Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Nicole e Rosy il solito volgare copione di Silvio", di Sara Ventroni

Nessuno sentiva il bisogno di tornare sull’argomento ma il cav vuole farci sapere tutta la verità sulle donne. Siamo già con la mano sulle maniglie antipanico, pronti per fuggire dall’aneddoto dell’attempato signore che attacca bottone sull’autobus. Il maliardo che millanta cospicui risparmi per irretire la preda. L’ex premier dall’occhio languido, che sorride davanti a un generoso décolleté e lancia un invito galante per pranzo, taxi incluso. Questo è il senso di Berlusconi per le donne. Di più non può fare. Ma per fortuna il Cav non frequenta i mezzi pubblici e le sue vittime sono spesso consapevoli. Costretto dai sondaggi a cavalcare l’onda del rinnovamento, il satiro nazionale vernicia di rosa antico il solito copione machista per suggerire l’idea che lui ci tiene particolarmente alla questione dell’emancipazione femminile. Solo per questo nell’intervista mattutina a «Coffee Break» il cavaliere scarica in diretta Nicole Minetti, ma non resiste alla tentazione della battuta da palanca dell’ippodromo. Non si lascia sfuggire il lapsus volontario, da gigolò in brillantina che ammicca a notti da sogno ancora prima di mezzogiorno. Ma …

"Lombardia, la truffa del federalismo amorale", di Tito Boeri

C’è una proposta shock che può essere raccolta solo da uno schieramento che vada da Monti a Vendola passando per Bersani. Perché è questa l’unica potenziale coalizione del dopo voto che avrà in Parlamento i numeri per farlo e che può essere credibile nel prendersi questo impegno. Si tratta di porre un freno all’autonomia irresponsabile di Regioni ed enti locali, spacciata per federalismo dalla Lega Nord, per tagliare davvero i costi della politica locale. Eper impedire che scandali come quelli dei festini nel Lazio e dei rimborsi per la ristrutturazione della casa di Bossi in Lombardia possano ripetersi. Occorre permettere al Parlamento italiano di porre un tetto alle spese dei consigli regionali, provinciali e comunali in termini di compensi ai consiglieri, convegni, spese di rappresentanza e rimborsi ai gruppi consiliari. Oggi questo non è possibile. I principi del cosiddetto federalismo fiscale inseriti nella nostra Costituzione con la riforma del Titolo V sanciscono, all’articolo 119, che gli enti locali hanno piena “autonomia finanziaria di entrata e di spesa”. Dato che sono state decentrate le spese, ma …

"Vincono gli euroscettici con quell’accordo-beffa l’economia non ripartirà", di Andrea Bonanni

Il Parlamento europeo considerava inaccettabile scendere sotto la soglia dei 960 miliardi. Dopo 25 ore di negoziato ininterrotto, i capi di governo se ne sono usciti con un bilanciobeffa che prevede impegni di spesa per 959 miliardi e impegni di pagamento per 908. Lo spirito gesuitico del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, questa volta ha superato se stesso. Ma certamente si è spinto oltre la soglia della credibilità. Adesso tutti naturalmente parlano di «un buon compromesso », ognuno guardando alle cifre che gli fanno più comodo. Ma il senso dell’accordo raggiunto ieri è abbastanza semplice: ha vinto Cameron e ha perso l’Europa. Per la prima volta la Ue taglia i propri bilanci rispetto al passato e certamente rinuncia ai mezzi necessari per mettere in campo politiche efficaci di stimolo alla crescita, alla competitività, alla ricerca e alle nuove tecnologie. Questi settori-chiave restano più che mai affidati alle politiche (e ai finanziamenti) nazionali. I Paesi ricchi del Nord, che non a caso peroravano la necessità dei tagli in nome dell’austerità, ne ricavano un piccolo …

