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“Resta aperto il problema vero: creare più lavoro”, di Michele Dau

Resta aperto il problema vero: creare più lavoro. Se c’è la siccità la priorità politica non può essere quella di affidare ad un gruppo di professori di idraulica la razionalizzazione delle tubature, dei depositi idrici, delle valvole e dei rubinetti. Urge avere più acqua a disposizione. Fuor di metafora se manca il lavoro, se l’occupazione si riduce, concentrarsi solo sulle regole e i meccanismi è molto tecnico ma assai poco politico. Il governo tecnico si appresta alla fase conclusiva dopo un lungo confronto che, impostato in modo accademico, è atterrato su proposte regolatorie fuori da un progetto complessivo per il paese. Dopo l’impatto timido delle liberalizzazioni questa è un’altra risposta debole. Si può fotografare così la situazione che si è creata, rispetto alla quale occorre una lucida valutazione politica. La disoccupazione ha superato il 9 per cento. Quella dei giovani e delle donne è uno su tre e una su due. Il mercato del lavoro è stato indebolito e precarizzato. Lo stesso lavoro è stato posto in secondo piano. Le nostre piccole imprese, i nostri …

“Resta aperto il problema vero: creare più lavoro”, di Michele Dau

Resta aperto il problema vero: creare più lavoro. Se c’è la siccità la priorità politica non può essere quella di affidare ad un gruppo di professori di idraulica la razionalizzazione delle tubature, dei depositi idrici, delle valvole e dei rubinetti. Urge avere più acqua a disposizione. Fuor di metafora se manca il lavoro, se l’occupazione si riduce, concentrarsi solo sulle regole e i meccanismi è molto tecnico ma assai poco politico. Il governo tecnico si appresta alla fase conclusiva dopo un lungo confronto che, impostato in modo accademico, è atterrato su proposte regolatorie fuori da un progetto complessivo per il paese. Dopo l’impatto timido delle liberalizzazioni questa è un’altra risposta debole. Si può fotografare così la situazione che si è creata, rispetto alla quale occorre una lucida valutazione politica. La disoccupazione ha superato il 9 per cento. Quella dei giovani e delle donne è uno su tre e una su due. Il mercato del lavoro è stato indebolito e precarizzato. Lo stesso lavoro è stato posto in secondo piano. Le nostre piccole imprese, i nostri …

"La riforma del Gattopardo", di Tito Boeri e Pietro Garibaldi

La riforma del lavoro che si va delineando ha due pregi e molti difetti. Il primo pregio è nel metodo. Sancisce, almeno sulla carta, la fine del diritto di veto delle parti sociali, che è cosa diversa dalla concertazione. Il lungo negoziato si concluderà senza firma delle parti sociali ma con un verbale in cui si annotano le differenti posizioni. E poi il governo procederà comunque. Staremo a vedere se il Parlamento permetterà all´esecutivo di intervenire senza il consenso delle parti sociali. embra, infatti, che si procederà non per decreto – come sin qui previsto nel caso di accordo – ma per legge delega e sappiamo quanto lungo, tortuoso e spesso inconcludente sia il processo di attuazione delle leggi delega. Ad ogni modo la novità è importante e positiva: le parti sociali non possono porre il veto su materie di portata così generale. Il secondo pregio è nell´ampiezza della riforma. I problemi da affrontare erano quattro 1) l´entrata nel mercato del lavoro 2) la cosiddetta “flessibilità in uscita” 3) il riordino degli ammortizzatori sociali e …

“La riforma del Gattopardo”, di Tito Boeri e Pietro Garibaldi

La riforma del lavoro che si va delineando ha due pregi e molti difetti. Il primo pregio è nel metodo. Sancisce, almeno sulla carta, la fine del diritto di veto delle parti sociali, che è cosa diversa dalla concertazione. Il lungo negoziato si concluderà senza firma delle parti sociali ma con un verbale in cui si annotano le differenti posizioni. E poi il governo procederà comunque. Staremo a vedere se il Parlamento permetterà all´esecutivo di intervenire senza il consenso delle parti sociali. embra, infatti, che si procederà non per decreto – come sin qui previsto nel caso di accordo – ma per legge delega e sappiamo quanto lungo, tortuoso e spesso inconcludente sia il processo di attuazione delle leggi delega. Ad ogni modo la novità è importante e positiva: le parti sociali non possono porre il veto su materie di portata così generale. Il secondo pregio è nell´ampiezza della riforma. I problemi da affrontare erano quattro 1) l´entrata nel mercato del lavoro 2) la cosiddetta “flessibilità in uscita” 3) il riordino degli ammortizzatori sociali e …

