Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

“I cento giorni all’americana”, di Francesco Merlo

Sono cento giorni di virtù e di potenza, con i tic d´inglese che sostituiscono il briffare della Minetti con la cloud computing, la nuvola dei dati; al posto del nerd e del geek di Publitalia qui arrivano la spending review e la “gestione in house”. E ci sono pure le guasconate berlusconesche: «diamoci un taglio!», «diventeremo un modello per l´Europa». Torna, infine, il politichese doroteo ma solo per definire «rimodulazione delle aliquote di accisa» il rincaro della benzina. Of course.Mario Monti, con una retorica che ricorda la funesta lavagna di “Porta a Porta”, ha raccontato sul sito web della presidenza del Consiglio i suoi primi cento giorni come, da Franklin Roosevelt in poi, fanno solo i presidenti americani. Ma non c´è niente di più italiano del “tu vo´ fa l´americano” e ciascun Paese ha i suoi simboli e le sue cabale: da noi i cento giorni rimandano, come vedremo, a destini diversi dal new deal. Ma così va nell´Italia all´inglese: con l´e-governement e le smarts communities «l´Italia è più forte», «finalmente il Mediterraneo unisce», «il …

“Per uscire dalla crisi come si supera il neoliberismo”, di Sergio Gentili

Il bel seminario del Pd su “Il mondo dopo la destra” è ruotato sulla necessità di prendere atto e di fare i conti non con una qualsiasi crisi, ma con la crisi strutturale delle capitalismo finanziario speculativo (o turbocapitalismo come lo chiamano i liberali conservatori e radicali), figlio della rivoluzione neoliberista e causa delle attuali pesanti diseguaglianze sociali, della precarizzazione del lavoro, della riduzione dei diritti dei giovani e delle donne, del decadimento etico nell’economia e nei rapporti sociali e umani, responsabile del degrado ambientale e della asfissia della democrazia come sistema di regole e come partecipazione individuale e organizzata nei sindacati, nelle associazioni e nei partiti. In tutto il mondo si discute della crisi di questa forma di capitalismo che consegna alla finanza un potere enorme e discrezionale al disopra degli Stati e delle popolazioni, che nega la responsabilità sociale e ambientale e che, come dice Castagnetti, «pretende di dirigere il mondo senza la politica» cioè senza l’interesse generale, regole e controlli. La vera discussione in atto è come si supera il neoliberismo e …

"Per uscire dalla crisi come si supera il neoliberismo", di Sergio Gentili

Il bel seminario del Pd su “Il mondo dopo la destra” è ruotato sulla necessità di prendere atto e di fare i conti non con una qualsiasi crisi, ma con la crisi strutturale delle capitalismo finanziario speculativo (o turbocapitalismo come lo chiamano i liberali conservatori e radicali), figlio della rivoluzione neoliberista e causa delle attuali pesanti diseguaglianze sociali, della precarizzazione del lavoro, della riduzione dei diritti dei giovani e delle donne, del decadimento etico nell’economia e nei rapporti sociali e umani, responsabile del degrado ambientale e della asfissia della democrazia come sistema di regole e come partecipazione individuale e organizzata nei sindacati, nelle associazioni e nei partiti. In tutto il mondo si discute della crisi di questa forma di capitalismo che consegna alla finanza un potere enorme e discrezionale al disopra degli Stati e delle popolazioni, che nega la responsabilità sociale e ambientale e che, come dice Castagnetti, «pretende di dirigere il mondo senza la politica» cioè senza l’interesse generale, regole e controlli. La vera discussione in atto è come si supera il neoliberismo e …

"Le province resistono (però devono dimagrire)", di Dino Martirano

Si ridimensiona il piano di tagli ai consigli provinciali previsto dal decreto salva Italia che limitava a dieci il numero degli eletti. Le Province saranno divise in tre categorie: quelle con più di 700 mila abitanti avranno 16 consiglieri; quelle con popolazione da 300 a 700 mila abitanti, 12 consiglieri; quelle sotto i 300 mila abitanti, 10 consiglieri. Le novità riguarderanno 86 enti per un totale di 1.066 eletti. Non saranno più scelti dai cittadini, ma dai sindaci e dai consiglieri comunali di quel territorio. Tutti presteranno un servizio civico a titolo gratuito, fatto salvo il rimborso spese Troppi partiti in lizza a livello locale: così i tecnici del Viminale addolciscono il ridimensionamento previsto per i Consigli provinciali dal decreto salva Italia che, prima di Natale, aveva inventato l’elezione di secondo grado e, forse un po’ frettolosamente, aveva anche limitato a dieci il numero massimo degli eletti in questi organismi. Per cui, ora, le assemblee provinciali elette non più dai cittadini — ma dai sindaci e dai consiglieri comunali di quel territorio — vengono agganciate …