"Operazione trasparenza", di Massimo D'Antoni

La proposta, lanciata alcuni giorni fa dal PD, di affrontare il problema dei debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese con un’emissione straordinaria di titoli di Stato, affronta con coraggio e serietà un problema di grande rilevanza. Come è noto, la risposta di molte pubbliche amministrazioni, enti locali e non solo, alla stretta sulla spesa degli anni scorsi, è stata dilazionare i pagamenti ai fornitori di beni e servizi, fino ad accumulare debiti complessivi stimati ormai intorno ai 90-100 miliardi di euro. L’effetto è stato estremamente pesante per molte imprese, che hanno dovuto a loro volta indebitarsi per pagare dipendenti e fornitori. L’inadempienza del pubblico finisce per togliere credibilità a molti discorsi sulla necessità di ricostruire un rapporto tra amministrazione e cittadini, visto che alla richiesta di fedeltà fiscale e alla severità delle sanzioni non corrisponde eguale sollecitudine negli obblighi del pubblico verso i privati. Il tema era stato affrontato mesi fa anche dal governo Monti, ma senza successo: il meccanismo prevedeva una certificazione del debito da parte delle pubbliche amministrazione, cui seguiva la possibilità …

"L'anno zero del capitalismo", di Massimo Giannini

È l’anno zero del capitalismo italiano. L’industria pubblica o para-pubblica è alle corde, schiacciata dai debiti e dalle tangenti. La finanza privata è allo stremo, macchiata dai trucchi contabili e dall’azzardo morale. Mettiamoci nei panni di un investitore estero: perché fare affari in un Paese del genere? È ancora nebuloso lo scandalo che investe l’Eni, e tutto da dimostrare. Ma era scontato che l’oscura vicenda degli appalti per i gasdotti in Algeria, già costata la testa ai vertici della controllata Saipem, avrebbe finito per coinvolgere anche il «ceo» della controllante. Paolo Scaroni giura la sua totale innocenza. Toccherà alla magistratura dimostrare il contrario, con prove certe e inoppugnabili. Ma è un fatto, dopo il terremoto di Tangentopoli e la maxi-tangente Enimont dei primi anni ’90, il colosso dell’energia italiana torna pesantemente sotto i riflettori di una Procura. È una pessima notizia, per un gruppo che ha 75 mila dipendenti, un giro d’affari di 110 miliardi e una capitalizzazione di Borsa di 62 miliardi. Ma quello che colpisce, in questo sconfortante «sommario di decomposizione» del romanzo …

"La lezione di Berlinguer", di Michele Prospero

E’ chiaro che in una crisi organica come quella italiana, che coinvolge istituzioni e società, cultura ed economia, poteri e forme dell’immaginario, rimangono aperte le possibilità di rovinose cadute. Che al termine del lavoro «sporco» affidato al governo tecnico, invocato per bloccare l’emergenza con in- derogabili misure di risanamento, potesse furtivamente ricomparire lo spettro beffardo del Cavaliere, con il suo puerile gioco che pretende di accarezzare l’inverosimile come se nulla di tragico fosse accaduto, era un rischio evidente. Un rischio evidente sin dalla gestazione della «strana maggioranza». Ma alla sinistra, in una giuntura che annunciava catastrofi incombenti, non si ponevano altre alternative. Stare nella crisi e cercare di indirizzarla verso sbocchi progressivi era la sola maniera per non soccombere e proteggere quella parte di società che è vulnerabile e vive di lavoro. Se oltre il 30% degli elettorali è indeciso o orientato all’astensione, se, tra coloro che si recheranno alle urne, le formazioni populistiche afferrano il 50% dei consensi e se, infine, dopo la comparsa da Santoro in tv Berlusconi, che è il principe dei …

"Bersani-Vendola: non si tocca l’alleanza", di Maria Zegarelli

I rispettivi staff non sono allarmati. Contatti tra le diplomazie per ricucire lo strappo tra Bersani e Vendola? «Ma di cosa state parlando? Bersani e Vendola non hanno bisogno di ambasciatori, alzano il telefono e si parlano», risponde uno dei collaboratori del governatore pugliese. Idem dal Nazareno: «Bersani ieri da Berlino ha detto quello che ripete da mesi». Vale a dire: alleanza con Sel e Psi e patto con i centristi per le riforme. Altrimenti detto: «Puntare al 51% ma ragionare come se avessimo il 49». Nessun inciucio, come invece continua a dire Silvio Berlusconi, nessuna intesa siglata con il premier,assicurano tutti, compreso Pier Ferdinando Casini. E allora? L’asse Bersani-Vendola «è solido, piuttosto è il Professore che cerca di insinuarsi per creare zizzania», dicono da Sel. Eppure per Bersani la partita non è semplice. Sa bene che se non otterrà i voti necessari per governare anche al Senato, sarà inevitabile guardare al centro. Ipotesi che lo allontana dalla sinistra della sua coalizione e che a sua volta allontana i possibili consensi da Sel che deve …