“La riforma del Gattopardo”, di Tito Boeri e Pietro Garibaldi

La riforma del lavoro che si va delineando ha due pregi e molti difetti. Il primo pregio è nel metodo. Sancisce, almeno sulla carta, la fine del diritto di veto delle parti sociali, che è cosa diversa dalla concertazione. Il lungo negoziato si concluderà senza firma delle parti sociali ma con un verbale in cui si annotano le differenti posizioni. E poi il governo procederà comunque. Staremo a vedere se il Parlamento permetterà all´esecutivo di intervenire senza il consenso delle parti sociali. embra, infatti, che si procederà non per decreto – come sin qui previsto nel caso di accordo – ma per legge delega e sappiamo quanto lungo, tortuoso e spesso inconcludente sia il processo di attuazione delle leggi delega. Ad ogni modo la novità è importante e positiva: le parti sociali non possono porre il veto su materie di portata così generale. Il secondo pregio è nell´ampiezza della riforma. I problemi da affrontare erano quattro 1) l´entrata nel mercato del lavoro 2) la cosiddetta “flessibilità in uscita” 3) il riordino degli ammortizzatori sociali e …

"Quella Ragioneria che sabota il governo", di Raffaella Cascioli

Stop di Canzio al dl su cui è stata posta la fiducia. Ed è tensione tra Giarda e Fini. Pena la decadenza, il decreto liberalizzazioni dovrà essere convertito in legge entro sabato prossimo. Eppure lungo il percorso, spesso ad ostacoli, del provvedimento che è riuscito a sfuggire alle pressioni delle lobby fuori e dentro il parlamento, è scoppiata un’altra mina. L’ultima, ma non meno pericolosa. Ad accendere il detonatore è stata la Ragioneria generale dello stato che ha sollevato dubbi su alcune coperture relative all’istituto delle compensazioni per il pagamento dei debiti della Pa e delle permute di immobili. Dubbi che non sono bastati a fermare l’iter del provvedimento, non solo voluto fermamente dal premier Monti, ma anche promosso dalla commissione bilancio della camera e sul quale il ministro per i rapporti con il parlamento, Piero Giarda, ha posto in aula la questione di fiducia. La dodicesima dell’esecutivo Monti «sul testo uscito dalle commissioni della camera»; «identico a quello approvato al senato», ha tenuto a precisare Giarda sottolineando indirettamente che i dubbi della Ragioneria sono …

“Quella Ragioneria che sabota il governo”, di Raffaella Cascioli

Stop di Canzio al dl su cui è stata posta la fiducia. Ed è tensione tra Giarda e Fini. Pena la decadenza, il decreto liberalizzazioni dovrà essere convertito in legge entro sabato prossimo. Eppure lungo il percorso, spesso ad ostacoli, del provvedimento che è riuscito a sfuggire alle pressioni delle lobby fuori e dentro il parlamento, è scoppiata un’altra mina. L’ultima, ma non meno pericolosa. Ad accendere il detonatore è stata la Ragioneria generale dello stato che ha sollevato dubbi su alcune coperture relative all’istituto delle compensazioni per il pagamento dei debiti della Pa e delle permute di immobili. Dubbi che non sono bastati a fermare l’iter del provvedimento, non solo voluto fermamente dal premier Monti, ma anche promosso dalla commissione bilancio della camera e sul quale il ministro per i rapporti con il parlamento, Piero Giarda, ha posto in aula la questione di fiducia. La dodicesima dell’esecutivo Monti «sul testo uscito dalle commissioni della camera»; «identico a quello approvato al senato», ha tenuto a precisare Giarda sottolineando indirettamente che i dubbi della Ragioneria sono …