"Ultima chiamata", di Massimo Giannini
Solo i miopi attori del provinciale teatrino italiano possono credere alla quiete apparente che regna sui mercati finanziari. L’Italia non è il Belgio. Né per estensione geopolitica, né per dimensione socio- economica. Di fronte a un Paese «sgovernato» la comunità degli affari e l’establishment internazionale non possono indulgere troppo a lungo. Lo spread sui nostri titoli di Stato, che da tre giorni staziona miracolosamente intorno a quota 300, è solo «caos calmo». Pronto a riesplodere e a rifarsi «violento » di fronte al perdurare dell’instabilità. DUNQUE c’è poco da illudersi. Come dice giustamente il presidente della Repubblica, «la crisi non aspetta». L’Italia deve superare in fretta questo momento, e «darsi al più presto un governo ». In questa chiave la bocciatura decisa da Fitch, che ha retrocesso il nostro debito sovrano appena due gradini al di sopra del girone infernale denominato «spazzatura», suona davvero come l’ultima chiamata. I «signori del rating», per fortuna, non sono più da tempo i padroni del nostro destino. Le agenzie che decidono, spesso in conflitto di interessi, sul «merito» delle …
