Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Harlem Désir Il segretario del Ps francese: «Unire gli europeisti. La vittoria del Pd favorirà la svolta», di Umberto De Giovannangeli

«La costruzione di una Europa sociale, solidale, capace di coniugare rigore e crescita, è oggi il grande spartiacque tra progressisti e conservatori nei singoli Stati e a livello sovranazionale. Occorre chiudere definitivamente la stagione fallimentare dell’iper rigorismo della destra. Ed è attorno a questa svolta, di idee, di cultura, di progetto, che occorre ridefinire le alleanze». A sostenerlo è Harlem Désir,53 anni, segretario generale del Ps francese. Il leader dei socialisti francesi sarà tra i protagonisti del meeting «A common progressive European vision. Renaissance for Europe: peace, prosperity and progress», che si terrà sabato prossimo a Torino. Un nuovo europeismo è il terreno di incontro tra culture politiche diverse ma che hanno, come punto d’incontro, la consapevolezza, rimarca Dèsir, «che occorre definire nuove priorità nell’agenda comune, puntando con forza sulla crescita. Una crescita fondata su investimenti in settori strategici, quali la green economy, l’istruzione, le grandi infrastrutture. È il riformismo del Terzo millennio, quello che ha portato alla presidenza della Francia Francois Hollande e, mi auguro, Pier Luigi Bersani alla guida del prossimo governo italiano». …

"Quel monito sui ritardi del Csm", di Vladimiro Zagrebelsky

Breve, secco, durissimo è il richiamo che il Presidente della Repubblica ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura. Il Presidente nota, ancora una volta, che molti uffici giudiziari rimangono molto a lungo privi dei loro magistrati dirigenti: presidenti di corte d’appello, procuratori generali, presidenti di tribunale e procuratori della Repubblica, presidenti di sezione delle corti e dei tribunali. Responsabile del ritardo è il Csm, nella cui competenza costituzionale ricade l’assegnazione dei magistrati alle diverse funzioni. Il Presidente sottolinea che il ritardo del Csm contrasta con il dovere costituzionale di assicurare il buon andamento della amministrazione della giustizia ed è tale da avere pesanti ricadute sul prestigio della istituzione. Per restaurare la prima e per ricostituire il secondo c’è da augurarsi una pronta, autocritica e concreta risposta da parte del Csm. Il rispetto che si è guadagnato il vice-presidente Vietti gli consente di agire per indurre il Consiglio ad operare in sintonia con i suoi doveri costituzionali e con il richiamo del Presidente. Da tempo i ritardi del Csm sono noti e criticamente vissuti entro e …

Se anche Keynes è un estremista, di Barbara Spinelli

A differenza del Syriza greco le sinistre radicali non si sono unite (sono presenti nel Sel di Vendola, nella lista Ingroia, in parte del Pd, nello stesso Movimento 5 Stelle), ma un presagio pare accomunarle: la questione sociale, sorta nell’800 dall’industrializzazione, rinasce in tempi di disindustrializzazione e non trova stavolta né dighe né ascolto. Berlusconi sfrutta il malessere per offrire il suo orizzonte: più disuguaglianze, più condoni ai ricchi, e in Europa un futile isolamento. Sul Messaggero del 30 gennaio, il matematico Giorgio Israel denuncia l’astrattezza di chi immagina «che un paese possa riprendersi mentre i suoi cittadini vegetano depressi e senza prospettive, affidati passivamente alle cure di chi ne sa». Non diversa l’accusa di Paul Krugman: i governanti, soprattutto se dottrinari del neoliberismo, hanno dimenticato che «l’economia è un sistema sociale creato dalle persone per le persone ». Questo dice il graffito greco: se è per impoverirci, per usarci come cavie di politiche ritenute deleterie nello stesso Fmi, di grazia non salvateci. Non è demagogia, non è il comunismo che constata di nuovo il …

La nostra vergogna, di Carlo Verdelli

Non è vero che il mondo è piccolo, non sempre. Non per i gay. Negli stessi giorni, nello stesso mondo, accadono cose opposte e lontanissime. E stanno accadendo tutte insieme. Tranne che in Italia, dove pure è in corso una campagna elettorale dove di tanto si parla, e si sparla, meno che di diritti civili, messi ai margini del dibattito per evitare, specie a sinistra, crepe nelle coalizioni. Eppure, altrove, la materia è incandescente. A tal punto che persino il Vaticano, proprio l’altro ieri, si è sentito in dovere di aprire uno spiraglio nel portale di San Pietro: il suo ministro della Famiglia, monsignor Paglia, ha detto che anche le coppie omosessuali hanno dei diritti. Diritti privati, bene inteso, in campo patrimoniale, per esempio, terreni limitati, comprensibilmente, che però “la politica”, esorta Paglia, “deve cominciare a percorrere tranquillamente”. Notare il verbo: “deve”. In molti, indipendentemente dalle confessioni o dall’appartenenza politica, stanno già dando o hanno già dato. In Francia, il primo ministro Hollande (da sinistra) sta forzando i tempi per l’introduzione di matrimoni e adozioni …