“Le province resistono (però devono dimagrire)”, di Dino Martirano

Si ridimensiona il piano di tagli ai consigli provinciali previsto dal decreto salva Italia che limitava a dieci il numero degli eletti. Le Province saranno divise in tre categorie: quelle con più di 700 mila abitanti avranno 16 consiglieri; quelle con popolazione da 300 a 700 mila abitanti, 12 consiglieri; quelle sotto i 300 mila abitanti, 10 consiglieri. Le novità riguarderanno 86 enti per un totale di 1.066 eletti. Non saranno più scelti dai cittadini, ma dai sindaci e dai consiglieri comunali di quel territorio. Tutti presteranno un servizio civico a titolo gratuito, fatto salvo il rimborso spese Troppi partiti in lizza a livello locale: così i tecnici del Viminale addolciscono il ridimensionamento previsto per i Consigli provinciali dal decreto salva Italia che, prima di Natale, aveva inventato l’elezione di secondo grado e, forse un po’ frettolosamente, aveva anche limitato a dieci il numero massimo degli eletti in questi organismi. Per cui, ora, le assemblee provinciali elette non più dai cittadini — ma dai sindaci e dai consiglieri comunali di quel territorio — vengono agganciate …

"Dimissioni in bianco. Ripristinate la 188", di Serena Sorrentino

Donne di esperienze diverse da tempo si sono alleate per ripristinare uno strumento di contrasto agli abusi e ai ricatti: le cosiddette dimissioni in bianco cioè la lettera che tante lavoratrici e lavoratori si trovano davanti nel momento in cui si dimettono (in)volontariamente e su cui non è apposta alcuna data. Sono costretti a firmarla all’atto dell’assunzione, quando il loro interesse è avere un lavoro, quando sono più fragili e sottoponibili a ricatto. La sequela degli abusi a cui si è sottoposti sotto la minaccia che quella lettera venga usata in qualsiasi momento è infinita. Ma tale situazione non è incontrovertibile nel 2007 infatti una legge molto semplice fu approvata con voto bipartisan stabilendo il principio opposto. La legge 188 prevedeva infatti una procedura relativa all’assunzione di una semplicità disarmante: il modulo col quale si veniva assunti riportava un numero progressivo, tali moduli erano validi per un periodo limitato, per dimettersi occorreva un modulo analogo che ovviamente doveva riportare un numero progressivamente successivo e valido nel periodo relativo alle dimissioni del lavoratore, in questo modo …

“Dimissioni in bianco. Ripristinate la 188”, di Serena Sorrentino

Donne di esperienze diverse da tempo si sono alleate per ripristinare uno strumento di contrasto agli abusi e ai ricatti: le cosiddette dimissioni in bianco cioè la lettera che tante lavoratrici e lavoratori si trovano davanti nel momento in cui si dimettono (in)volontariamente e su cui non è apposta alcuna data. Sono costretti a firmarla all’atto dell’assunzione, quando il loro interesse è avere un lavoro, quando sono più fragili e sottoponibili a ricatto. La sequela degli abusi a cui si è sottoposti sotto la minaccia che quella lettera venga usata in qualsiasi momento è infinita. Ma tale situazione non è incontrovertibile nel 2007 infatti una legge molto semplice fu approvata con voto bipartisan stabilendo il principio opposto. La legge 188 prevedeva infatti una procedura relativa all’assunzione di una semplicità disarmante: il modulo col quale si veniva assunti riportava un numero progressivo, tali moduli erano validi per un periodo limitato, per dimettersi occorreva un modulo analogo che ovviamente doveva riportare un numero progressivamente successivo e valido nel periodo relativo alle dimissioni del lavoratore, in questo modo …