibilità che una nazione possa reggere senza un governo, fondate su strampalati confronti …

"Le buone ragioni di Confindustria", di Guglielmo Epifani

Il forte richiamo di Squinzi, il Presidente di Confindustria, è assolutamente fondato e condivisibile. Fare presto, assicurare al Paese un governo in grado di restituire fiducia a lavoratori e imprese, e in grado di far valere le nostre ragioni in Europa contro una linea di puro rigore, rappresenta un’esigenza primaria e indifferibile. Anche perché tutti i dati sono lo spec- chio di una condizione drammatica che ogni giorno presenta un conto pesantissimo e intollerabile. Dall’andamento della produzione industriale e dell’occupazione a quella del calo di consumi e redditi apparentemente senza fine la situazione del nostro Paese si aggrava. Il silenzio e la partecipazione con cui ieri la Camera dei deputati ha ricordato i suicidi di Civitanova Marche e l’uccisione di Perugia, esprimono un sentimento che ha bisogno di responsabilità e di scelte conseguenti. L’idea che a tutto questo si possa rispondere con il ricorso ad elezioni anticipate, o anche solo con un clima di permanente campagna elettorale, è davvero irresponsabile. Anche gli ultimi dati sulla condizione del Mezzogiorno, presentati ieri, e che dicono di 300mila …

"Una sola strada da seguire", di Piero Ignazi

Se il presidente Napolitano, saggiamente, non avesse fatto scendere la tensione nominando i due comitati di esperti, una sorta di micro-bicamerale, non ci sarebbe stato l’incontro di ieri tra Bersani e Berlusconi. Grazie alla pausa di riflessione “presidenziale” è maturato un clima meno gladiatorio. Inoltre, all’interno di ciascun partito si è sviluppato un dibattito più articolato. Igrillini hanno incominciato a discutere apertamente e nel merito – e a sbuffare sempre più sonoramente contro gli ukase genovesi; nel Pd, come da tradizione, si è aperto il vaso di Pandora, con un Matteo Renzi ritornato pimpante come ai tempi delle primarie; e persino nel Pdl si sono alternati grida di guerra a ragionamenti articolati e dialogici. I più ricettivi del nuovo spirito dei tempi sono stati Pd e Pdl mentre il M5S sembra seguire – per ora – una traiettoria solitaria, al limite del solipsismo, sempre più radicale, di contestazione globale. I leader dei due partiti “tradizionali”, incontratisi giustamente e finalmente in una sede istituzionale e non di fronte ad una crostata, non possono però pretendere di …

"Responsabilità e demagogia", di Claudio Sardo

Lo stallo politico è insopportabile per il paese. Ma per uscirne – e dare finalmente all`Italia un governo capace di occuparsi del lavoro, delle imprese, delle famiglie – ci vuole coraggio e spirito di verità. Anche se i demagoghi sembrano fare fortune predicando il tanto peggio, tanto meglio. Ieri Giorgio Napolitano ha commemorato Gerardo Chiaromonte – indimenticato dirigente comunista e direttore de l`Unità – e ha ricordato la drammatica stagione 76-79. Una stagione in molti tratti simile a quella che stiamo vivendo. Anche allora le elezioni diedero un risultato paralizzante. Anche allora l`Italia attraversava una gravi crisi economica e, insieme, un`incipiente crisi di sistema. Dc e Pci, i «due vincitori», i due avversari storici, trovarono il coraggio di definire un quadro d`intesa politica per avviare la legislatura e aprire una strada verso il futuro. Aldo Moro la chiamò «terza fase». Enrico Berlinguer sperava di ritrovare nel «compromesso storico» lo slancio innovatore dell`Assemblea costituente. Poi Moro venne ucciso. E Berlinguer sconfitto dalla svolta a destra della Dc. Erano in campo robuste forze anti-sistema. E, nella storia …

"Senza risorse per la CIG a rischio migliaia di posti", di Massimo Franchi

Si rafforza l’asse imprese-sindacati nella richiesta di interventi contro la crisi. A una settimana esatta dalla mobilitazione sindacale, ieri la Cna ha rilanciato il grido di dolore di Cgil, Cisl e Uil sulla necessità di un miliardo per finanziare la cassa integrazione in deroga. «Accanto al milione di licenziamenti nel 2012, se non si interviene in tempi molto stretti, rifinanziando con un miliardo di euro la cassa integrazione in deroga, esiste il rischio concreto di bruciare, entro luglio, altri 100mila posti di lavoro». «Questo ammortizzatore sociale – spiega la confederazione nazionale dell’Artigianato – introdotto a seguito della crisi economica, viene sostenuto con finanziamenti che non consentono di andare oltre i primi sei mesi dell’anno. Stiamo parlando di uno stock di oltre 200 milioni di ore di Cig in deroga che sono state richieste dal comparto dell’artigianato negli ultimi 12 mesi». «È evidente – sottolinea la Cna – che ai 100mila lavoratori dipendenti a rischio potrebbero aggiungersi titolari e collaboratori di tutte quelle imprese che inevitabilmente chiuderebbero se fossero costrette a privarsi definitivamente della manodopera». Fra …

"Semplicismo, malattia italiana", di Mario Deaglio

Il trascinarsi della crisi politica e l’aggravarsi della crisi economica sembrano andare di pari passo con la banalizzazione delle posizioni sull’economia: un numero sempre maggiore di persone pensa infatti che la crisi si possa risolvere con facilità. La convinzione che tutto sia facile è una grave malattia che si potrebbe definire «semplicismo». I semplicisti – in questa categoria bisogna purtroppo includere anche buona parte della classe politica – pensano che per invertire la congiuntura negativa, far ripartire la crescita, risanare le finanze pubbliche sia sufficiente qualche piccolo provvedimento da scegliere a piacere tra i seguenti (tutti lodevoli di per sé): ridurre le imposte, colpire gli evasori fiscali, pagare i debiti delle amministrazioni pubbliche verso le imprese, ridurre i costi della politica. Il semplicista ritiene che, se si adottasse la misura, o una delle misure, da lui preferita, il meccanismo economico italiano si rimetterebbe in moto, come per incanto, e l’economia rifiorirebbe. Le ricette miracolose dei semplicisti vengono spesso espresse in messaggi di «twitter» da 140 caratteri; così che tutti gli italiani dotati di computer le …

"Le aule, da bivacco a spettacolo così le Camere diventano una trincea", di Filippo Ceccarelli

Sorde o meno che siano, e grigie, come Mussolini designò quella della Camera nel 1922, da un quarto di secolo le aule del Parlamento corrono spesso il rischio, per non dire l’abitudine, di venire occupate. Da chiunque, in verità, senza troppe distinzioni di schieramento, almeno nella Seconda Repubblica. Prima, le culture e le appartenenze politiche garantivano una cornice di comportamenti più sobri e una certa prudenza, anche disciplinare, sconsigliavano misure così vistose ed estreme. Bastava l’ostruzionismo, d’altra parte, e anche i regolamenti di Camera e Senato erano diversi. Sta di fatto che mai i parlamentari comunisti, cioè la maggior forza d’opposizione, avrebbero ritenuto efficace occupare, per giunta da soli, l’emiciclo. Per cui la pratica barricadera arriva nelle assemblee sulla spinta delle lotte post-Sessantotto, e non deve essere un caso che a introdurla a Montecitorio, nella seconda metà degli anni 70, furono i radicali, e quindi con un’impostazione prettamente non-violenta. E anche in questo, come in tante altre attività, furono buoni profeti. E tuttavia la prima occupazione d’aula di cui si trova traccia nelle banche dati …