Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Europa e Italia, non sprecate la bonaccia", di Giuliano Amato

«Se convinceremo i mercati, la strada per le nostre misure sarà più facile anche in Parlamento». Così – a quanto si legge – avrebbe detto Mario Monti al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato le liberalizzazioni. Io non so se i leaders politici, gelosi delle proprie prerogative e quindi della propria autonomia dagli agenti finanziari, apprezzeranno un commento del genere. So per certo che esso dimostra quanto Monti abbia chiari i termini della partita nella quale l’Italia e l’Europa si stanno ormai giocando la sopravvivenza stessa dell’euro. Metterla così può sembrare inutilmente allarmistico al termine di una settimana apertasi sotto gli infausti presagi suscitati dal declassamento di tre quarti dell’Eurozona da parte di Standards & Poor e conclusasi invece con le Borse in salita, gli spread (e in particolare i nostri) in discesa e, appunto, un pacchetto italiano di liberalizzazioni certo parziale, ma comunque sufficiente a dimostrare che i compiti a casa li prendiamo sul serio. Insomma, la fiducia sta tornando, i compratori che avevamo perso per i nostri titoli stanno cominciando a …

"Chi l'ha fatta franca. Banche, Autostrade…", di Sergio Rizzo

Banche, autostrade, treni, gas e benzina. Le attese «tradite» dalle liberalizzazioni Mario Monti si è presentato dichiarando guerra a privilegi delle corporazioni e rendite monopolistiche. E sarebbe ingiusto ripetere oggi quanto ha detto venerdì Silvio Berlusconi uscendo dall’aula dove si celebrava il processo Mills: «La cura non ha dato risultati». Perché nel decreto liberalizzazioni ci sono alcune novità coraggiose. Addirittura rivoluzionarie rispetto all’apatico immobilismo del precedente governo del Cavaliere: tanto convinto del fallimento del suo successore da aspettarsi ora addirittura «di essere richiamato». Parole sue, naturalmente… Ma sarebbe ingiusto anche non sottolineare le tante retromarce fatte rispetto alle attese che la cosiddetta «fase due» aveva generato. Confermando la sensazione che gli oligopoli siano riusciti anche in questo caso a limitare i danni. Molti avevano sperato, per esempio, in un intervento molto profondo per liberalizzare il settore dei trasporti. Si è scoperto invece che la separazione fra la società che gestisce i binari dei treni (Rete ferroviaria italiana) e quella che fa marciare locomotive e vagoni (Trenitalia) non era stata mai messa all’ordine del giorno. Potenza …

"Chi ha detto che il servizio pubblico è per pochi?", di Piero Angela

Ho letto l’intervento di Giorgio Gori pubblicato l’altro ieri dal Corriere con il titolo «Una Rai con il canone, una con gli spot». Una breve considerazione. Ritengo che trasformare Rai 1 e Rai 2 in reti alimentate dalla sola pubblicità e delegare il ruolo di servizio pubblico a Rai 3 (sia pure con una coroncina di reti specialistiche digitali) significherebbe affondare il ruolo che la Rai, intesa come servizio pubblico, dovrebbe svolgere. Essendo l’unica rete pubblica rimasta, a quel punto Rai 3 potrebbe correre il rischio, come di regola avviene in Italia, di dover rappresentare «culturalmente» l’arco costituzionale (con tematiche, trattazioni, autori, dirigenti di varie «aree»?), e magari anche di diventare il terminale di tanti eventi «doverosi» (mostre, manifestazioni, premi letterari), e non potrebbe certo ignorare il teatro, i concerti, la lirica e altro. Ma supponiamo che le cose funzionino bene, che la rete trovi una sua indipendenza, e che i programmi siano di qualità grazie agli autori e registi molto bravi che esistono in Rai. Ci sono due esempi di ottime reti pubbliche: la …