L’alleanza possibile contro i populismi, di Claudio Tito

L’idea di normalità per un Paese abituato da quasi venti anni agli strappi istituzionali e alla finanza sgangheratamente creativa di Silvio Berlusconi spesso assomiglia ad una chimera. Eppure negli ultimi quattordici mesi l’Italia era faticosamente riuscita a riconquistare quell’idea. Ma sono bastate poche settimane di campagna elettorale e le tante sparate del Cavaliere per farla ripiombare nella spirale della inattendibilità e della confusione. Un Paese poco credibile per tutte le Cancellerie europee e assolutamente inaffidabile per i mercati finanziari. La possibilità che il Pdl possa di nuovo esserne la guida ha letteralmente gettato nel panico gli alleati e i grandi investitori, le banche d’affari e i piccoli risparmiatori. Di questo hanno dovuto prendere atto gli unici due veri avversari del centrodestra: Pierluigi Bersani e Mario Monti. Dopo le puntute incomprensioni dei giorni scorsi e qualche velenosa polemica, il segretario del Pd e il premier uscente hanno riaperto il canale di comunicazione interrotto subito dopo la “salita” in campo del Professore. È qualcosa di più di una semplice riconciliazione, si tratta di un percorso che i …

Bindi: "A Palazzo Chigi va chi vince, cioè Bersani. Dopo, accordo col Centro", di Federico Geremicca

Primo piano di Montecitorio, studio della vicepresidente Rosy Bindi, che è di passaggio a Roma in una pausa della campagna che sta combattendo in Calabria. Ha ragione D’Alema a lanciare l’allarme, annotando che mentre i democratici si trastullavano a parlare già di ministri Berlusconi guadagnava 8 punti percentuali? La presidente dell’Assemblea nazionale Pd ci pensa un attimo poi risponde: «Non io. Se stanno discutendo di ministri – e a me non risulta – certo non lo sto facendo io, che passo le giornate a fare campagna elettorale in Calabria». Allarme infondato, allora? Lei non è preoccupata dalla rimonta del Cavaliere? «Siamo in testa secondo tutti i sondaggi, e ce la giochiamo nelle regioni cosiddette a rischio. Questo per dire che non sono preoccupata, ma occupata: a fare campagna per vincere. Poi, è chiaro che non dobbiamo pensare di avercela già fatta; e che non si può mai sottovalutare Berlusconi». Lo avete sottovalutato? «Non mi pare, ma certo sono accadute cose imprevedibili ancora due mesi fa». Intende? «Qualcuno si aspettava che Berlusconi si ricandidasse? E chi …

Ma Franceschini punge il Prof: "Pasticcia, strategia mediocre", di Elena G. Polidori

Il Presidente dei deputati del Pd Dario Franceschini è stato ospite ieri dei videoforum del Quotidiano Nazionale, in diretta web su Quotidiano.net. Onorevole Franceschini, s’immaginava che Monti potesse vestire i panni del politico cosi spregiudicato? «Cominciare un mestiere nuovo è come prendere la patente: fra frizione e acceleratore si combinano un po’ di pasticci. In Parlamento Monti esprimeva lodi sperticate ai partiti…. Tirar fuori queste cose oggi è molto mediocre. Consiglierei a Monti di non andare avanti così. Altrimenti sembra ci sia uno sdoppiamento». Berlusconi parla di tasse, voi del Pd gli ridete dietro… «Berlusconi dice sempre le stesse cose, ma noi crediamo che gli italiani siano vaccinati e intelligenti. D’altra parte i numeri dimostrano che durante il governo Berlusconi la pressione fiscale è cresciuta. Cinque anni fa disse anche che voleva eliminare il bollo auto, poi non lo fece». Perché lo fa? «Lui ha il vantaggio di non avere una faccia da difendere. Noi non ci metteremo sullo stesso piano. Cominciamo, invece, a fare un discorso di equità sociale, con una gerarchia dei bisogni …