Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

“Le divergenze parallele”, di Massimo Giannini

La metamorfosi è compiuta. Non basta più essere Professori, per reggere quattro ore di trattativa con gli ex, i post e i neo democristiani, a discutere di coalizioni e liste elettorali, candidature e comizi. La riunione-fiume con casiniani, finiani e montezemoliani sancisce la definitiva trasformazione di Mario Monti. Il “tecnico prestato alla politica” diventa un politico forgiato dalla tecnica. Il Centro Montiano non nasce come partito nella forma, solo perché il senatore a vita non si sente di tradire la missione concordata con il presidente della Repubblica che lo ha nominato. Ma lo è, con tutti gli ossimori e le ambiguità del caso, nella sostanza. Lista unica al Senato, liste separate ma coalizzate alla Camera, e l’ex premier che accetta (secondo l’aberrazione costituzionale del Porcellum) il ruolo esplicito di “leader della coalizione”. Dunque, la nuova Cosa Bianca ha una testa: Monti. Ha diverse gambe: i cespugli centristi. E ha anche un progetto: disarticolare gli assetti del bipolarismo, rompere lo schema binario destra/sinistra, sostituirlo con il paradigma cambiamento/conservazione, riaggregare i moderati sotto le insegne dell’ortodossia europeista …

Ghizzoni: «Proverò a battermi ancora per garantire equità», di Davide Berti

La presidente della commissione cultura è in campo: «Sono qui perché me lo ha chiesto il territorio». Di nuovo in campo. Manuela Ghizzoni è, come si dice in gergo sportivo, carica. Dopo sei anni e mezzo di Parlamento, dove è cresciuta da capogruppo a presidente di commissione cultura, prova a mettersi in gioco nel terzo mandato. Con qualcosa da rivedere sull’ultimo governo e qualche compito rimasto in sospeso per la chiusura anticipata della legislatura. Partiamo dalla fine: che primarie saranno? «Vere e soprattutto aperte. Apertissime. Il risultato sarà molto incerto fino all’ultimo. Mai prima d’ora il partito ha messo in campo un confronto di questa levatura. Come è giusto che sia, vista la posta in palio». Teme le sue avversarie? «Io prima di tutto la vedo nell’ottica della costruzione di un percorso politico virtuoso al quale il nostro partito non si è sottratto. Poi, è vero, si tratta di una sfida che voglio giocarmi fino in fondo perché sono convinta di poter dare il mio contributo». Renzi o non Renzi, si è tanto parlato di …

Camusso: “Dall’Europa alle politiche sociali agenda Monti molto deludente il conservatore è lui non la Cgil”, di Roberto Mania

«Ci sono i titoli ma mancano le proposte»: giudizio netto quello di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, sull’agenda Monti. «È stata una lettura deludente, priva di pensiero innovativo. Un déjà vu», dice il capo del più grande sindacato italiano additato proprio dal premier dimissionario come uno dei soggetti della conservazione. Camusso, ma lei se l’aspettava che Monti scegliesse l’impegno politico? «Lo dissi in tempi non sospetti che il cosiddetto patto per la produttività, quello che la Cgil non ha firmato, costituiva un’operazione politica. Dunque non mi ha stupito la mossa di Monti anche se rimango perplessa su come un governo nato super partes possa partecipare a una competizione elettorale ». Quella sulla produttività era un’operazione politica perché finiva per escludere la Cgil? «Perché sceglieva uno schieramento, dava vita a una grande coalizione attraverso la quale realizzare un’operazione di divisione». Che poi ha portato Monti a definire la Cgil conservatrice? «Non mi affascina dare voti. Certo quella mi pare una tesi ardita tanto più che proviene da chi ha negato la concertazione e al massimo …