"La battaglia per l'Europa", di Nadia Urbinati

L´Europa sta attraversando un dei periodi più duri e complessi dalla fine della Seconda guerra mondiale. Le speranze e le attese per un futuro del continente guidato da un senso collettivo di responsabile condivisione di beni e diritti stanno paurosamente declinando. L´Europa ha cercato di essere una patria umana e libera per milioni. E ha dimostrato di poterlo essere quando, e fino a quando, la politica democratica è stata la sua dimensione effettuale. Rischia di diventare un´esperienza di cui parlare al passato. Nel presente è già un incubo per chi vuole ancora difenderla, poiché la sua salvezza sembra costare troppo, un prezzo che è sempre più alto e che, soprattutto, appare sempre meno giustificato ai molti che si stanno impoverendo ogni giorno di più. Per che cosa pagare così tanto? La democrazia è stata la sfida che l´Europa del dopoguerra aveva voluto affrontare unendosi. La sua è stata una storia di successo. Oggi, paradossalmente, sembra che la salvezza di questa unione metta a repentaglio la democrazia. Chi ci guadagna dalla distruzione della speranza degli europei …

"Il peso dei numeri e dei progetti", di Stefano Lepri

Ci inoltriamo in un recessione economica che potrebbe diminuire il prodotto italiano di oltre il 2%, e abbiamo un governo che ci promette di farlo crescere, nel lungo periodo, dell’11%. Qualcuno può domandarsi se ci propongano fantasie irraggiungibili, imitando i politici, anche il governo tecnico, anche il premier che ogni giorno ripete di non volersi candidare a nulla nella prossima legislatura. No, una differenza c’è. Quella cifra dell’11% in più – e salari in aumento del 12%, quindi benefici per i lavoratori – viene da studi della Banca d’Italia. Chi li ha fatti ne difende la serietà (sono pubblici da tempo, e dibattuti fra gli studiosi) pur invitando a non essere schematici. Più che un numero o un altro, si indicano delle potenzialità: la scelta di politica economica più promettente è appunto quella delle liberalizzazioni. Può darsi che gli economisti si sbaglino; negli anni scorsi alcuni di loro avevano contribuito a creare pericolose illusioni. Ma questo è il meglio che ci offrano oggi, nel mondo; tra i punti di riferimento citati nei lavori della Banca …

"I nostri benefici imprigionati nella rete delle lobby", di Eugenio Scalfari

Il decreto “salva Italia”, ormai diventato legge, suscitò molte critiche, soprattutto a causa della riforma delle pensioni che creava sofferenza ma aboliva anche diseguaglianze notevoli tra quanti godevano ancora del privilegio del sistema retributivo e quanti (i più giovani) erano già passati al sistema contributivo. Ma l´opposizione alla grandinata di tasse, necessaria per evitare lo sfascio dei conti pubblici, non è paragonabile all´ondata di recriminazioni, contestazioni, scioperi, blocchi stradali, riserve da parte delle forze politiche (del Pdl soprattutto), manifestazioni di “indignati”. Scioperano i tassisti, i camionisti, i pescatori siciliani, i farmacisti, i benzinai, gli avvocati; in Sicilia la protesta ha paralizzato l´isola intera ed ha inalberato addirittura la bandiera separatista della Trinacria. Solo adesso si intravede qualche segnale di resipiscenza. Era prevedibile, il nostro è il Paese corporativo per eccellenza, tutti i tentativi di introdurre qualche modesta liberalizzazione sono puntualmente falliti contro la muraglia delle lobbies. Ma questa volta è diverso, non a caso Monti è stato per anni commissario alla concorrenza nella Commissione di Bruxelles, dove ha ingaggiato memorabili battaglie contro il potere monopolistico …

"Il decreto apre strade nuove. Ma ci sono omissioni e rinvii", di Laura Matteucci

Farmacisti ma anche avvocati e notai sono stati appena sfiorati dal decreto del governo. Impresa facile a rischio infiltrazioni della criminalità. Sull’energia vantaggi per i consumatori. Cosa va/1 L’acqua non si tocca. Edicole, più sconti L’istituzione di un’Autorità indipendente per i trasporti, che toglie competenze dirette alla politica, è un provvedimento che può avere un vero impatto positivo sulla regolamentazione dei mercati. Peccato solo venga rinviata ad un ulteriore ddl, da presentare entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto sulle liberalizzazioni. Più immediati potrebbero essere gli effetti positivi della semplificazione per la creazione di imprese (per quelle edili soprattutto è prevista una minore tassazione e menovincoli burocratici). Un capitolo cui è ascritta anche la nuova figura di società «a responsabilità limitata», quella per i giovani under 35, con il versamento di un capitale minimo di 1 euro e senza l’obbligo di intervento del notaio. Una grande apertura per chi non ha mezzi, soggetta comunquea parecchie critiche: la più pesante, il rischio che una società di questo tipo, fondata senza particolari controlli, possa fare da …