“La vera sfida dell’innovazione”, di Alfredo Reichlin

Se parto dall’Italia e dai suoi interessi fondamentali – come mi hanno insegnato che bisognerebbe sempre fare – l’iniziativa di Mario Monti ha, ai miei occhi, un grande merito. Ha contibuito a rendere più chiaro il terreno vero dello scontro e la posta fondamentale che è in gioco, quella dove al fondo si decide per un lungo periodo che cosa sarà il destino degli italiani. Parlo della necessità di ripensare i «fondamentali» del nostro Paese (modello economico, tipo di società, demografia, cultura diffusa, posto dalla donna, eccetera) in rapporto al fatto storicamente inedito che stiamo sempre più entrando nella formazione di un organismo sovranazionale: l’Europa. Per cui, se ne restiamo fuori, un destino di decadenza e di immaginazione storica diventa inevitabile. Questa è la vera posta in gioco, ciò che rende così drammatica la scelta che farà fra poche settimane l’elettorato. Non ha quindi molto senso sostenere che non esiste più il discrimine tra destra e sinistra. Teniamo conto professor Monti che, secondo gli ultimi sondaggi, le forze esplicitamente antieuropeiste (la somma di Berlusconi, Grillo, …

“Oltre il vecchio sistema politico”, di Michele Prospero

La conferenza stampa di fine anno di Mario Monti riconduce d’un tratto alle consuetudini linguistiche della prima repubblica. Il suo pacato discorso presenta infatti delle studiate zone di opacità che sollecitano un arduo lavoro di decodifica per poterne af- ferrare il senso. Le parole del premier, ad un rudimentale setaccio ermeneutico, possono essere lette al tempo stesso come un ritiro da ogni ruolo partigiano ma anche come un impegno diretto nell’agone politico. Con il suo linguaggio «polisemico» che nasconde e al tempo stesso disvela, Monti ha cercato di proteggere l’immagine super partes che non può permettersi di tradire il patto originario con i custodi della costituzione e con i partiti che più hanno sostenuto il governo. E però, nella formale aderenza al ruolo istituzionale neutrale, egli ha compiuto un passo ben visibile nell’arena politica con l’ambizione della leadership. Lo ha fatto preoccupandosi però di dissipare la sensazione di una riedizione di un novello partito personale. Con la creazione di una lista personale Monti avrebbe spinto a riscrivere la storia istituzionale della fase che ha visto …

“Le metamorfosi del bipolarismo”, di Massimo Giannini

«Qualcosa mi dice di non candidarmi», aveva confessato Mario Monti nel colloquio con Eugenio Scalfari su Repubblica di ieri. Quella «voce di dentro», che in lui covava da tempo insieme a quelle che invece, da fuori, lo spingevano a candidarsi, alla fine ha avuto un peso. L’ultima conferenza stampa del Professore cerimonia di commiato di un tecnico al capolinea, non si è trasformata nell’epifania di un leader pronto a «salire in politica» con la sua faccia e con la sua lista. Monti, per ora, non si candida. O meglio: si candida, ma a modo suo. Da «candidato riluttante». Si propone cioè nell’unico modo in cui può farlo un senatore a vita obbligato a un profilo di terzietà, e in cui sa farlo un civil servant disposto ad essere «chiamato » dall’establishment, piuttosto che votato dal popolo. Mette se stesso, e la sua Agenda, a disposizione del Paese e di chi, tra i partiti, vorrà assumere questo intero «pacchetto» come architrave costituente della prossima legislatura. Se questo accadrà, e se glielo chiederanno espressamente, lui sarà pronto …

“Il Cavaliere solitario per istinto e strategia”, di Ilvo Diamanti

Solo contro tutti. È la parte che, oggi, recita Berlusconi. Un po’ per istinto e per sentimento. Un po’ per calcolo e per strategia. Per istinto e sentimento. Perché non si fida di nessuno. Neppure dei “suoi”. Anzi, soprattutto di loro. I leader alleati (fino a pochi anni fa). Fini e Casini, postfascisti e neodemocristiani. Miracolati. Sdoganati e recuperati da lui, nei primi anni Novanta. Quand’erano gli esemplari sopravvissuti di una specie in via di estinzione. Destinati a scomparire. Oppure a finire fuori gioco. Emarginati ed esclusi. Berlusconi ha offerto loro un ruolo di primo piano. E loro, in cambio, hanno tramato per la sua successione. Fino ad abbandonarlo. Lasciandolo solo. Come ha fatto gran parte dei parlamentari del Pdl e del centrodestra. Lo scorso ottobre, dopo la condanna del Tribunale di Milano a suo carico per frode fiscale, nel processo Mediaset. Berlusconi. Si è sentito vulnerabile. Ed è tornato. È sceso di nuovo in campo. Meglio, in campagna elettorale. Anzitutto e soprattutto in televisione. Abituato com’è a considerare la tivù la grande madre dell’Italia …